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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Quelli che: "io so io e voi non siete un cazzo"


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Roma, 21-01-2015

Più di un collega, compreso il mio amico Fitto, mi ha fermato oggi per dirmi: “non sei contento? Hai vinto!
No. Chiarisco subito che non penso di aver vinto. Avrei vinto un anno e mezzo fa se il Pd di allora avesse votato a favore del ritorno al “Mattarellum”. Purtroppo votò contro ed affossò quella opportunità che allora fu condivisa solo dal Movimento 5 Stelle.
Ma non è per questo che ho fatto i miei scioperi della fame, bensì per ottenere che il Parlamento - dopo anni di palude – approvasse una riforma elettorale. Avrei quasi vinto, invece, se fosse rimasta la proposta iniziale dell’Italicum, cioè quella dei collegi plurinominali: più collegi con conseguente riduzione degli elettori per collegio e tre candidati per ciascuno. Oggi passa invece una norma figlia del ricatto della minoranza del PD che improvvisamente abbraccia le preferenze come baluardo della libertà degli elettori di scegliere i propri rappresentanti (addirittura inventandosi un impegno con gli elettori in questo senso e dimenticando che il PD è sempre stato contro le preferenze e sempre a favore dei collegi uninominali). Alcuni dicendo che avrebbero preferito i collegi uninominali ma che le preferenze sono meglio delle liste bloccate.
Peccato che la battaglia dentro il Partito a favore dei collegi uninominali, prima e durante il Governo Renzi l’ho fatta io; loro hanno preferito dedicarsi alle preferenze. Gli stessi che, quando un anno e mezzo fa si trattò di votare il ritorno ai collegi uninominali votarono con determinazione contro.
E la storia si ripete. Ogni volta che si trovano di fronte alla possibilità di votare una riforma, a prescindere da quale sia, scelgono di provare ad affossarla per non cambiare nulla. Molte volte ci sono riusciti. Questa volta per il momento sembrerebbe di no. Leggo anche di autorevoli rappresentanti della minoranza che lamentano il fatto che Renzi privilegi gli accordi con Berlusconi a quelli nel Partito. A questo proposito vale solo la pena di ricordare che rispetto alla proposta iniziale concordata con Berlusconi sono stati apportati tutti i cambiamenti richiesti dalla minoranza, dall’innalzamento della soglia di accesso al ballottaggio che arriva al 40%, alla riduzione della soglia di sbarramento che scende al 3%.
Per ottenere l’accordo su queste richieste della minoranza PD, Renzi ha più volte minacciato di far saltare l’accordo con Berlusconi. Sono sicuro che ci speravano però gli è andata male perché il Segretario del PD è riuscito ad “imporre” a Berlusconi le modifiche che non voleva. Bisognava dunque trovare un altro alibi per tentare di far saltare tutto: le preferenze che, come noto, Berlusconi vedeva come il fumo negli occhi.
Parte la crociata. Improvvisamente si tenta di trasmettere il film che il PD è il paladino delle preferenze negando la storia reale del nostro partito. Renzi cede all’ennesimo ricatto e riesce in un risultato sul quale nessuno avrebbe mai puntato un euro: far ingoiare a Berlusconi anche le preferenze concedendo un solo nome bloccato in lista. A questo punto su cosa si può concentrare la battaglia per tentare di affossare anche questo tentativo di riforma? Su questo: non chiamare più in causa l’inserimento delle preferenze ma cannoneggiare sulla quota di capilista bloccati. Per fare questo si fa strame della democrazia interna al partito, fottendosene delle infinite decisioni assunte a stragrande maggioranza sia nelle direzioni che nelle assemblee dei gruppi, e stabilendo il principio sordiano che “noi siamo noi (ancorché manifesta minoranza) e voi non siete un cazzo (ancorché manifesta maggioranza)” .
Sono abituati così evidentemente: le loro nobili ragioni, ancorché manifestamente minoritarie, devono prevalere sulle nostre volgari ragioni ancorché manifestamente maggioritarie. Leggo poi dichiarazioni ed articoli in base ai quali la conferma dell’accordo con Berlusconi sulle riforme, che rende irrilevante il tentativo della minoranza di farle saltare, sarebbe l’evoluzione di un patto che porterebbe FI in maggioranza. Singolare tesi. Tutti dicono che è giusto fare un patto sulle riforme anche con l’opposizione. Il Segretario si adopera per far digerire al contraente modifiche volute dal PD che lui non gradisce. Si ottiene il risultato e cioè che, nonostante tutto, FI difende quel patto. A questo punto, siccome Berlusconi non fa saltare il tavolo (come tanti auspicavano), si grida al cambio di maggioranza politica.
Domando: perché? Cosa è cambiato? Il voto comune della maggioranza con FI non è forse su uno dei due cardini dell’accordo da tutti conosciuto, ovvero la legge elettorale? Mi sia invece consentito di evidenziare la vera novità che emerge da questo voto e della quale probabilmente nei prossimi giorni qualche attento analista politico potrà iniziare a parlare. Si consolida con questo voto l’asse Gotor Salvini Fitto che non sta solo sulla battaglia senza frontiera a favore delle preferenze, ma ormai pare evidente nella simmetria che si manifesta nei toni ma anche negli argomenti che vengono utilizzati contro il Presidente del Consiglio e Segretario del Partito Democratico. Quando leggi le loro dichiarazioni, quando ascolti i toni delle loro interviste, ti rendi ben conto che ormai sembrano molto più partito di quanto non si pensi. D’altra parte, leggendo i recenti endorsement a Tsipras da parte della Le Pen e Salvini si comincia a capire come anche in Italia lo scenario politico stia riservando delle sorprese impensabili fino a ieri.
Auguri!


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