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#TuttaRoma Diario di strada - XV Municipio


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Roma, 19-02-2016

MUNICIPIO XV

Direzione Nord, direzione Municipio XV per la settima tappa del nostro appuntamento con #TUTTAROMA.
Il Municipio XV possiede una serie di articolazioni naturali e umane che lo rendono particolarmente singolare. Infatti, se da un lato la sua superficie possiede un’estensione notevole (187 kmq), dall’altro i dati sulla densità abitativa risultano piuttosto bassi (8,4 ab/ha). Questa distanza è dovuta soprattutto alla presenza di aree verdi tutelate, che nel complesso coprono circa il 70% dell’intera zona. È altrettanto vero che sul piano sociale stiamo parlando di un distretto in rapida crescita e con una forte rilevazione di cittadini stranieri, tanto da essere il terzo Municipio per numero di immigrati.
Inoltre, la sua conformazione lo espone sensibilmente dal punto di vista idrogeologico ad una serie di rischi per i residenti. Una vulnerabilità che oggi, nel corso delle nostre visite, abbiamo potuto verificare nei suoi vari aspetti.
Come già osservato in altre occasioni, anche qui si avverte la necessità di fare i conti con diversi casi di speculazione edilizia e numerose incompiute che attendono l’attuazione di promesse e la resa degli investimenti fatti. Al punto che, in alcuni tratti, è impossibile distinguere i confini tra la natura selvaggia e quella antropizzata senza logica. Il Municipio XV, dunque, è un territorio con una riserva immensa di bellezza incontaminata, ma anche oggetto di costruzioni senza freni e coscienza.
Ogni area che visitiamo, oltre ad esporci un quadro delle difficoltà, non manca di essere propositiva e di mettere sul tavolo un ventaglio di buone pratiche, spesso costruite anche grazie a validi amministratori. In questo senso il Municipio XV non fa eccezione. Il centro Videa, le associazioni impegnate sul sociale, sono solo alcuni esempi dello slancio produttivo e positivo della zona.
Nonostante le critiche, continuiamo a perseverare nella scelta di ascoltare le diverse comunità cittadine, dal centro alla periferia. Forse non dovremmo neanche più parlare di scelta, madi desiderio da parte nostra di sentire a tutti i livelli umani, perché le piccole realtà che ci state raccontando sono molto più edificanti di qualsiasi altra azione per determinare il nostro progetto di città.

Il nostro racconto di oggi parte da qui, da Cesano per visitare quello che doveva essere il Palazzetto dello Sport da milletrecento posti a sedere, ma che ad oggi è solamente uno scheletro di cemento armato mai terminato. Il progetto è stato approvato nel 2001, l’opera è iniziata nel 2009, ma è ancora in attesa d’ultimazione, questo a causa del fallimento della ditta che ha realizzato solo le mura perimetrali dell’intero edificio. Con il passare del tempo, dunque, quello che doveva essere un edificio moderno polifunzionale con la possibilità di convertire, all'occorrenza, campi da pallavolo e basket in una sede ideale per convegni e soprattutto concerti, è a rischio sicurezza. Accanto era prevista anche una palestra per gli allenamenti, parcheggi di pertinenza e qualche ufficio.
Il 10 Luglio 2015 il Consiglio del XV Municipio decide la ripresa dei lavori e approva una proposta di risoluzione. Con quest’atto, infatti, si vuole sollecitare, visto il finanziamento di  circa un milione e questa importantissima seconda fase di lavori. Il timore è che la cifra non solo non sia sufficiente, ma che – se non si interviene tempestivamente - sia destinata a salire, viste le condizioni di precarietà strutturale in cui versa l’edificio.
Diciamo che il palazzetto incompiuto non è l’unica criticità dell'area. Infatti, basta guardare a terra per rendersi conto che i marciapiedi non hanno i tappetini. Quello che può sembrare una questione marginale in realtà è determinante per la salute del territorio e dei suoi abitanti, poiché la sabbia del manto grezzo causa l’intasamento dei tombini e l’otturamento della conduttura fognaria. Questo fattore comporta la spesa, da parte del Municipio, di cifre elevate per risolvere periodicamente il problema, quando si potrebbero terminare i marciapiedi e renderli fruibili una volta per tutte.
E se lo sguardo, invece, si rivolge verso la fine della strada, questa si conclude nel nulla. Di fatto i confini tra il territorio urbano e la natura sono azzerati. Ad accompagnare la vista c’è solo una lunga linea di pali della luce (funzionanti) innestati nella campagna lasciata allo stato selvaggio. Questo, come altre criticità, sono imputabili al decadimento dei piani di zona e alla presenza di regolamenti per le periferie ormai obsoleti.

Prima di raggiungere la tappa successiva, abbiamo fatto una breve sosta al borgo storico di Cesano, un’area di impianto medievale davvero caratteristica, con una piazza che ospita ogni anno da oltre cinquecento anni, la festa del Santissimo Crocifisso, in costume medievale.
Lasciato Cesano, ci siamo diretti al Punto Verde Qualità dell’Olgiata. Qui abbiamo visitato in primo luogo la sede della Croce Rossa Italiana, inaugurata la scorsa estate: un ex deposito rifiuti rimesso in sesto dagli stessi volontari. Una piccola grande ragione di orgoglio per gli operatori, per l’opera di riqualificazione importante che sono riusciti a mettere in atto; soprattutto per il prezioso lavoro che svolgono quale punto di riferimento per tutti quei servizi socio-assistenziali, tanto per la popolazione residente, quanto per gli immigrati. Il passo successivo è quello di fare diventare lo spazio un vero e proprio presidio medico dell’ASL.
Alle spalle del casotto rosso e del centro commerciale, sempre all’interno del discusso Punto Verde Qualità, c’è un’area verde – il cosiddetto parco di Via Conti - ad oggi lasciata allo stato brado. Una ferita aperta per la comunità limitrofa, per i commercianti della zona, per le famiglie che portano i propri figli nella vicina scuola; sia per caratterizzarsi come l’ennesima incompiuta, sia per la pericolosità del luogo: senza illuminazione e preda di atti vandalici.
Allo stato attuale si attende che il Comune di Roma metta a bando nuovamente gli undici PVQ, di cui è rientrato in possesso, compreso quello dell’Olgiata, per far sì che un nuovo concessionario realizzi i servizi originariamente previsti per il Parco, come un asilo, e si prenda cura della messa in sicurezza e della vegetazione.

Il nostro appuntamento seguente ci ha portati nel Parco di Veio, dove ha sede il Centro Videa. Qui si producono e si girano importanti fiction e film. L’atmosfera che si respira è quella di un’attività viva dove lavorano numerose maestranze. Durante la visita siamo entrati nei set, abbiamo potuto constatare con nostri occhi il lavoro certosino e le grandi competenze di questi lavoratori nel realizzare le scenografie per cinema e televisione, che sono parte della nostra memoria visiva.
Ad oggi il vero problema è che il centro per un errore amministrativo rischia di chiudere, infatti non è stato inserito nel Piano di Assetto relativo al Parco, annullando di fatto la concessione del Centro Produzioni Videa; in sostanza per l’amministrazione lì non ci dovrebbe essere più nulla. In realtà si tratta di una realtà produttiva di importanza nazionale. Ad oggi non è possibile neanche fare interventi di ristrutturazione o manutenzione, anche per ottenere il permesso a potare alcuni alberi pericolanti, all’interno del centro, l’attesa è stata di un anno. C’è inoltre un problema di esondazione dei canali limitrofi ma non è possibile intervenire, perché c’è un consorzio responsabile che non se ne occupa. Questa negligenza pone, oltretutto, l’area a rischio allagamenti.

A proposito di problemi di dissesto idro-geologico, abbiamo effettuato una deviazione su via Procaccini che da anni vive nell’incubo delle inondazioni. L’ultima alluvione risale al 2014, con case allagate e cantine sommerse.  Più volte l’amministrazione Municipale ha chiesto di considerare come priorità l’intervento sulla zona per la costruzione di un impianto di sollevamento delle acque reflue contro il rischio di allagamento di Prima Porta, che ad oggi sembra essere arrivato ad un punto di svolta. Quello di via Procaccini è il secondo e ultimo stralcio del piano di risanamento idraulico di Prima Porta cominciato nel 2006 e mai portato a termine. Mentre la prima parte dell'opera, l'impianto di via Frassineto, che doveva essere ultimata nel 2010, è stata finita solo nel 2014.

Ricondotti alla nostra tabella di marcia, ci siamo trovati di fronte al Palazzetto dello sport mai terminato a Labaro, un vero e proprio eco-mostro che violenta e sfregia irrimediabilmente l’area verde del parco Colli d’oro. La realizzazione del progetto non è mai stata sentita come una esigenza dai residenti, che solitamente frequentavano il parco per far giocare i bambini e per godere della pineta al suo interno. Proprio parte della pineta, più precisamente 48 alberi, sono però stati abbattuti per lasciare spazio all’edificazione delle fondamenta del palazzetto, ad oggi rimasto poco più di uno scheletro a causa delle continue interruzioni dei lavori e dell’avvicendamento delle varie ditte di costruzione, dovuto alla mancanza di fondi.
Il comitato Colli d’oro, da sempre attivo nel contrastare la mala-gestione del parco, ha portato avanti una raccolta firme per la revoca della concessione per la costruzione dell’impianto sportivo; nonché ha presentato nel tempo diversi progetti al comune per cercare di avviare procedure di riqualificazione, cercando di contrastare così il degrado e l’abbandono nel quale versa a tutt’oggi la zona. Inoltre, ci è stato spiegato che i lavori preparatori per l’edificazione dell’edificio hanno rovinato e deviato il sistema fognario del quartiere, mai opportunamente sostituito nel corso degli anni.

A questo punto, dalla periferia ci siamo diretti al centro del Municipio XV, verso la rinomata zona di Ponte Milvio. Qui abbiamo incontrato i gestori della Libreria Pallotta, sulla piazza che fronteggia l’antico ponte, i quali ci hanno parlato di alcune iniziative culturali legate alla presentazione di libri sotto alla torretta Valadier e al coinvolgimento sempre maggiore della cittadinanza, slegando l’immagine di Ponte Milvio dalla sola movida.
Ci siamo spostati poi proprio alla torretta Valadier, chiusa da ormai due anni per essere ristrutturata dal Municipio e Sovrintendenza capitolina. I lavori sono ormai praticamente terminati, ma il problema principale sembra essere legato all’assenza di un efficace sistema anti-incendio, vera e propria conditio sine qua non per la riapertura. La torretta ha alcuni spazi interni abbastanza ampi e l’unica uscita è rappresentata da un’unica, piccola porta. Al momento si è ancora in attesa del parere dei vigili del fuoco sul numero massimo di persone ospitabili contemporaneamente dall’edificio, nonché sui metodi più credibili e realizzabili per mettere la struttura in sicurezza. Una volta riaperta la torretta, che per sua fisionomia non sembra prestarsi ad accogliere eventi culturali di ampia portata, potrebbe essere restituita alla cittadinanza. La proposta più interessante, ma la cui realizzazione potrebbe non essere così facile, è sicuramente la trasformazione della torretta in una struttura che possa ospitare la celebrazione di matrimoni civili.

L’ultima pagina del nostro “diario di strada” sul Municipio XV si apre nel Vivaio Eurobotanicache ha ospitato l’assemblea finale che siamo soliti tenere con le associazioni, i comitati, e i cittadini che vogliono raccontarci un’esperienza, sottoporci un problema, suggerire buone pratiche di lavoro.

Di seguito gli interventi.

Vittorio Lorenzo, rappresentante del comitato Giustiniana
“Senza elencare nuovamente tutte le criticità del territorio, già ampiamente citate in precedenza, volevo portare l’attenzione su quello che a mio avviso è il problema principale nella zona di competenza del mio comitato, ovvero l’assenza di un sistema fognario. È stato approvato il progetto dell’adduttrice della Crescenzia, una soluzione parziale della questione, ma sono convinto che per cambiare realmente le cose e garantire la tutela dei cittadini sia necessario intervenire politicamente al momento della stipula del bilancio preventivo”.

Alessandra Valenzi, membro della consulta municipale sulla disabilità
“Sono una madre di una bambina disabile, e mi rendo conto che è stato fatto tanto sul territorio ma che si può continuare a fare ancora molto, aumentando la sensibilizzazione dei cittadini (e di conseguenza la cooperazione) e sostenendo per esempio l’associazione Dopo di Noi, attiva nel creare le cosiddette case del sollievo per le famiglie di persone disabili. All’interno dei vari progetti dell’associazione, i più rilevanti sono senza dubbio quelli legati alla creazione di una futura indipendenza della persona disabile e all’individuazione, grazie ad un gruppo di studenti volontari della facoltà di ingegneria, delle barriere architettoniche abbattibili sul territorio. Un’altra buona notizia è poi quella legata alla riattivazione dei fondi per l’assistenza e allo sblocco delle liste per gli aiuti domiciliari”.

Daniela Meloni, membro del gruppo volontario “Pedibus Labaro”
“La nostra principale iniziativa, legata alla cura del territorio, è senza dubbio quella di portare alcuni bambini del quartiere a scuola a piedi. Al momento abbiamo dato vita a ben quattro linee pedonali, la più lunga delle quali è di 1km, dove i genitori dei bambini li possono lasciare in alcuni punti prestabiliti ad alcuni volontari del quartiere ed evitare così la creazione di pericolosi ingorghi di macchine davanti alle scuole. I principali problemi al momento sono rappresentati dalle strade fangose ed accidentate, dall’assenza di strisce pedonali in alcuni punti strategici, fattori questi che complicano non poco l’allargamento su scala più ampia di questo progetto”.

Paolo Puget, comitato cittadino XV Municipio
“Con il nostro comitato organizziamo numerose attività, fra queste vorrei ricordare quella di distribuzione di cibo alle famiglie disagiate, grazie alla collaborazione dell’assessorato alle politiche sociali riusciamo a raccogliere cibo che sta per scadere nei mercati e ad aiutare chi ne ha bisogno. Inoltre organizziamo eventi per aiutare ragazzi che provengono da aree di guerra, vorrei condividere con voi queste esperienze per far capire l’importanza di realtà come la nostra”.

Grazia Salvatori, comitato XV Municipio
“Noi, come comitato, abbiamo portato avanti alcune battaglie su questioni che ritenevamo centrali, come il fermare la lottizzazione di ampie aree del territorio. Ma nel portare avanti le nostre idee, la più grande delusione è stata senza dubbio quella di non ricevere alcun riscontro delle istituzioni a questa grande e attiva partecipazione. Sia nel caso di un PGTU, presentato ai cittadini quando era già stato approvato, sia in quello di una conferenza urbanistica dove il comitato ha visto ignorati numerosi progetti presentati per migliorare il municipio. Si è riscontrata l’assenza di discussioni a priori con i cittadini e l’incapacità di ascoltare le loro istanze. In ultima analisi, questa scarsa comunicazione con la cittadinanza rischia di allontanare irrimediabilmente la gente, anche la più volenterosa, da un’attiva e sana partecipazione”.

Livia Braghetta, Associazione Roma Nord
“Con la nostra associazione stiamo cercando di far rinascere il Parco di Veio che, insieme a quello di Bracciano e Martignano, costituisce un’area verde molto importante. Per attuare i nostri progetti abbiamo bisogno di un rapporto con le istituzioni e di norme più vicine ai cittadini; ad oggi ci sentiamo bloccati, non c’è dialogo e la direzione tecnica del municipio è assente. Per noi il tema dei parchi, dei piani di assetto, delle trasformazioni sostenibili è cruciale, speriamo di trovare al più presto un segnale di cambiamento”.

Edoardo Sforza, Associazione Viddo
“Con la nostra associazione aiutiamo i giovani, abbiamo creato l’aula della musica per permettere a chi vuole di prendere lezioni. Abbiamo intenzione di continuare con i nostri progetti. Ad esempio, ad oggi, non esiste in tutta Roma Nord un’aula studio e ci piacerebbe crearla; abbiamo riscontrato partecipazione da parte dei cittadini ma nelle istituzioni abbiamo trovato muri. Vorrei chiedere solo collaborazione da parte delle amministrazioni”.

Tatiana Ciobano, Vice presidentessa dell’associazione Gelsomino
“Abbiamo creato un servizio di doposcuola per i bambini di Largo Sperlonga, uno dei luoghi più disagiati dell’intero Municipio. Noi volontari, impegnati in prima persona nell’aiutare questi bambini e nel fornirgli un’alternativa al degrado, chiediamo al comune di garantirci almeno un’agevolazione economica concreta, pagando l’affitto delle sale della scuola all’interno della quale vengono svolti i corsi e mantenendo così la dignità dell’iniziativa”.

Salvatore Petracca, Direttore Commerciale Vivaio Eurobotanica
“Questo vivaio nasce come luogo di incontro, non solo come spazio per il commercio; si trova in una posizione strategica all’ingresso del Parco di Veio e questo ci ha permesso di organizzare eventi di successo, abbiamo un calendario in cui figurano iniziative come il farmer market domenicale, lo streetfood, i laboratori creativi. Per noi quindi è importante fare politiche con risvolti culturali e sociali, e verso le imprese possibili, cercando di rendere fruibili spazi importanti come il Parco di Veio. Mettere mano al Piano di Assetto dei Parchi e collaborare con la Regione risulta fondamentale per dare una risposta concreta”.

Antonio Martinelli, Scoutismo

"Quello che vorrei chiedere ad un futuro sindaco è lo snellimento delle procedure burocratiche. Si sono fatte leggi per alleggerire che sono svilite dalla nostra P. A., sia a livello centrale sia periferico.
La P. A. ha un carico di lavoro enorme ma un tasso di rendimento molto basso e insostenibile per l’utente. Questo determina immobilismo per gli onesti e mobilismo per chi cerca altre vie.
Mi piacerebbe che ci fosse una sorta di Tripadvisorper la pubblica amministrazione, un qualche dispositivo attraverso cui il pubblico possa valutare il servizio offerto, perché la P. A. deve offrire un servizio e non esercitare un potere.
Da parte nostra dobbiamo assumere un atteggiamento più civile. Mi sono stufato di vedere i cassonetti strapieni e i rifiuti ingombranti abbandonati accanto. Noi ci lamentiamo se vediamo gli zingari che frugano nei cassonetti, ma non proferiamo parola se qualcuno lascia un frigorifero. Se ciascuno di noi facesse il proprio dovere di cittadino, la P. A. costerebbe la metà".

Sergio Bonetti, Ass. Margini
“Io apprezzo molto questo invito all’ascolto, perché i cittadini hanno molto bisogno di essere ascoltati. Stasera desidero parlare di un argomento preciso: dei giovani, post adolescenti, quelli che una volta si chiamavano “i ragazzi del muretto”. Parliamo dei ragazzi che sono impossibilitati a spostarsi dal luogo in cui vivono; ma non hanno comunque spazi di socialità.
Pochi sanno che il Comune di Roma ha i COL - centri per l’orientamento al lavoro – che non funzionano ma sarebbe interessante che questi centri avessero particolare attenzione per i NET, cioè quei giovani che non sono inseriti né in un percorso formativo, né professionale. È una cosa importante perché dobbiamo guardare al futuro. I centri professionali hanno 10 milioni di euro l’anno e non funzionano nella maggior parte dei casi.
Un intervento sui giovani, su quelli più disagiati, significa anche sollevare le famiglie in difficoltà. Troviamo soluzioni per agevolare la mobilità, per fare conoscere la città; portiamoli all’Auditorium. Soprattutto, rendiamo i giovani protagonisti".

Paola Morandi, Ass. Vivi Vejo
"Io sono una affetta da una malattia che porta alla perdita della vista centrale e posso testimoniare le difficoltà di muoversi a Roma per una persona ipovedente.
La ViViVejo è nata per migliorare la vita delle persone disabili, quindi lo facciamo per tutti.
Quest’oggi vorrei raccontarti come ho trascorso la mia giornata. Questa mattina ho fatto delle riunioni per trovare una sede per fornire tutti i servizi che la Vivi Vejo è in grado di attuare, dalle lezioni di italiano al cibo per i poveri. Successivamente sono andata al centro immigrati Casal di San Nicola che rischia di chiudere, nonostante funzioni molto bene.
Tra i nostri soci abbiamo delle donne che preparano da mangiare e lo distribuiscono a Tiburtina per le persone indigenti.
Facciamo un giro per le strade della Capitale la sera per vedere quanto sia diffuso il degrado, che una città come Roma non dovrebbe avere”.

Giuseppe Musti, presidente Ass. Olgiata
“Vorrei porre l’attenzione su due problemi annosi. Da una lato la mobilità. È inconcepibile trascorrere un’ora in macchina dalla Storta alla Giustiniana, passando da via Cassia. La seconda questione è la raccolta dei rifiuti, i cassonetti che strabordano. L’Ama deve fornire un reale servizio di raccolta o incrementare l’opera di pulizia”.

Paola Ortense, cittadina
"Vorrei chiedere al candidato di perseguire la via dell’ascolto.
Tempo fa avevo scritto al candidato tramite Messenger in merito ad alcune dichiarazioni che non condividevo e lui mi ha risposto. Un gesto diretto e non banale in un’epoca in cui ormai le persone non contano più.
Sono cittadina del XV Municipio quasi dalla nascita. Questo territorio non ha una identità,anche se si tratta di una zona con un potenziale enorme, vaste aree versi, una storia passata densa di significato, e recenti processi di integrazione molto forti. Qui c’è molta ricchezza e molta povertà insieme.
Noi benestanti ci nascondiamo dietro gli zingari, ma loro sono solo l’ultimo anello di una corona di borghesi che buttano tutto in maniera vergognosa. Il sindaco deve richiamare la cittadinanza, ascoltarla, concordare insieme delle scelte, ma ciascuno di noi deve fare la sua parte".

Stefano La Greca, urbanista
"Durante la giunta Veltroni sono stato promotore di una progetto per creare le condizioni per la chiusura dell’anello ferroviario, una sorta di raccordo anulare su ferro che non è chiuso per 1,5 km, a Viale Tor di Quinto; dove c’è un continuo degrado per cui gli artigiani del luogo stanno chiudendo, lasciando spazio agli insediamenti abusivi.
Dal 2005 al 2011 siamo riusciti fare accordi di programma, variante urbanistica e a stipulare la convenzione con il Comune di Roma che prevedeva il trasferimento delle attività artigianali in un terreno con singoli lotti individuati per ciascun artigiano. Da parte loro gli artigiani avevano firmato un atto d’obbligo trascritto e depositato al Comune di Roma, nel quale si impegnavano al trasferimento.
I lavori dovevano partire nel 2011 ma subiscono uno stop dal Comune per sopraggiunte esigenze da parte di alcuni artigiani e per necessità dell’amministrazione, nonché per la richiesta di aggiornare il progetto. Anche con la giunta Marino non accade nulla poiché non viene vista come una priorità della città, poiché il trasferimento avrebbe comportato l’arrivo di altri; da F. I. non c’era alcuna volontà di portare a compimento il progetto. Inoltre, non c’erano risorse a sufficienza. Grazie all’amministrazione municipale siamo riusciti a far rivivere questa iniziativa, a presentare l’istanza al commissario. Virtualmente io potrei fare le gare di appalto e aprire i cantieri anche domani, e trasferire gli artigiani. Ora il Comune di Roma non è in grado di rispondere su chi se ne deve fare carico. È un’opera a costo zero, realizzato da privati. Si tratta dell’unico PRINT del Comune di Roma approvato su 36 previsti da Piano Regolatore di Roma”. 

Marcello Volpis, giornalista sportivo
Lo sport è un tema per la città, non deve essere uno strumento di mero consenso politico ma di sviluppo per Roma.
È importante riportare l’attenzione sul tema dell’impiantistica sportiva. Ad esempio, lo Stadio Flaminio avrebbe bisogno di interventi che da 6 milioni di ero sono arrivati a 15. Dobbiamo riflettere sul senso di responsabilità su chi gestisce la cosa pubblica.
Invito il candidato a segnare tra i termini chiave: visione di scenario, a breve – medio - lungo termine. Dobbiamo capire l’orizzonte temporale dei governi locali e centrali. Anche noi dobbiamo dare una mano, sviluppare un senso di comunità, supportato da un forte intervento da parte del governo. Se io fossi il sindaco andrei a cercare finanziamenti dall’estero, perché è importante far ripartire gli investimenti nel nostro Paese”.

Con l’intervento di Marcello, si è conclusa un’altra interessante e partecipata assemblea pubblica. Provando a tirare le fila di questa giornata, ci rimettiamo alle consuete parole chiave che sono emerse: l’istanza di spazi di socialità, il miglioramento dei servizi di mobilità e della raccolta dei rifiuti, l’attenzione per il decoro urbano e la sicurezza. Temi cardine sui quali abbiamo iniziato a lavorare sin dai primi giorni dei nostri “micro viaggi” per i territori.
Oggi però, forse più che in altri appuntamenti, abbiamo colto l’invito a porre fine ai paradossi e agli scempi edilizi che negli anni sono stati avallati con grande superficialità. Questo non significa creare immobilismo ma sviluppare opere mirate alle esigenze del tessuto urbano.
La seconda conferma che abbiamo ricevuto dal nostro dibattito di questa sera è che le politiche sociali e giovanili devono tornare ad occupare un posto di riguardo, per costruire un percorso reale di pari opportunità, poiché le difficoltà dell’uno non si esauriscono con esso, ma coinvolgono una piccola e variegata rete di altri.

Grazie a tutti coloro che ci stanno accompagnando nel nostro tour “strada per strada”.
#TUTTAROMA continua. 

 

 


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