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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Niente alleanze coi sabotatori del Partito - Intervista di Osvaldo Baldacci


Foto articolo
Roma, 13-03-2017
Fonte: Giornale di Sicilia

«NIENTE ALLEANZE COI SABOTATORI DEL PARTITO» Intervista a Roberto Giachetti di Osvaldo Baldacci

No ad alleanze con chi ha boicottato il Partito Democratico. Ripartiamo dall' entusiasmo «del Lingotto per costruire un Pd più forte possibile e pronto a governare». Come suo solito, non fa sconti Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera e tra gli esponenti più in vista dell' ala renziana del Pd.

Quale è il bilancio della convention Pd al Lingotto? «Un bilancio più che positivo, c' era davvero tantissima gente non organizzata. Pensavo di trovare un po' di depressione per le ultime vicende, invece c' era più entusiasmo in sala che tra chi parlava, il che è un bene perché per ripartire una spinta così convinta dà energia. Una volta che se ne sono andati coloro che utilizzavano ogni occasione per sparare a zero su Renzi e sul Pd esce fuori la vera natura democratica di questo partito, fatto di grande vivacità nel dibattito su temi forti. Cominciano a emergere discussioni di contenuto che hanno senso, con posizioni e sensibilità diverse ma con la volontà di far emergere dal dibattito una sintesi».

Lei non è mai stato tenero con l' opposizione interna, e più volte in questi anni ha invitato Renzi ad andare a elezioni anticipate per fare chiarezza. Le devo chiedere cosa pensa della scissione? «Già alla fine del governo Letta avevo suggerito di non fare un nuovo governo ma andare al voto, perché denunciavo il rischio di un logoramento dall' interno, da parte di gruppi parlamentari nati in condizioni diverse. C' era il rischio di sprecare energie positive, e in effetti c' è stato il tentativo di logorare Renzi, e abbiamo avuto battute d' arresto nella nostra azione. Ora è inutile rimpiangere il passato, bisogna guardare avanti».

Avanti con quali alleanze? «Un passo per volta, il dibattito serve a questo, ora pensiamo al Congresso e alle primarie e quindi al programma, in base al quale fare le alleanze. Oggi la politica va molto veloce, quello che discutiamo oggi può essere tutto diverso quando si andrà al voto, a febbraio - come è più probabile - o a settembre. Governo e maggioranza ci sono e devono lavorare così. Poi noi dobbiamo lavorare su una prospettiva diversa, e il tema della legge elettorale non è indifferente».

Quale legge elettorale? «Il tema della legge elettorale è importante e delicato. Io credo che siccome il Partito Democratico ha deliberato in favore del Mattarellum noi abbiamo il dovere di costringere tutti gli altri a esprimersi su questa ipotesi, prima di passare a una qualsiasi altra subordinata. Nel caso sia necessario, vedo che l' unica alternativa che ci danno le attuali condizioni purtroppo porti dal maggioritario verso un sistema proporzionale».

E questo come diceva condizionerà la scelta delle alleanze: qual è il perimetro in cui si muoverà il PD? Vedremo. Franceschini ha una posizione, Orfini un’altra. La sintesi nascerà appunto dal dibattito. Allo stato attuale secondo me dialogare con Pisapia e il campo che si sta organizzando lì va benissimo, ma è del che tutto inaccettabile un’alleanza elettorale con quelli che hanno contributo a determinare la sconfitta del Pd e hanno bombardato continuamente il partito e il governo. Anche perché le alleanze si fanno sui programmi, e sarebbe difficile pensare ad alleanze con chi si è fatto un punto di dire sempre il contrario di quel che desiderava il Pd. In passato è già stata fatta l’esperienza di mettere insieme chiunque per vincere le elezioni sapendo che il giorno dopo vai a governare con compagni di maggioranza che ti boicottano, scendendo in piazza contro di te e tutto il resto. Non ha senso, secondo me è meglio restringere il campo con chiarezza per rispetto nei confronti degli elettori. Se avremo la maggioranza meglio, se raggiungeremo il 40 per cento e ci sarà il premio di governabilità bene. Altrimenti visto che siamo tornati alla Prima Repubblica si vedrà poi dopo che Parlamento avranno scelto gli elettori, e si faranno i conti con quello. A me interessa lavorare all’opzione che il Pd sia il più forte possibile, poi vedremo se potremo governare, se no – se il sistema non sarà maggioritario come io invece vorrei – si valuterà dopo.

Cosa differenzia le candidature alle primarie di Andrea Orlando e Michele Emiliano dalla linea Renzi? Orlando che ha una storia e una provenienza sta facendo in modo intelligente una campagna elettorale che punta a guadagnare consenso in quell’ambito da cui proviene, un’azione equilibrata e utile per la comunità. Emiliano invece mi sembra che utilizzi l’occasione per continuare il bombardamento di Renzi e delle politiche fatte. E’ un po’ strano che dica che non va bene niente di quello che è stato fatto in tre anni, visto tanto più il contributo diretto portato da persone che gli sono vicine e lo sostengono. Sarebbe meglio se nella sua campagna desse un contributo sui contenuti.


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