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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Siamo in queste condizioni


Roma, 10-09-2009

Da mesi l’attenzione dei mass media e della politica internazionale è concentrata sulle grandi emergenze che rischiano di mettere in ginocchio il mondo e i singoli Paesi: dalla crisi finanziaria a quella ambientale, dal divario tra Nord e Sud alla lotta al terrorismo globale, dalla crisi occupazionale alla evoluzione dei sistemi di welfare. Diversamente nella nostra Italia, quella del grande “sogno italiano”, da mesi informazione e politica sono monopolizzate dalle vicende legate all’inchiesta di Bari, con uno spazio persino maggiore dedicato al filone escort rispetto a quello relativo a presunte mazzette negli appalti della sanità locale.

Oggi sembra davvero essersi superato il limite (ma ahimè sappiamo che così non sarà).
I principali quotidiani riservano un numero spropositato di pagine alle cosiddette vicende di Bari. Praticamente ogni giorno, da mesi, troviamo trascrizioni di verbali con nomi e cognomi di escort ingaggiate dall’ universalmente noto Gianpaolo Tarantini, leggiamo interviste ad una o più di queste ragazze tra quelle che negano di aver avuto incontri sessuali a pagamento col Premier e quelle che invece ne registravano persino le conversazioni più intime.
Senza considerare l’enorme spazio dedicato dalle prime pagine ecco alcuni esempi del desolante quadro:
 
  1. La Repubblica 5 pagine
  2. Il Corriere della Sera 5 pagine
  3. L’unità 6 pagine
  4. Il giornale 2 pagine
  5. Libero 2 pagine
  6. La stampa 1 pagina.
 
E l’Italia, quella dei tanti che troppo spesso vivono in solitudine e nella disperazione i propri drammi di vita, queste persone che fine hanno fatto? Cancellate, espulse, dimenticate.
 
Che ne è di un’estate all’ insegna di nuove forme di protesta per i metalmeccanici che si battono contro il precariato, i licenziamenti e la chiusura delle fabbriche, imitati e seguiti anche da insegnanti e operatori scolastici? Che fine hanno fatto: gli operai dell’”Innse” di Milano (saliti su una gru) e della “Cim” di Marcellina (su una torre della fabbrica), la protesta delle guardie giurate a Roma (appollaiate sull’ultimo ordine di arcate del Colosseo) o quella della “Esab Saldature” di Milano e quella della “Lesme” (azienda in orbita Fiat) di Melfi, dove alcuni lavoratori sono arrivati sul tetto della fabbrica?
 
Che ne è delle proteste dei precari della scuola contro i tagli previsti dalla riforma Gelmini che proseguono a macchia d’olio? Che fine hanno fatto i presidii in mutande ad Arezzo o le precarie di Benevento fino a ieri ancora sui tetti degli edifici scolastici, o le occupazioni dei provveditorati a Salerno, Palermo e Catania, o il sit in permanente a Messina (in Sicilia sono a rischio circa 7mila posti di lavoro), o i supplenti “incatenati” davanti all’ufficio provinciale di Milano?
 
Che ne è dei casi di malasanità, da ultimo quelli avvenuti in Calabria e Sicilia? Che fine hanno fatto due episodi inquietanti come quello della bambina di 5 anni che muore dopo essere stata dimessa dall’ospedale o quello del ragazzo di Mazzarino, morto dissanguato perche la sala operatoria dell’ospedale locale era chiusa (episodio che ha scatenato le proteste di un paese intero contro i ritardi nei soccorsi e su cui la commissione sanità del Senato ha chiesto chiarimenti tramite i Nas)?
 
Che fine ha fatto la drammatica situazione delle carceri (solo coda del più gigantesco ormai dramma della giustizia nel nostro Paese)? Che ne è di due suicidi, nel giro di soli tre giorni, nel carcere di Pavia e in quello di Castrogno (Teramo): due detenuti in attesa di giudizio, un tunisino e un senegalese accusati entrambi di violenza sessuale ed entrambi proclamatisi innocenti che si sono tolti la vita a fronte di una giustizia che consideravano ingiusta e in un contesto – quello degli istituti penitenziari – ad assoluto rischio di deflagrazione?
 
Si potrebbero citare altre decine, centinaia, migliaia di situazioni che come queste sono state cancellate e, non di rado, nemmeno citate in questi mesi. E’ normale tutto questo? E’ accettabile tutto questo? E’ possibile assuefarsi a tutto questo? E come si distribuisce la responsabilità di questo andazzo tra la politica che non dà risposte (a cominciare da chi ha l’onere e l’onore di governare) e l’ informazione che a questa politica ormai incontestabilmente detta l’agenda? Sarà un caso che l’unico programma televisivo a rischio per il prossimo anno sia “Report” di Milena Gabanelli, uno dei rari esempi di giornalismo di inchiesta rimasto nel panorama televisivo?
 
Da Marcello Pera mi divide tutto, davvero tutto, ma il suo articolo di oggi sul “Il Foglio”, per chi come me non vive di odio e rancore nei confronti dell’avversario politico, rappresenta un momento di riflessione importante che credo andrebbe approfondito con la dovuta serietà, con il giusto coraggio, con la necessaria umiltà.

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