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Roberto Giachetti > Politica > articolo

E ora il nuovo segretario si prenda pure gli insulti -Intervista a Roberto Giachetti


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Roma, 03-05-2017
Fonte: Il Messaggero

Dunque Roberto Giachetti, a Roma la mutazione del Pd, in partito a trazione renziana, può dirsi conclusa? «Rispetto al 2013 - spiega il vicepresidente della Camera e consigliere comunale - Renzi guadagna voti e non ne perde, per la prima volta vince anche tra gli iscritti. Anche nella Capitale si è affermata la voglia di andare avanti: serviva un cambiamento radicale di linea e c' è stato».

Candidandosi alle comunali lei ha tentato di fare da apripista a questo cambiamento del Pd? «Anche io sono passato dalle primarie. E assicuro che metterci la faccia, dopo Mafia Capitale e la caduta di Marino, non era facile».

Quale partito è quello uscito dai gazebo di domenica? «A Roma c' è un partito vivo, che ha aumentato gli iscritti nell' ultimo anno e che, nonostante il commissariamento, non ha smesso di lavorare. Rispetto al crollo delle primarie per le comunali abbiamo raddoppiato comunque l' affluenza».

Sia sincero, sareste pronti per tornare a governare la Capitale? «No, non dico questo. Ci sono delle basi per continuare un lavoro, adesso c' è da pensare al nuovo segretario cittadino. Il partito deve riconnettersi ai territori, alle persone».

Lei ha confessato di aver ricevuto insulti e critiche dai romani durante la campagna elettorale, anche il nuovo segretario dovrà rassegnarsi a questo scenario? «Certo, il nuovo segretario del Pd dovrà prendersi gli insulti e con umiltà, ventre a terra, ricostruire un rapporto con la città».

Ha in mente un nome? «No, ho in mente uno schema. Serve una persona in grado di parlare alla città, ma anche di dialogare con noi come gruppo di opposizione».

Serve un segretario che faccia meno post su Facebook e più assemblee pubbliche? «I post vanno bene, ma non servono solo quelli».

Le correnti nel Pd di Roma ci sono ancora, la maggioranza che sostiene Renzi ne è affollatissima. «Ci sono dei gruppi e delle aree diverse: questo non mi scandalizza. A me interessa che poi la discussione non si trasformi in una guerra tra bande o che non si pensi solo al nostro ombelico. Tutti devono fare i conti con il cambiamento imposto da Renzi, anche chi lo sostiene, finalmente anche nella nostra città».

Come giudica il lavoro di Orfini? «Il commissariamento è per definizione la sterilizzazione della vita politica, Matteo ha fatto pulizia e ha rimesso in moto la macchina. Il mio giudizio è tutto sommato positivo».

Dirà a Matteo Renzi di occuparsi di Roma in prima persona? «Matteo deve metterci la testa e le gambe a Roma, come nel resto del Paese».

Dovrebbe essere lui a indicare un nome di alto profilo per la Capitale? «In passato ci sono state persone di alto profilo, ma non hanno prodotto i risultati desiderati. Lo ripeto: bisogna partire da uno schema. Qui ci puoi mettere anche Eisenhower, ma farebbe fatica anche lui senza le giuste condizioni».

Per il congresso romano è possibile una condivisione con l' area di Nicola Zingaretti? «Me lo auguro, ma ci deve essere un riconoscimento del lavoro fatto dal gruppo dirigente in questi anni difficili. Non credo che possa bastare la riproposizione della nuova maggioranza, occorre allargare ma prima si dovranno creare le condizioni».

La minoranza del Pd ancora l' attacca per il risultato delle ultime elezioni. «Anche questo: bisognerebbe avere la nobiltà d' animo di riconoscere che dietro alla batosta che abbiamo preso c' erano anni di politica e amministrazione, guarda caso di chi mi critica».

Non è troppo soft e a corrente alternata l' opposizione che fate alla sindaca Virginia Raggi? «No, abbiamo deciso di non fare opposizione tout court, ma di intervenire su ogni questione in maniera costruttiva»


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