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Le debolezze parallele per il Campidoglio


Roma, 16-02-2016
Fonte: La Repubblica

città devastata che guarda con curiosità alle prossime elezioni, i sondaggi più recenti indicano una sostanziale parità fra il Pd e i Cinque Stelle. Ma questo non significa che siano già decisi i due blocchi destinati al ballottaggio. La contesa per il Campidoglio è più complicata di come appare e le sorprese non mancheranno. Quel che si può dire è che al momento i contendenti in campo hanno messo in mostra soprattutto le loro debolezze e le loro paure. Tanto che un navigatore del web ha scritto, fra il serio e il faceto: "sembra che a Roma l' unico desideroso di vincere sia Marchini". Non è proprio così, naturalmente, tuttavia il quadro è confuso come mai in passato e il centrista Marchini, finora solo quarto nei sondaggi dopo grillini, centrosinistra e centrodestra, ha la possibilità di risalire la china in quanto plausibile beneficiario dei limiti e della scarsa credibilità degli altri schieramenti. Del resto, ognuno ha le sue spine nel fianco. Il centrodestra ha un candidato, Bertolaso, che sta suscitando forti perplessità nello stesso campo berlusconiano allargato. L' anziano leader, peraltro, ha imposto la sua volontà agli alleati, ma sembra il primo a non credere alle possibilità dell' ex signore della Protezione civile. Il dato singolare è che l' uomo di Berlusconi, da un lato, e quello di Renzi, ossia Giachetti, dall' altro, dovranno fronteggiare sul piano elettorale un problema identico e speculare: la spina nel fianco al primo turno di candidature di disturbo concepite per tagliare loro le gambe. Bertolaso avrà alla sua destra Storace, il cui piccolo partito conta poco sul piano nazionale, ma a Roma dispone di un discreto patrimonio di voti. Tutti sottratti alla già precaria navicella su cui si sono imbarcati Forza Italia, Fratelli d' Italia e Lega. A sinistra avremo le primarie che potrebbero non essere un picnic per il proconsole di Renzi. Il quale è noto come persona seria e concreta, ma il suo principale rivale, Morassut, la cui discesa in campo è tutto tranne che meramente simbolica, non è da meno: purtroppo per loro, entrambi pagano un prezzo al dissesto politico che ha messo a terra la capitale. Tuttavia, nell' ipotesi tutto sommato realistica che Giachetti la spunti sul rivale, il candidato del Pd dovrà mettere nel conto di perdere voti alla sua sinistra. La candidatura di Fassina e in aggiunta il ruolo che si ritaglierà l' ex sindaco Ignazio Marino sono altrettanti colpi di scimitarra contro l' operazione renziana. Marino vuole vendicarsi e costringere il Pd alla resa; Fassina, più politico, vuole indurre il premier- segretario a correggere la sua linea e a trattare con i gruppi di minoranza. L' effetto finale non cambia. Storace a destra, Fassina e Marino a sinistra: l' uno e gli altri rendono meno prevedibile il percorso dei due schieramenti e ne mettono in luce le contraddizioni interne. È la conseguenza inevitabile dei lunghi anni di malgoverno della città, un' onda lunga che travolge i normali criteri della campagna elettorale. A vantaggio dei Cinque Stelle? Questo è tutto da vedere. Mesi fa il movimento grillino sembrava inarrestabile e destinato a un facile trionfo. Oggi il profilo del favorito è corroso da molti fattori, ma da uno in particolare: non saper ancora scegliere un candidato idoneo e capace di parlare alla città. Una città talmente esasperata da aver bisogno di credere in fretta a qualcuno e qualcosa. Il M5S traccheggia, avendo avviato una complicata procedura per scegliere un nome che sarà comunque poco conosciuto, con un' immagine da costruire e un programma da spiegare. Il meno che si possa dire è che oggi, a metà febbraio, il movimento di Grillo non sta sfruttando le difficoltà di Renzi e Berlusconi. Anzi, la scena mediatica negli ultimi giorni è stata occupata stabilmente dal Pd e dal centrodestra. Con i loro errori e le loro incongruenze, certo. Ma l' assenza dal campo dei Cinque Stelle non è un buon viatico per una campagna che sarà lunga e soprattutto dovrà essere convincente.


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