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Giachetti sulla tomba di Petroselli l' ex radicale cerca il recupero a sinistra


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Roma, 08-03-2016
Fonte: La Repubblica

«IL PRIMO giorno da candidato lo dedico a Luigi Petroselli, sindaco di piccole e grandi cose, degli esclusi e dei deboli». La corsa al Campidoglio del vincitore delle primarie del centrosinistra, Roberto Giachetti, inizia da Viterbo, sulla tomba del sindaco di Roma dal 1979 al 1981. Un renziano ex radicale che omaggia il primo cittadino comunista della Capitale. Una mossa per coprirsi a sinistra, certo, che ripropone anche l' annosa questione del rapporto tra la galassia radicale e gli eredi del Pci. Un dialogo fin dagli anni Settanta caratterizzato da accuse, provocazioni e reciproche diffidenze.

«PER il Partito radicale quello col Pci è sempre stato il problema dei problemi», scrive in un celebre articolo su "Rinascita", Angiolo Bandinelli, professore di lettere, poeta, giornalista, scrittore, che all' inizio degli anni '80 diventa consigliere comunale a Roma, unico esponente radicale, all' opposizione della giunta Petroselli. Polemiche e atti di disobbedienza civile. La pubblicistica racconta di quando Bandinelli offrì uno spinello a Petroselli che lo definì «uno scherzo di pessimo gusto ma allo stesso tempo rifiutò di esercitare le sue funzioni di pubblico ufficiale e di farlo arrestare. «Piuttosto che denunciarti - disse il sindaco all' esponente radicale - preferisco essere denunciato io per omissione di atti di ufficio». Polemiche e ironie. Scontri in aula Giulio Cesare e siparietti divertenti anche dinanzi al Santo Padre. In un incontro in Vaticano con i consiglieri comunali, Petroselli disse a papa Giovanni Paolo II: «Santità, le presento Bandinelli, radicale. Sa quelli di Pannella…». Imperturbabile Wojtyla prese in contropiede Petroselli: «Ah, il mio amico Pannella». Petroselli stuzzica spesso il consigliere radicale sulle faccende del suo partito. Ne vengono fuori dei battibecchi epici. "L' Etrusco", questo era il soprannome dell' ex primo cittadino della capitale, scherza, ma non troppo, col suo nemico amatissimo: «A Bandinè, perché non ti iscrivi al Pci?». Dopo la morte di Petroselli, Bandinelli in un articolo su "L' Unità" riconobbe lo spessore umano del sindaco: «Ingaggiavo con lui furiose polemiche ma mi accorgevo che, bravo com' era, gli riusciva facile scansare il peggio dei miei interventi. Non era intollerante perché aveva della politica un' immagine alta…». Dalle polemiche fra Berlinguer e Pannella ai 9 radicali ospitati nelle liste del Pd ai tempi di Veltroni fino alle aperture di Bersani, i riformisti hanno cercato negli ultimi anni di ri-costruire un rapporto di buon vicinato con i radicali che nella storia della sinistra sono stati spesso confinati nella ridotta dei giamburrasca libertari e rottamatori ante-litteram. Da quella tradizione politica viene anche Giachetti che non ha mai risparmiato strali nei confronti della "Ditta" bersanian-dalemiana pur esibendo una renzianitudine irregolare: «Sono in minoranza nella maggioranza». Radicale e renziano: agli occhi dei duri e puri di sinistra un doppio peccato originale. Sarà proprio questa la difficoltà principale che l' ex segretario romano della Margherita dovrà superare nella sua corsa al Campidoglio. Allargare i confini della sinistra, tenere insieme popolo e mondi produttivi, avere una visione alta della politica, e della città: la lezione di Petroselli è sempre attuale e può tornare utile anche a Giachetti.


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