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Centrosinistra: duello tra i 6 candidati niente scintille, in tv prevale il fair play


Foto articolo
Roma, 29-02-2016
Fonte: Il Messaggero

«Manca il Donald Trump della situazione», scherzano nel Pd. I candidati alle primarie per il Campidoglio non mordono, né tanto meno, si azzuffano. Zero guizzi (e titoli), figurarsi i colpi bassi. I due principali sfidanti, Roberto Giachetti (senza cravatta) e Roberto Morassut (in cravatta) evitano di scontrarsi, la pensano diversamente solo sulla fine dell' ex sindaco Ignazio Marino. Per l' ex assessore di Veltroni «bisognava passare comunque dal consiglio comunale», per il radicale renziano in fin dei conti la vicenda del notaio chiude un cerchio iniziato male. Ma sono sfumature. Dettagli di un pomeriggio uggioso.

IL FORMAT
La prima uscita tv (a In 1/2 ora su Rai3) dei sei candidati ha seguito il canovaccio di questa campagna elettorale: mea culpa per i danni di Mafia Capitale, flagellazione davanti ai propri elettori, consapevolezza che il M5S fa paura. Non a caso, il vero sussulto in studio c' è quando Lucia Annunziata legge il tweet di Virginia RaggiE' la fiera dell' usato. Hanno raso al suolo la città più bella del mondo, ma i romani non dimenticano. Ora tocca a noi, insieme possiamo farcela»). "Un aiuto da casa" che interrompe e ravviva per un attimo un dibattito un po' soporifero. Portando tutti sul pianeta terra. E infatti diranno in chiusura che temono il M5S, soprattutto Giachetti, anche se Morassut si professerà fiducioso («Possiamo vincere»).
Il più realistico, Stefano Pedica, già deputato dipietrista, che candido dice: «Io temo il Pd». Nel senso che non si sa come reagirà, non tanto il 6 marzo quanto a giugno, alle urne vere. Se il generale e sottosegretario di Centro Democratico Domenico Rossi immagina un Campidoglio quasi militarizzato (legalità e trasparenza) per uscire dall' onta del mondo di mezzo, Gianfranco Mascia (e il suo inseparabile orso di peluche) prova nel finale il colpo. Una roba stile Silvio Berlusconi contro Romano Prodi nel salotto di Bruno Vespa: «Toglierò la tassa sui rifiuti - annuncia - grazie a una vera raccolta differenziata». Ma in quel momento, nel vociare degli altri, la mossa non gli riesce bene. Il candidato dei verdi si distingue anche per un attacco proprio alla Raggi, per la storia del praticantato omesso nello studio Previti. «Ma quelle so' fesserie...», ribatte Pedica. «Sarebbe interessante capire cosa pensa di Previti...», interviene Morassut. Che certifica anche, dando una dritta agli elettori di centrodestra, che la grillina potrebbe fare al caso loro. Consigli non richiesti. Che fanno il paio con la risposta stizzita di Giachetti a Mascia mentre parlano di 200 minibus elettrici fermi nei garage: «Studia di più, informati».

L' AFFONDO
Tra gli outsider il verde, candidato dandy per autodefinizione, è quello più loquace. Al contrario di Rossi e Pedica, al quale riesce bene la battuta sulla paura per il Pd. Divide, ma con garbo, anche il giudizio sulle amministrazioni Rutelli e Veltroni. Sempre per Pedica, «l' abbandono della città va avanti da 15 anni a questa parte». Per Giachetti (capo di gabinetto con Francesco Rutelli sindaco) invece, lo sfascio è arrivato con Gianni Alemanno quando da parte dell' opposizione «c' è stato un eccesso di consociativismo».
Accusa respinta con forza dal deputato Pd Umberto Marroni, allora capogruppo in Aula Giulio Cesare, che però lo sostiene. Dello stesso parere Morassut, ex assessore con Walter Veltroni: «Dopo il 2008 è stata fatta un' immissione di veleno nell' amministrazione». Per gran parte del confronto, in studio c' è anche Chiara Ferraro, la ragazza autistica accompagnata da suo padre. Proprio lui, Maurizio Ferraro, è il primo a prendere la parola: «La città deve essere autistic friendly». Il padre difende la scelta di aver candidato, e quindi di aver esposto pubblicamente, la figlia. Che a metà trasmissione fa capire al papà che forse è meglio tagliare la corda. E così i due se ne vanno anzitempo.


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