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Giachetti travolge Morassut Ma l'affluenza si dimezza


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Roma, 07-03-2016
Fonte: Corriere della sera

La sfida dei gazebo, dominata per tutto il giorno dal rischio flop che a mano a mano si concretizza (votano circa 42 mila persone, meno della metà rispetto al 2013) la vince - nettamente - Roberto Giachetti. Il vicepresidente della Camera, sostenuto da Matteo Renzi, dalla maggioranza del Pd, da quasi tutti i big locali e nazionali (dagli uomini del commissario Matteo Orfini al governatore Nicola Zingaretti), stravince contro Roberto Morassut, il suo principale sfidante, l' uomo della sinistra dem col quale ieri si è schierato anche Eugenio Scalfari. Già alle 23, con un quarto delle sezioni scrutinate Giachetti è al 64%, Morassut sotto al 30%, sconfitto anche nel suo circolo. Agli altri (il generale Domenico Rossi, il verde Gianfranco Mascia col suo orso, Stefano Pedica, la ragazza autistica Chiara Ferraro) le briciole. Del resto, con un' affluenza così bassa, il voto «organizzato» delle filiere del partito era di fatto l' unico in campo: il popolo delle primarie è rimasto a casa. Morassut ammette la sconfitta: «Sosterrò da subito Giachetti come candidato unitario». Matteo Renzi chiama il vincitore, che dopo aver votato la mattina al circolo «ribelle» (ma dove lui ha la tessera) di Donna Olimpia, a Monteverde, si è chiuso a casa per riposarsi. Arrivando al suo comitato, poi, ha scherzato: «Ho recuperato un po' di energie. Spero mi serviranno...». Poi, a mezzanotte, le prime parole: «Abbiamo giocato un' amichevole, ora intendo vincere le elezioni. Non è così scontato ma lo voglio fare a modo mio, restando una persona onesta e libera». E poi spiega: «Il mio programma risponde ai romani, non certo a Casaleggio...». Ma Giachetti fissa anche i paletti col suo partito: «Mi aspetto che il Pd faccia liste pulite, con nomi al di sopra di ogni sospetto: gli elettori capiscono molto bene...». Basta? Non ancora: «Niente spartizione di poltrone, con me solo persone competenti. E la giunta la presento 15 giorni prima del voto: a chi non va bene, quella è la porta». Giachetti detta le linee della campagna elettorale: «Incalzateci sui temi, non sulle polemiche. Punto su onestà e libertà: se qualcuno vuole fare a gara con me si accomodi». E chiude: «Come sapete vado in scooter. E nessuno potrà saltarci sopra...». Da oggi, Giachetti se la vedrà non solo con gli avversari esterni (Virginia Raggi di Cinque Stelle, Guido Bertolaso, Alfio Marchini, Stefano Fassina e Francesco Storace) ma anche con le turbolenze interne, che il voto non hanno sopito. La minoranza, nonostante la sconfitta di Morassut, va all' attacco di Orfini: «Il suo comportamento - dice Marco Miccoli - è divisivo, bisogna correggere il tiro». Orfini, naturalmente, ha un' altra lettura del voto: «Nel 2013 c' era il Pd delle truppe cammellate, degli arrestati, delle file dei rom. Questi sono i dati di un partito vero». Ma la sinistra dem da un lato «accarezza» l' idea del listone rosso con Ignazio Marino («Sto per consegnare il mio libro. Le primarie? Io non ho votato», dice) o con Massimo Bray, dall' altra vorrebbe un «coordinatore» per la campagna elettorale. Toccherà a Giachetti occuparsene.


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