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La corsa di Giachetti, l' obiettivo è una lista arancione anche a Roma


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Roma, 18-03-2016
Fonte: L'Unità

Per ora salta di appuntamento in appuntamento il candidato Pd alle amministrative di Roma, cercando di far coincidere il suo incarico di vicepresidente della Camera con l' obiettivo di diventare primo cittadino della Capitale. Sede del comitato elettorale, campagna di comunicazione, liste, logo, incontri politici: Roberto Giachetti macina chilometri e tanti ne dovrà macinare perché la campagna elettorale non è ancora davvero partita ma già si annuncia un percorso in salita.
Roma è la sfida più difficile, soprattutto per il Pd dopo l' uscita di scena traumatica del sindaco Ignazio Marino, dopo Mafia Capitale, dopo il rapporto di Raffaele Cantone, a capo dell' Autorità anticorruzione che ha scattato una foto impietosa, ma reale, del livello di corruzione e mancanza di trasparenza nella pubblica amministrazione. Primo obiettivo: trovare la chiave di ingresso per riconquistare la fiducia dei romani. Secondo: intessere alleanze e parlare ad un mondo di centrosinistra vasto, in grado di arginare le emorragie di voto di un eventuale candidatura dell' ex sindaco Marino e di quella certa di Stefano Fassina. Ma soprattutto fermare l' avanzata della grillina Virginia Raggi data dai sondaggi come la favorita, al 33% al primo turno (secondo una rilevazione dell' 11 marzo scorso di Index research per Piazza pulita su La7), tre punti sopra Giachetti, e vincente in caso di ballottaggio con tanto di appoggio di Matteo Salvini, ipotesi che apre la strada ad un possibile appoggio della sinistra al candidato Pd.
Al Nazareno la pratica è in mano al presidente Matteo Orfini, commissario dem a Roma, che si dice cautamente ottimista, soprattutto se ripensa a qualche mese fa quando il Pd era dato fuori corsa. Si lavora alle liste: quella civica del sindaco, con nomi che possano parlare anche ad un elettorato adesso attratto dal M5s (su cui pendono i ricorsi degli esclusi); ad una lista cattolico moderata; una lista radical-socialista con una forte componente laica e poi le liste dei vari partiti che fanno parte della coalizione, dal Pd a Scelta civica, all' Idv ai vari caspugli.
Ma, soprattuto, si tenta di fare a Roma quello che è già accaduto a Torino: una lista arancione che parli a quella parte di sinistra che non è convinta di Stefano Fassina né tantomeno da Marino.
A parlarne esplicitamente è stato proprio il deputato di Si Adriano Zaccagnini, malgrado la secca smentita di ieri da parte di Sel, «nessuna lista a sostegno di Giachetti». Lo sfidante di Giachetti alle primarie, Roberto Morassut, che un minuto dopo i risultati ha assicurato lealtà e impegno per il candidato vincente oggi dice che è necessario «un momento collegiale aperto a tutte le nostre forze per impostare la campagna elettorale con dei contenuti riconoscibili, con una linea di grande apertura delle nostre liste e con la capacità di guardare sia sul fronte moderato sia alla nostra sinistra». Nei giorni scorsi ha incontrato Giachetti, un primo contatto in vista della campagna elettorale, ma niente di più. «Non ho avuto alcuna proposta formale di coinvolgimento - spiega -, tanto meno sarò io a chiederla».
Mercoledì scorso c' è stato anche l' incontro con i radicali (Giachetti affonda lì le sue radici politiche) e come ha spiegato il segretario, Riccardo Magi, anche in questo caso «si è trattato di un primo incontro per fare il punto dopo le primarie. Come ha dichiarato anche Emma Bonino tra i candidati Roberto è il più adeguato ad affrontare la sfida del governo di Roma. Nel nostro incontro ci siamo confrontati sul contributo che, come Radicali, possiamo dare a questa sfida, alla luce del lavoro significativo che inquesti anni abbiamo portato avanti nella Capitale, in Consiglio comunale e anche fuori».
Sarà una campagna elettorale da giocare quartiere per quartiere, anzi porta a porta, perché la rimonta non è semplice e Giachetti, che Roma la conosce come le sue tasche, sa che soprattutto nelle periferie il voto potrebbe deviare verso il M5s e l' ultima candidata in campo, Giorgia Meloni, che già si sente come la Lupa di Roma. Per ora prevale il fair play, tanto che il candidato dem le augura, tanto per restare in tema, «in bocca al lupo». Sono amici, aggiunge, «ma politicamente siamo agli antipodi, è la prima volta che ci troviamo faccia a faccia in una sfida politica». In questi giorni sta anche chiamando consulenti per scrivere il programma elettorale con cui presentarsi alla coalizione e agli elettori, ma su una cosa ha le idee chiare: dopo aver letto il rapporto di Cantone, è convinto che sia necessario proseguire sulla strada tracciata dall' assessore Alfonso Sabella: «centrale unica di committenza, una programmazioneminuziosa degli interventi, controlli più diffusi, efficaci e soprattutto tempestivi, selezione dei dirigenti basata sulle capacità e a un' adeguata formazione professionale dei dipendenti». 


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