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Verdini agita le primarie del Pd - Orfini: stia fuori, corra con la destra


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Roma, 04-03-2016
Fonte: QN - Quotidiano Nazionale

«IO I VOTI di Verdini non li voglio, è chiaro?! E dico di più: con Verdini non voglio fare manco i comitati per il Sì al referendum!». Lo dice, mentre fuma un Toscano, Elisa Simoni. Deputata dem, cugina di Renzi, commissario straordinario del Pd romano (zona 1), la Simoni continua: «Già la nostra gente facciamo fatica a tenerla dentro, a rinnovare le tessere. I voti di Verdini no, basta!». «Non è vero! Avete capito?! Non è verooo! Ora mi avete stufato!». Luca D' Alessandro - ex portavoce di Berlusconi ai tempi belli, oggi deputato di Ala e soprattutto braccio destro di Denis Verdini - intercetta la conversazione mentre passa e si fa subito una furia: «Ala, alle primarie del Pd, NON andrà a votare per Roberto Giachetti, va bene?! Denis ha solo detto: Giachetti è simpatico!». LA SIMONI si contrae e, in una smorfia di dolore, contro-ribatte: «Luca, in politica, se dici che uno è 'simpatico' hai detto tutto…». Eccolo, il caso che ha scatenato un finimondo, dentro il Pd: puzzano, e quanto, i voti di Verdini, alle primarie e alle elezioni (in ballo c' è anche l' endorsement di Verdini per Sala a Milano)? Ieri si leggeva che Verdini farà votare per Roberto Giachetti. Matteo Orfini, presidente Pd, commissario straordinario di Roma e potente leader dei Giovani Turchi, peraltro freddini, su Giachetti, smentisce, sdegnato, alle otto di mattina: «Se Verdini ha voglia di primarie convinca la destra a organizzarle, le nostre sono off limits». I verdiniani ci mettono un pochino di più, a smentire: D' Alessandro verga una nota ufficiale due ore dopo, alle 10 («Notizia totalmente falsa»). Ignazio Abrignani - uno che a Roma conta e ha ancora truppe a disposizione, ereditate dai tempi azzurri - la prende larga: «Il mio ragionamento, parlando con alcuni colleghi in Transatlantico a Montecitorio, è stato diverso. Stimo Giachetti, anche per comuni passioni, e lo riterrei un ottimo candidato della città in cui vivo. Per cui, se fossi elettore del Pd, domenica avrei votato per lui. Ma non lo faremo». Poi, però, sempre in quel maledetto Transatlantico, Ignazio confessa: «Aspettiamo di vedere chi vince, tanto vince Roberto (Giachetti, ndr), poi facciamo una bella lista di centristi per sostenerlo…». Ecco, appunto. La sinistra dem non crede ai suoi occhi: lo spunto polemico gli è stato servito, stavolta, su un ricco piatto d' argento. E così, da Speranza a Cuperlo, è tutto un fremere di indignazioni, a mezzo agenzia, di 'noi ve l' avevamo detto!'. PURE TUTTI i competitor di Giachetti alle primarie di domenica, da Morassut («Da Giachetti mi divide il sostegno di Verdini») ai vari Carneadi (Pedica, Mascia), affondano il colpo. E il colpo Giachetti lo accusa: «Non ho notizie di Verdini e non me ne occupo», dice solo. Il guaio è che tra i sondaggi sull' affluenza, che parlano di 40-50mila votanti al massimo (la metà del 2013) e quelli sui corridori (diversi sondaggi danno Morassut a un' incollatura da Giachetti), il renzianissimo vicepresidente della Camera rischia grosso. E lo sa. Almeno, le primarie romane - definite dal vendoliano Paolo Cento «du' palle» per la loro noia - hanno trovato, infine, un po' di pepe.


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