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Comune, è testa a testa Raggi e Giachetti oltre quota 21 per cento


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Roma, 18-03-2016
Fonte: La Repubblica

NON è mai stata più incerta di così la partita sul sindaco di Roma. Non solo per la frantumazione degli schieramenti, il proliferare degli aspiranti al soglio capitolino e l' indecisione degli elettori, che raggiunge il suo apice nel campo del centrosinistra con il centrodestra staccato di poco: a dimostrazione che la traumatica deposizione di Ignazio Marino e i disastri di Gianni Alemanno sono tutt' altro che un ricordo lontano. Se il trend registrato a tre mesi dalle urne verrà confermato, a decretare la vittoria sarà infatti una manciata di voti. A riprova di un match apertissimo, ancora tutto da giocare. Che vede in corsa per l' ambito ballottaggio ben quattro candidati, chi più chi meno in grado di aggiudicarsi la volata finale. Distanziati, al momento, da pochissimi punti uno dall' altro.
A fare la differenza saranno dunque gli incerti, più del 30% dei romani, che ancora non sanno se andranno a votare e per chi. La maggior parte dei quali, quasi il 38%, sono di centrosinistra, il 33,2% di centrodestra. In base alla fotografia scattata su un campione di 1.186 romani intervistati tra il 14 e il 16 marzo da Izi spa, istituto di ricerca cittadino specializzato in sondaggi, a guidare la classifica c' è la grillina Virginia Raggi con il 22% dei voti. «Un dato che appare però sottostimato», avverte l' amministratore delegato della società, Giacomo Spaini: «Risente della poca notorietà della candidata».
Segue a un' incollatura il pd Roberto Giachetti al 21,3, «penalizzato soprattutto dalla forte indecisione dei suoi elettori: avrà tanto successo quanto più riuscirà a riconquistarli».
Ma a tallonarlo (al 19,8%) c' è la leader di Fratelli d' Italia Giorgia Meloni, «che gode invece di un tasso di notorietà altissimo».
Più distaccato, al 16,3, l' ex capo della Protezione civile sostenuto da Forza Italia Guido Bertolaso, «che i romani conoscono perché è in campagna elettorale già da un mese». Realisticamente, e sempre che il quadro non muti ancora, saranno loro a contendersi lo scranno più alto di Palazzo Senatorio.
Al resto dei concorrenti non rimarrà che raccogliere le briciole. Gli altri due competitor interni al centrodestra sembrano infatti avere scarsissime chance: il civico Alfio Marchini, nelle ultime settimane oscurato dalla telenovela Berlusconi-Meloni-Salvini su Bertolaso, appare indebolito dal suo profilo indipendente e racimola un deludente 6,3%, più di 3 punti in meno rispetto alla performance registrata alle comunali di tre anni fa.
Francesco Storace strappa invece un lusinghiero 4,1%, specie se confrontato con l' andamento della "sua" Destra, restando però sempre ben lontano dal gruppo di testa. Un discorso che vale anche per i due candidati alla sinistra del Pd. Il più temuto si conferma l' ex sindaco Ignazio Marino che, se scendesse in campo, raggiungerebbe da solo il 6,3%. Più dell' esponente di Si Stefano Fassina, fermo al 3,9.
Ma sarebbe un errore pensare che, se uno dei due si sfilasse, i voti finirebbero all' altro. E lo stesso accadrebbe nel campo del centrodestra: «Se per ipotesi Bertolaso si ritirasse per allearsi con la Meloni», ragiona il patron di Izi, «a guadagnarne sarebbe Marchini perché molti di quelli che avrebbero scelto l' ex capo della Protezione civile non voterebbero la leader di Fdi».
Tutti in ogni caso accomunati dal medesimo problema: convincere gli indecisi. Tanti a sinistra, ma pure a destra. «L' unica che deve lavorare per strappare consensi agli altri schieramenti è la Raggi», conclude Spaini. «Di elettori incerti, nel M5s, ce ne sono davvero pochi».

NOTA METODOLOGICA
Campionamento casuale semplice di tipo proporzionale per genere, classi di età. Metodo di ponderazione vincolata per sesso, età, titoli di studio, situazione occupazionale, municipio e voto espresso alle elezioni comunali del 2013. Totale interviste: 1.186


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