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Giachetti, sfida al candidato M5S "nessun indagato nelle liste del Pd"


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Roma, 09-03-2016
Fonte: La Repubblica

LA CAMPAGNA elettorale non è ancora entrata nel vivo che già i due candidati più accreditati a passare il primo turno se le danno di santa ragione, punzecchiandosi a distanza. Una, la grillina Virginia Raggi, più diretta e aggressiva; l' altro, Roberto Giachetti, più sprezzante e distaccato. «Giachetti temibile per chi? È una persona che si è trasformata negli anni e che sarà gestita direttamente dal Pd e da Renzi», l' attacco a freddo della candidata a 5 Stelle: «Lui farà il gioco del suo partito, quello di Mafia Capitale». Un piano sul quale l' avversario rifiuta però di scendere: «Cara Raggi tu continui ad inveire ed offendere, ma io non ci casco. Per questa strada vai da sola. Quando vuoi parlare di Roma io ci sono», twitta a stretto giro il piddino. Impegnato in queste ore a godersi la vittoria alle primarie, tirare un po' il fiato e far dimenticare il flop dell' affluenza, che il Comitato organizzatore ha tentato di gonfiare aggiustando il dato sulle schede bianche o nulle.
La bellezza di 3.710 voti espressi ma non validi, circa l' 8% del totale, giustificati in parte - secondo l' ultima versione in circolazione - con qualche centinaio di elettori che domenica si sarebbe recato ai gazebo, avrebbe pagato i 2 euro e poi scritto il nome di Ignazio Marino. A sfregio. Per provocazione. Ma anche contro le indicazioni dello stesso ex sindaco, che aveva invece invitato alla diserzione.
Vero? Falso? Di certo un altro piccolo giallo nel giallo delle schede fantasma. Che tuttavia Giachetti liquida come un banale avvertimento: «Come c' è stata tanta gente che non è venuta ai gazebo per dare un segnale, non mi stupirebbe che ci fosse stato chi ci è andato e avesse voluto dare un segnale in questo modo».

Fosse l' unica grana da gestire, il vicepresidente della Camera potrebbe dormire sonni tranquilli. Il fatto è che, archiviata una partita, adesso se ne apre un' altra altrettanto complicata: la compilazione delle liste. All' interno delle quali «voglio persone, competenti, pulite, e che non siano neanche indagate. Non metto in discussione il mio garantismo, ma qui c' è la politica», ha tagliato corto. Un' affermazione che metterebbe fuori, a meno che l' inchiesta sulle assunzioni in Regione non si concluda prima, il capo dei "giovani turchi" romani Claudio Mancini, che sulla corsa per il Campidoglio aveva fatto più d' un pensierino.

Altro fronte aperto, la ferita a sinistra. Dentro la quale, affonda Giachetti, «c' è una tentazione costante di far perdere il centrosinistra. Ma a questo punto, un' altra candidatura non ha alcuna speranza», ammonisce a proposito della possibile discesa in campo di Marino o di Massimo Bray. «Ha solo la possibilità di decidere che al ballottaggio ci vanno M5S e centrodestra. Non fanno un danno a me ma a Roma». Consapevole, il renziano, che il vero nemico, adesso, è il fuoco amico, su cui potrebbero concentrarsi non solo i vendoliani e i seguaci del chirurgo, ma pure qualche pezzo della minoranza dem. Nonostante la lealtà giurata ieri da Roberto Speranza.
Più facile, semmai, provare a pescare nel campo opposto: «Non dirò cose per accattivarmi gli elettori di centrodestra», ha precisato Giachetti, «ma vincerò le elezioni se riuscirò a convincere anche loro».
Perciò, tra una promessa di bonificare Malagrotta e un appello al ministro Madia per le precarie degli asili nido, si è messo a lavorare sul programma. Chiedendo aiuto a una serie di esperti, tra cui l' ex questore Tagliente (sicurezza), gli ex assessori Rossi Doria (scuola), Sabella (legalità) ed Esposito (trasporti).
Entreranno in squadra? Troppo presto per dirlo. «Abbiamo tre mesi davanti». Il tormentone, però, è già cominciato.


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