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Giachetti: benvenuti tutti i voti


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Roma, 10-03-2016
Fonte: Italia oggi

Roberto Giachetti esprime, in tema di elettori, una verità lapalissiana, ma ostica a molti nel suo stesso partito. Dichiarando esplicitamente «farò di tutto perché mi votino anche gli elettori della destra», conferma un dato di fatto: nelle urne i voti non puzzano, per vincere bisogna ottenerne più degli avversari, occorre andare oltre il proprio bacino di riferimento.Il candidato renziano al Campidoglio è stato dipinto dalle sinistre, sia quelle interne al Pd sia quelle esterne, come aperto a destra, proprio perché renziano. Non sono stati, invece, altrettanto messi in rilievo i suoi eccellenti rapporti col M5s. Grazie alla sua posizione di vicepresidente a Montecitorio e ai conseguenti legami col vicepresidente grillino, Luigi Di Maio, è riuscito a chiudere intese con i grillini (per Csm e Corte costituzionale).

Dunque, Giachetti è pronto a guardare così a destra come a sinistra come nell' immensa area oggi protestataria: senza schifiltosità. Le sinistre, invece, predicano la purezza. Anzi, la molteplicità dei gruppi che nei decenni si sono costituiti, uniti, scissi, sono morti, risorti, ibernati, attesta come a sinistra si sia indefessamente praticato lo sport di condannare scismatici, eretici e apostati, ciascuno rivendicando a sé l' incontaminata propria integrità politica.
La ricerca del permanere dell' identità può recare a chiudersi nel proprio àmbito, pagando lo scotto dell' irrilevanza elettorale ovvero dell' incapacità di ampliare il proprio bacino di voti. Nella prima repubblica, la forte ideologizzazione e la scarsa fluidità elettorale potevano perfino rendere poco convenienti le aperture.
Vi erano fusioni di partiti o anche soltanto coalizioni (in genere per i collegi uninominali del Senato) che producevano regolarmente un risultato amaro, per gli interessati: la somma dei voti ottenuti insieme era inferiore ai voti riportati separati.
Oggi va ben diversamente: gli elettori si spostano con facilità, subiscono improvvisi fascini propagandistici, si orientano preferibilmente verso chi sia o appaia meno compromesso con la politica politicata.

Che dovrebbe fare Giachetti, in una metropoli nella quale la destra ha una presenza consolidata da decenni? Chiudersi nel recinto del centro-sinistra gli consentirebbe di arrivare al ballottaggio (anche se fino a pochi giorni addietro i sondaggi non andavano tranquillamente in tale direzione), ma certo lo destinerebbe alla sconfitta al secondo turno. Dunque: o apre o perde.


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