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Il confronto su RaiTre "Più che l' M5S ci mette paura la rabbia di Roma"


Foto articolo
Roma, 29-02-2016
Fonte: La Repubblica

Mettetetevi nei panni di un elettore del Pd a Roma. È domenica, e il nostro militante tipo accende la televisione per assistere al primo confronto pubblico tra i candidati a sindaco del centrosinistra. Lo ospita Lucia Annunziata nel suo contenitore «In mezz' ora» su Rai3. Eccoli i sei aspiranti eredi di Ignazio Marino, cinque uomini, Roberto Giachetti, Roberto Morassut, il generale Domenico Rossi, (da giovane esperto driver di carri armati), Stefano Pedica, (già Idv, Dc, Ccd, Udeur, Democrazia Europea, Dc di Rotondi), Gianfranco Mascia, accompagnato dal suo orso di pelouche (ecologista, già Viola) e l' unica donna, Chiara Ferraro, 25 anni, autistica grave, la cui voce è sostituita dal protagonismo del padre.
Effetto dimesso, triste, anche vagamente surreale. Facce di candidati che sembrano chiedersi più che altro chi me l' ha fatto fare. Roma la capitale, città piegata dagli scandali, abbandonata a se stessa tra sporcizia e caos stradale, si affida al gruppo che siede davanti alle telecamere.
Giachetti giura: «Non me l' ha imposto Renzi di candidarmi, l' ho voluto io». Ma poi la faccia è sconsolata. Lui, amico del premier, politico con il vento in poppa, costretto a parlare strusciando l' orso di Mascia. Non se la sente di imbrogliare: «I romani sono incazzati, giro con il motorino e lo so: la città è incazzata». Anche l' orso non ha un muso spensierato. Pesa lo sfascio lasciato a chi subentra: «Per chiunque sarà sindaco, c' è il problema di come liberarsi degli elementi infedeli.
Bisogna avere poteri di intervento più forti
», dice cupo Roberto Morassut, in gran sintonia con Giachetti, (entrambi provenienti dalle giunte Rutelli e Veltroni), la cui candidatura si giustifica così: «Ho un rapporto fraterno con Roberto ma io posso arrivare dove lui non arriva e lui dove non arrivo io». C' è da recuperare i voti della ex Ditta, della sinistra Pd, dei marziani di Marino.
Però che rogna deve essere candidarsi. Il generale Domenico Rossi è il più pimpante. Lui sa come muoversi, come rimediare all'«eccesso di consociativismo » dell' epoca Alemanno, evocato da Giachetti, quando il Pd locale «ometteva di controllare la destra» e ci faceva gli affari. Il generale metterebbe in campo uno staff di esperti, chissà magari anche qualche carro armato.
Davanti allo schermo, il militante Pd rabbrividisce. Quanti sono a Roma i corrotti nel settore pubblico? «Non ci sono solo i 15 politici rubagalline finiti in galera per Mafia Capitale » - assicura Stefano Pedica - almeno 500 dirigenti infedeli rimangono al loro posto e impediscono a qualunque sindaco di governare». Morassut, gli occhi a terra, ricorda come «tre anni prima che scoppiassero le inchieste la vita interna al Pd fosse scesa a livelli insopportabili, bassissimi». Meno male che c' è l' orso dal manto fulvo che regala una macchia di colore. Chiara, autistica ed epilettica, se n' è già andata da un pezzo, gli occhi persi nel suo mondo. Perché esporla così? Annunziata lo chiede al padre, riportando le dure critiche di Gianluca Nicoletti, padre di Tommy, ragazzo autistico. Maurizio Ferraro non fa una piega: «Quella di Chiara non è una esposizione. Chiara semplicemente è così e deve vivere in una città autistic friendly ».
Scivola il tempo verso la fine. Morassut fa sapere che ha un programma in forma di «Zibaldone », Giachetti rimanda al sito per i suoi punti forti. Vista l' anemia generale, il candidato renziano deve assicurare: «Voglio vincere le primarie e poi fare il sindaco». Chi vi fa più paura, chiede l' Annunziata. Giachetti: «La rabbia della città». Morassut: «I 5Stelle». Pedica: «Il Pd, perchè c' è una marea di scontentezza».


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