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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

L' ex rutelliano scelto a Firenze dal Giglio magico


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Roma, 07-03-2016
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Era ancora estate, la prima decade del settembre scorso, quando il nome di Roberto Giachetti fu scandito in un coretto da stadio nella nuova capitale d' Italia. A Firenze, durante un banchetto nuziale. Era il matrimonio del portavoce di Maria Elena Boschi, ministra prediletta del governo Renzi, e al tavolo più importante sedeva una tosta formazione del giglio magico del premier: la stessa Boschi; Luca Lotti, sottosegretario a Palazzo Chigi; Francesco Bonifazi dal petto villoso, tesoriere del Pd; Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera; finanche Ernesto Carbone, deputato. A un certo punto, sbucò una copia di Libero con la notizia di Ignazio Marino indagato per una onlus e il giglio magico manifestò la sua gioia con il coro "Giachetti sindaco, Giachetti sindaco". Sei mesi dopo quella scenetta fiorentina, l' ex rutelliano Giachetti, politico simpaticissimo, di fede romanista e che gira sempre senza cravatta, anche quando gli tocca presiedere a Montecitorio, l' ex rutelliano classe 1961 - dicevamo - è il primo candidato sindaco del centrosinistra post-Marino e post-Mafia Capitale. Quasi un nuovo esemplare della specie democrat, che a suo tempo ha accettato la candidatura, dopo una pubblica ritrosia iniziale, solo a condizione di un ferreo patto elettorale tra le varie correnti e i vari capibastone della Capitale, simboleggiato dall' unità d' intenti tra i renziani e i giovani turchi di Matteo Orfini, commissario del partito a Roma. E così, agli elettori smarriti, delusi e incazzati del Pd, Giachetti si è presentato come "un sindaco di strada", che in questo mese di campagna per le primarie dice di aver percorso almeno duemila chilometri, dal centro alle periferie sterminate. Il suo modello, a livello di locomozione, resta comunque il motorino con cui girava il primo Rutelli. Anche Giachetti si muove in motorino e con Rutelli, al Campidoglio, è stato prima a capo della segreteria poi alla guida del gabinetto del sindaco. Ex rutelliano, come tanti renziani e come lo stessi Renzi, e anche ex radicale. Del passato pannelliano ha conservato l' attitudine alla polemica e soprattutto la vocazione al digiuno come arma politica. L' ultimo, devastante, fu nel 2012: 126 giorni di sciopero della fame per chiedere una nuova legge elettorale al posto del Porcellum. Segretario del Pd all' epoca era Pier Luigi Bersani, ma fu il capo dello Stato Giorgio Napolitano a scrivergli una lettera. Giachetti rischiava un letale emorragia interna. Ricapitolando: ex radicale, ex verde, poi nella Margherita e tra i padri fondatori del Pd, oggi renziano. Per la sua storia e le sue battaglie garantiste e anticlericali, Giachetti è un unicum in un partito che nasce dall' incontro tra la cultura del comunismo togliattiano e il cattolicesimo democratico. I tanto temuti verdiniani che pur hanno manifestato simpatie per lui ieri non sono andati a votare. Dice Ignazio Abrignani, deputato di Ala: "Una telecamera Rai mi ha ripreso mentre uscivo dal bar e passavo accanto a un gazebo ma sono andato direttamente verso la mia auto. Non ho votato e nessuno di noi ha avuto indicazioni in merito". Mistero assoluto, invece, per l' ex sindaco Rutelli. Ha votato? E se sì, per chi? Risposta: "Voglio tenere la cosa riservata". Adesso per Giachetti, smaltita l' euforia della vittoria, comincia la parte più ardua della salita. Il basso numero di votanti la dice lunga sulle macerie di un partito terremotato da Mafia Capitale. La strada per il Campidoglio è lunga, impervia, decisamente proibitiva.


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