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Roberto Giachetti > scheda

Perché Giornalismo di strada


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di Citizen Journalism



Una delle cause della crisi della politica risiede nelle persone che la fanno e molti politici hanno perduto la capacità di ascoltare la cosiddetta gente della strada. Come se le opinioni profonde dei cittadini, degli elettori, dei partecipanti alla vita democratica fossero un fastidioso brusio di sottofondo, molti dirigenti politici scrollano le spalle quasi per allontanare dal proprio orecchio quei “rumori molesti”. Il tema del giornalismo di strada, delle inchieste, dei reportage, del giornalismo partecipativo nell’epoca di internet e della rivoluzione digitale è quanto mai attuale. Parafrasando Roy Greenslade, professore di giornalismo all’Università di Londra, nel suo blog quotidiano sul Guardian “il futuro dei giornali è online e la rivoluzione digitale è come un viaggio su un treno senza destinazione”.

La sfida digitale obbliga al movimento continuo tipico della società del rischio: chi si ferma è perduto. Ecco perché l’idea, nata nel 2009, di realizzare un corso teorico e pratico di citizen journalism corrisponde anche ad un atto politico. Le giovani generazioni apprendono sempre più in modo interattivo, la partecipazione alla “costruzione della notizia”, tipica di questa era di blog, necessita, oltre che di una grammatica, anche di una critica. Ci troviamo davanti a un potenziale umano e cognitivo enorme, che merita di essere accolto. Nel mio piccolo quindi ho pensato di dar vita a questa iniziativa, a cui hanno preso parte - in veste di docenti - tanti colleghi giornalisti che, per spirito di militanza e per amicizia personale, si sono confrontati con un gruppo di ragazzi, tutti under 30, interessati al giornalismo che cambia.

Dal momento che proprio i giovani sono stati i protagonisti del corso, l’obiettivo della formazione non si è limitato al mero aspetto tecnico ma ha previsto anche una parte pratica, in cui gli studenti hanno avuto la possibilità di imparare tecnicamente a fare riprese con una videocamera e a montare sul computer un pezzo audiovisuale. L’approccio del corso, strutturato in modo orizzontale, ha dunque previsto il coinvolgimento dei partecipanti in ogni fase della sfera decisionale della “costruzione” del pezzo. La politica oggi avviene anche attraverso l’immagine. E’ un gesto politico riprendere la realtà circostante, nel senso che la realtà si decodifica oggi attraverso il filtro del display. Si spiega anche in questo modo lo straordinario successo di un contenitore come You Tube: attraverso le proprie immagini, i ragazzi, le persone, si raccontano e si autorappresentano, ma raccontano anche la realtà circostante.

Ecco perché uno degli obiettivi del corso di formazione è stato anche quello di aiutare a dare significato e a incanalare determinate azioni. In questa fase c’è un esercito di giovani che attraverso le semplici riprese del telefonino, partecipano a una rivoluzione digitale che sta trasformando per sempre il modo di fare informazione. Questi giovani sono un piccolo tassello, è vero, ma sono parte di una rivoluzione e le rivoluzioni non sono mai transizioni morbide, e quella digitale non fa eccezione. La velocità della distribuzione digitale sta cambiando la natura dei contenuti ed anche se i giornali “seri” non sono agenzie, gran parte dei loro contenuti tendono ormai ad essere articoli che elencano una serie di fatti. I siti dei giornali devono offrire valore aggiunto: analisi, sapere specialistico, abilità di scrittura, qualità dei video.

E trasmettere il senso di questa esigenza, così come di questa trasformazione, è stato uno dei nostri obiettivi. In questo spazio dunque troverete progressivamente materiale video girato in strada, piccole interviste ed estratti dalle lezioni di:

Mario Adinolfi,
Elisa Calessi,
Furio Colombo,
Goffredo De Marchis,
Stefano Di Michele,
Carlo Fusi,
Tommaso Labate,
Giancarlo Loquenzi,
Bruno Luverà,
Stefano Menichini,
Lorenzo Scheggi Merlini,
Luca Telese.