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Roberto Giachetti > scheda

Perché Salite a bordo


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di Salite a bordo



Nel giugno del 2007, quando è iniziato il nostro viaggio, il Partito democratico era ancora un contenitore vuoto da riempire. Agli occhi dell’opinione pubblica, malgrado giornali e televisioni, la percezione di questa forza politica nascente non andava oltre il limite di una formula, forse anche nuova e promettente, ma non in grado di suscitare reazioni entusiastiche da parte degli italiani.

Si dirà: la solita sfiducia verso tutto ciò che “puzza” di politica, può darsi. D’altro canto è anche vero che se per gli addetti ai lavori, per gli elettori ed i simpatizzanti di centrosinistra le intenzioni e gli obiettivi di questo progetto erano relativamente chiari, per gli altri il sentore di un’ennesima operazione politica priva di effetti tangibili nella realtà pubblica era opinione largamente diffusa. In buona sostanza, per chi fa politica e si appresta a dar vita a qualcosa di nuovo nel panorama partitico, vige l’obbligo di saperlo comunicare nel modo più fedele e corretto ai propri militanti cosi come agli elettori potenziali. L’esigenza di creare una grande forza sulle “ceneri” dei due grandi partiti di centrosinistra, Ds e Margherita, nasceva anche come volontà di marcare la differenza col passato diventando un partito aperto all’esterno, ricettivo nei confronti della società civile, catalizzatore di consenso inteso anche come partecipazione attiva dal basso.

Partendo da queste considerazioni ci siamo chiesti: ma gli italiani cosa sanno di questo Partito democratico? Rispetto a noi che, pieni di entusiasmo e di fiducia nel progetto ci armiamo e partiamo alla volta di un tour mirato a diffonderne “il verbo”, cosa pensano, cosa si aspettano? La politica, presa nella sua accezione più ampia, ha ancora la capacità di rendersi credibile agli occhi della gente?

Con queste domande spontanee, quasi ovvie, ci siamo imbarcati in questa avventura, privilegiando l’Italia nascosta, quella in cui la politica ufficiale di solito non arriva o, se arriva, lo fa in funzione di luoghi eletti come ideali per tenere un convegno nella quiete della natura. Piccoli e piccolissimi centri, borghi, zone industriali, fabbriche, porti, spiagge, università, sono state le mete prescelte in cui il pulmino ci ha portato: uno splendido esemplare Ducato Panorama interamente rivestito di slogan sul Pd, gonfio come un otre di materiale informativo tra volantini, volantoni A3, manifesti di ogni dimensione, questionari, penne, gadgets, bottiglie d’acqua, computer, videocamere, borse, pacchetti di sigarette, cd e chi più ne ha più ne metta.

L’idea di un “on the road” in piena regola è stata la chiave giusta per trasformare quella che partiva come una iniziativa politica originale ma comunque inquadrata in una serie di impegni che all’inizio avevamo ritenuto indispensabili alla causa, in una antologia di stati emotivi contrastanti e coinvolgenti, al punto che tutti noi, arrivati alla fine, abbiamo capito che quella sarebbe stata un’esperienza umana straordinaria e per certi versi irripetibile. Raccontarla tutta sarebbe impossibile e non basterebbero metri di pellicola. Avremmo dovuto girare un dietro le quinte per mostrare i nostri stati d’animo quotidiani in un viaggio in cui un gruppo di persone vive mangia e dorme in condizioni quasi simbiotiche, con tutto quello che dal punto di vista delle energie nervose, nel pieno di un’estate per di umidissima, può derivarne. Ma ci interessava di più l’altro aspetto.

L’approccio ed il contatto con gli altri, con i luoghi della vita degli altri. Le facce di quelli che ci hanno visto piombare con i megafoni in piazzette deserte del profondo sud alle due di pomeriggio o fuori dai centri commerciali, quelli che ci hanno sorriso e incoraggiato, quelli che ci hanno aiutato e si sono aggregati in corso d’opera, quelli che abbiamo intervistato perché volevano parlare e farsi sentire, quelli che ci hanno insultato o ci hanno evitato perché “io voto Berlusconi” oppure “la politica, per carità”. Sono loro che in qualche modo abbiamo raccontato e, per questo, metteremo progressivamente sul sito qualche pillola del materiale che abbiamo raccolto. Nel frattempo iniziamo con una sintesi generale del viaggio.