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Giachetti: voglio imitare Petroselli sarò il sindaco degli ultimi


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Roma, 08-03-2016
Fonte: La Stampa

Qualche cosa dev' essere cambiata rispetto a poche settimane fa, dal giorno in cui Massimo Bordin stava leggendo a Radio radicale un retroscena in cui Roberto Giachetti la faceva fuori da filosofo. Se si vince bene sennò pazienza, aveva detto, più o meno, il candidato del Pd alle primarie e a sindaco di Roma. «Beh, se le cose stanno così, cambiatelo subito», aveva suggerito Bordin, che conosce Giachetti da decenni. In effetti: se non ci crede fermamente il candidato, chi deve crederci? E allora saranno stati i consigli degli amici, o l' odore del sangue che si sente nella competizione, ma ieri Giachetti pareva dominato da un fricciore ar core. «Si parte subito, si parte forte». E non si va neanche tanto lontano, almeno in quanto a chilometri: a Viterbo sulla tomba di Luigi Petroselli, comunista, successore di Giulio Carlo Argan al Campidoglio (79-81), «perché era il sindaco degli ultimi».
Così, in onore a una tradizione, generalmente più celebrata che praticata, Giachetti non sta tanto lì a illustrare le strategie per riprendersi Sinistra e libertà, o quali altri partiti formicolanti alla sinistra del Pd, quanto a spiegare che cosa farà per stuzzicare «il popolo di sinistra».
E dunque «parlerò di cose concrete perché, girando per Roma, mi sono accorto di una cosa di cui avevo già il sospetto: la gente non parla di legge elettorale o di jobs act, che sono pure cose importanti, ma che fuori sono vissute come chiacchiericcio da Transatlantico». A proposito: il Transatlantico è il luogo dello struscio in Parlamento, la capitale nazionale della dissimulazione e del sotteso, una miniera per il Movimento cinque stelle.
Giachetti si è dunque appropriato di un linguaggio e infatti ecco la promessa d' esordio: «Se sarò eletto sindaco, cercherò di restituire mezzora ai romani». E cioè, secondo l' Agenzia della mobilità, nella capitale si trascorre una media di un' ora e mezzo al giorno sui mezzi pubblici: «Bisogna rivedere tutto il sistema, aumentare le corsie preferenziali e fare videocontrolli, sopprimere fermate inutili e aggiungerne altre. Vorrei che alla fine del mandato, i romani stessero sugli autobus e sui tram trenta minuti di meno».
Ecco, parla di cose così. Di priorità un po' più credibili della lotta al crimine o del perseguimento dell' onestà universale. Parla di «spazi verdi». Dice: «Ho incontrato comitati di cittadini che vorrebbero tanto mettere le mani sui parchi, sui giardini, migliorarli, renderli vivibili ma non possono fare niente perché c' è troppa burocrazia, e le competenze incrociate paralizzano tutto».
Troppe competenze si traducono in poche responsabilità: «Non è mai colpa di nessuno». Giachetti pensa a una città in cui i municipi di zona avranno più denaro da investire, più potere decisionale, «ma quando si sbaglia si saprà di chi è la colpa». E poi, «sistemare la macchina comunale sarà complicato ma anche a costo zero». E, visto che per fortuna non c' è intenzione di scalare le vette del pensiero, la curiosità è di sapere che farà Giachetti dei suoi due topi (a Roma ci sono due topi per ogni abitante). È che, dice, i topi sono una conseguenza «del declino e dell' inadeguatezza della città».
Il ripopolamento felino non è nel programma (non si cominci a litigare con Monica Cirinnà, grande attivista della castrazione dei gatti), ma l' idea è quella di riprendere in mano un' iniziativa di Francesco Rutelli, con cui Giachetti ha lavorato: «Ogni mese organizzavamo la pulizia straordinaria di un quartiere, ed erano tutti contenti perché Roma era più pulita».
Il primo giorno da candidato ufficiale se ne sta andando. Chissà se questo Giachetti incuriosirà anche Ignazio Marino: «La vedo dura, se mi incontra mi mena».


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