Chi sono e perché mi candido

Sono nato a Roma 55 anni fa. Qui sono nati i miei genitori e i miei figli. Qui vorrei che nascessero i miei nipoti. In fondo, mi candido per questo. Perché a Roma si torni a fare progetti di vita. Perché di Roma il mondo torni a parlare con rispetto e ammirazione. Perché i romani tornino ad essere orgogliosi. Di se stessi e della loro città.

Facile? No, per niente. Possibile? Certo!

Io quelli che dicono che tutto fa schifo li comprendo. Ma dopo bisogna passare all’azione altrimenti quella frase diventa un alibi per evitare le responsabilità, persino quella di scegliere chi ti deve governare.

Non voglio guidare una campagna elettorale. Voglio guidare una riscossa. Civica e politica. Sì, Politica. Lo dico senza paura, a voce alta. Perché una politica buona esiste, e, scusate la presunzione, io la pratico da quando a 15 anni distribuivo volantini e raccoglievo firme per strada. L’ho praticata anche in Campidoglio (sì, si può fare anche lì) dal 93 al 2001, anni in cui decine di opere strategiche per Roma sono state progettate, messe in cantiere e realizzate senza nemmeno un avviso di garanzia.
La pratico da vicepresidente della Camera, chiedete ad amici e avversari. La pratico perché non ho mai abbandonato quella strada da cui sono partito, e che continuo a girare in scooter. Anche se poi mi capitano piccoli incidenti, come quel giorno all’Altare della Patria, quando gli addetti al servizio d’ordine di un evento pubblico mi fermarono, rifiutandosi di credere che un vicepresidente della Camera viaggiasse su un motorino invece che sull’auto blu. Ma io l’auto blu non l’ho mai voluta, come diversi altri “benefit” di cui avrei potuto godere, perché credo ad una idea di politica come servizio. Tutto qui.

Onestà, trasparenza, ma anche competenza e buonsenso. Sono le cose che metto a disposizione di chi vuole provare a cambiare un destino che sembra ineluttabile. Insieme, possiamo farcela. E «Roma torna Roma» non sarà più solo uno slogan.

Dieci cose da fare

Ecco dieci piccole grandi cose da fare subito a Roma.



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100 opere incompiute, più
20 di rilevanza cittadina,
di cui rispondere
nei primi 100 giorni.
E le segnalazioni dei cittadini

Ai candidati si chiede sempre un programma. Ma basta farsi un giro per la città per scoprire che Roma è piena di programmi lasciati a metà.

Abbiamo censito 100 opere incompiute, 100 cantieri fermi o non avviati per i motivi più disparati: ci impegniamo, nei primi 100 giorni di governo, a dare risposte concrete sul loro futuro. Oltre a queste, abbiamo individuato 20 opere che per dimensione e funzione hanno rilevanza cittadina e sono strategiche per la città: qui concentreremo gli sforzi e terremo alta l’attenzione perchè si arrivi a soluzione.

Infine, abbiamo raccolto le segnalazioni di centinaia di cittadini: daremo risposta ad ognuno di loro.

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La mia campagna elettorale è come me: libero da condizionamenti esterni. Per questo motivo ho deciso di prendere una decisione difficile ma di cui sono fermamente convinto: NO ai grandi finanziamenti, sì alle piccole donazioni dei cittadini. Solo così potrò operare liberamente e per il bene dei romani.

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