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IL VINCITORE/ROBERTO GIACHETTI "Ora me la gioco in tre mesi la partita col M5S è aperta"


Foto articolo
Roma, 07-03-2016
Fonte: La Repubblica

Esce di casa a urne appena chiuse, Roberto Giachetti. Ancora non sa di essere lui il designato, lo spoglio è appena cominciato, ma a passare per un vincitore dimezzato proprio non ci sta. «Tutto sommato, a condizioni date, l' affluenza alle urne non mi dispiace», mette le mani avanti. «Voglio ringraziare la generosità di tutti i militanti che, soprattutto nel pomeriggio sotto l' acqua, hanno garantito che decine di migliaia di persone potessero votare». Non si sbilancia sui numeri, il vicepresidente della Camera. Sa bene che sulla partecipazione è in corso una guerra di cifre destinata a durare. Ma lui, ex radicale con diversi scioperi della fame all' attivo, questo gioco lo conosce e non ci vuol giocare. «Un bilancio che posso fare a prescindere dai risultati è che solo sei mesi fa quella per Roma sembrava una partita chiusa, con l' esito delle elezioni di giugno scontato in mano ai grillini», ragiona il candidato renziano, «ma il lavoro che abbiamo fatto dimostra, e lo dicono i dati, che la partita è assolutamente aperta e quindi avremo tre mesi in cui potremo giocarcela e vincere ». Lo scrutinio è ancora in corso, ma lui ha già indossato la maglietta dell' amato Totti, il goleador in grado di sconfiggere con le sue magie qualunque avversario. È stato primo per tutto il giorno, Roberto Giachetti. Primo a votare, al gazebo di Donna Olimpia, giusto davanti al circolo dei ribelli escluso per «inagibilità politica». E primo nel voto dei romani, che ha surfato l' onda sollevata dal segretario-premier, premiando uno dei suoi fedelissimi, pescato da quella scuderia rutelliana che a Renzi ha regalato i collaboratori migliori. Un' investitura che l' ex capo di gabinetto in Campidoglio ha accolto con riluttanza, per poi buttarsi a capofitto nell' impresa. Percorrendo oltre 2mila i chilometri in sella allo scooter per ascoltare la città senza fermarsi mai. Fino a ieri. Quando ha deciso che era tempo di prendersi una pausa. Respirare un po'. Trascorrendo a casa, insieme ai due figli ventenni, quasi tutta la domenica. Senza staccare il cellulare, però: off-limits per chiunque ma non per gli amici di sempre, dal ministro Gentiloni a Matteo Orfini, con cui incrociare dati e impressioni su un' affluenza mai tanto bassa. Una giornata di relax, finalmente. Vissuta tuttavia sulle montagne russe di una partecipazione che, battute a parte - «Basta che ai gazebo ci siano 3.863 votanti, uno in più di quelli del M5S, e già per me sarà un successo» - si è rivelata al di sotto delle attese. Certo un po' c' era da aspettarselo, ha riflettuto Giachetti coi suoi: dopo Mafia Capitale, il Pd romano schiantato dalle inchieste, la caduta di Marino e la rottura dell' alleanza con Sel è un miracolo che sia andata così. Anche se, da come era iniziata, poteva finire meglio. Il sole alto, le code in diversi gazebo, l' assedio delle telecamere al seggio e lui che strappa risate dicendo di aver «votato per l' orso»: di Mascia s' intende, lo sfidante verde impegnato a far campagna col peluche. Poi la fuga dai cronisti, la iena Lucci che lo bracca, gli sale sullo scooter e Giachetti che parte e se lo porta via. Un' allegria presto offuscata dal saliscendi sui votanti. Che tuttavia la notte rischiara, regalando una vittoria schiacciante.


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