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Intervista a Roberto Giachetti «Basta errori e sprechi Io, sindaco di strada»


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Roma, 28-02-2016
Fonte: Il Tempo

Poteri e soldi ai Municipi e più attenzione alle piccole cose che riguardano la vita quotidiana dei romani. Roberto Giachetti, uno dei candidati alle primarie del Pd che il 6 marzo «incoroneranno» l' aspirante inquilino del Campidoglio, sta girando come una trottola. Mancano ancora due mesi e mezzo alle elezioni ma il vicepresidente della Camera ha le idee chiare. È convinto, innanzitutto, che non ripeterà gli errori commessi dai sindaci passati. Peraltro non fa sconti al suo partito, né a chi ha amministrato la città eterna negli ultimi anni. Ripete che le cose possono cambiare.

Onorevole Giachetti, qual è stata la sua prima sensazione in questa campagna elettorale?
«Sono cambiate tante cose da quando mi sono occupato, per anni, di Roma, c' è tanta delusione da parte dei cittadini e tanti problemi in più».

Come pensa di ricostruire il rapporto di fiducia tra il suo partito e i romani?
«Intanto ci vuole umiltà. Per questo ho deciso di ascoltare prima di parlare e le cose che sto sentendo faranno parte delle mie decisioni se farò il sindaco».

Com' è cambiata Roma rispetto a vent' anni fa, quando lei era il braccio destro del sindaco Rutelli?
«È peggiorata, è una città abbandonata. Sempre bellissima, ovviamente, ma senza attenzione per la vita di tutti i giorni. Colpa dell' incuria e della sciatteria di chi ha amministrato. Roma è piena di opere sbagliate, di altre rimaste a metà, a causa di decisioni prese senza ascoltare i cittadini, i comitati di quartiere, le associazioni».

Lei che sindaco sarebbe?
«Un sindaco che sta per strada».

Ma non la spaventa sedersi su un debito di 13 miliardi, senza un euro in cassa e con problemi enormi che si trascinano da decenni?
«Certo che mi spaventa ma sono convinto che ci siano margini per ripartire. Va riorganizzata la macchina amministrativa, vanno rimotivati i dipendenti e creati risparmi, eliminate le spese inutili. E poi i Municipi devono diventare dei Comuni, dovranno avere poteri e bilanci propri».

Rutelli preparò un piano per il decentramento ma è rimasto sempre nel cassetto...
«Lo tirerò fuori e lo realizzerò».

L' hanno detto in tanti prima di lei ma nessuno l' ha fatto, perché?
«Alcuni sindaci avevano altre ambizioni e non volevano dividere il loro potere».

E lei non ha altre ambizioni oltre a diventare primo cittadino della Capitale? 
«No, non ne ho altre. Tutti sanno che avevo immaginato di concludere il mio impegno con la legislatura in corso, poi si è creata questa situazione e non mi sono tirato indietro».

Quanto teme il suo principale sfidante alle primarie del Pd, Roberto Morassut?
«È un candidato credibile e competente, in più con lui si sono saldate alcune personalità come Veltroni, Bettini, Bersani e gli esponenti della minoranza del Pd».

Lei, invece, è renziano.
«Io sono giachettiano. Poi sono orgoglioso che Renzi ritenga che io sia la persona giusta per fare il sindaco. E comunque ho detto anche dei no a Renzi...».

La spaventano i candidati degli altri partiti?
«Li rispetto tutti, peraltro il quadro è molto complesso. Al momento Virginia Raggi del MoVimento 5 Stelle è accreditata del consenso maggiore ma credo che anche Bertolaso potrebbe avere buoni risultati e pure Storace non va sottovalutato anche se a destra c' è molta confusione».

Tre cose che farebbe da sindaco?
«Innanzitutto il decentramento - i Municipi sono di fatto delle grandi città -, poi vorrei completare le opere rimaste incompiute, sono tantissime. Infine renderò l' ordinario straordinario, cioè mi occuperò delle cose che riguardano la vita dei cittadini».

Le Olimpiadi le farebbe o è un impegno troppo gravoso?
«Spero che ci vengano assegnate. Ottenere fondi per fare il bene di Roma è un' occasione da non perdere».

Costruirebbe lo stadio della Roma?
«Se ci sono investimenti privati che possono portare benefici alla città io sono favorevole, che sia lo stadio della Roma, della Lazio o di altre squadre. Ma con due paletti imprescindibili: legalità e sicurezza».

Chi starà nella sua Giunta?
«Persone competenti, tecnici o politici. Sto chiedendo a tanti di impegnarsi come all' ex questore Tagliente».

Un altro nome?
«Rossi Doria, già ministro e assessore».

Ma se Totti smettesse di giocare a calcio e lei diventasse sindaco di Roma gli darebbe un incarico?
«A Totti gli do qualunque cosa».


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