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Giachetti: «Con me un'altra storia Io più di rottura dei Cinque stelle»


Foto articolo
Roma, 14-04-2016
Fonte: Corriere della sera

Il completo blu, la camicia bianca rigorosamente senza cravatta, il mezzo sigaro in bocca. E, su una pila di carte, un maialino rosa di gomma, che se lo schiacci fa il grugnito: «Quello? È il Porcellum... Me lo hanno regalato quando facevo lo sciopero della fame».
Roberto Giachetti è a Montecitorio, nel suo ufficio da vicepresidente e si conceda una pausa di un’ora col Corriere. Oggi Giachetti inaugura il comitato elettorale all’ex Dogana, dove festeggiò la vittoria alle primarie: dopo di allora, per un mese, «bobogiac» era sparito dai radar.

Si era fermato il motorino?
«Ho iniziato volendo ascoltare la gente e ho anticipato quello che gli altri candidati stanno facendo ora. Questo tempo è servito a tradurre in progetti concreti alcune idee: sto già lavorando da sindaco».

Ha detto che farà la giunta il 21 maggio, da solo. Non è che poi segue il bilancino delle correnti?
«Non sarà così. Vi posso dire i criteri: niente consiglieri comunali, niente parlamentari. E avrò un city manager».

Perché un elettore Pd deluso dovrebbe votare per lei?
«Perché con me è tutta un’altra storia».

Eppure correrà «col paracadute», rimanendo vicepresidente della Camera...
«Mi pago telefonino e francobolli da solo, ho rinunciato ad auto e alloggio di servizio. Non mi servono simbologie per rispondere alla demagogia. Se avessi pensato ai soldi, non mi sarei candidato a sindaco dove guadagnerò, perché vincerò, meno della metà di adesso».

Risponde alla Raggi?
«Finora mi ero rifiutato di scaricare su Roma polemiche da Transatlantico ma ora la mia avversaria parla di cose concrete. Lei dice: “come primo provvedimento taglio la carta di credito”. E io: “come prima cosa decentro le funzioni nei Municipi”. La gente fa il confronto».

Più «rottamatore» di M5s?
«Sicuramente sono di rottura. Nella giunta Rutelli ho firmato atti e delibere senza ricevere nemmeno una telefonata di auguri da un magistrato. Sarò il primo a presentare la giunta prima del voto. Ho chiesto a tutti i candidati anche un codice d’onore: non devono avere conflitti d’interesse, devono mettere online situazioni patrimoniali e il resoconto delle spese elettorali. Mando le liste alla commissione antimafia e all’Anac. È innovazione questa o no?».

Da sindaco, cosa fa farebbe con lo sfratto del Pd da via dei Giubbonari?
«Non faccio sconti a nessuno. Se c’è una sentenza si applica, altrimenti come faccio a chiedere legalità agli altri?».

Atac come si risana?
«Il piano lo scriverà il dg. Ma dico due cose. Una direttrice è quella della manutenzione e delle officine. L’altra il recupero dell’evasione tariffaria. Sui bus partiamo dal centro: non con l’autista che fa il biglietto, ma aumentando i controllori sulle linee più frequentate. Sulle metro doppio controllo: entrata e uscita».

Dove trova 250 milioni l’anno per riparare le buche?
«Serve una programmazione degli interventi, sennò si rifà la strada, poi bisogna intervenire su una tubatura e si ricomincia. Poi meglio meno chilometri alla volta, ma con materiali migliori. Infine, inutile avere 500 appalti: uno sulla grande viabilità, 3-4 il resto».

Abbasserà l’Irpef?
«Non faccio proclami. Già mi preoccupa che la Raggi dica “abbasso le tasse” senza dire come».

Spazzamento ai privati?
«Se costa meno, ho un servizio migliore e viene preservato il personale, magari si può sperimentare».

Ciclo dei rifiuti?
«Ripartirò dalla bonifica ambientale di Malagrotta. Poi ecodistretti e l’aumento della differenziata».

Le società da vendere?
«Perché il Comune deve avere farmacie e assicurazioni? Ma ragioniamo anche su Risorse per Roma e Roma Metropolitane: la progettazione deve rientrare nell’amministrazione, con un ufficio a disposizione dei Municipi».

Lei è amico della Meloni. Cosa vi accomuna?
«L’aver fatto la gavetta. E l’idea che la politica non disperda i rapporti personali».

A cena col «nemico». Con chi?
«Virginia Raggi. Ho visto da parte sua una rigidità preventiva, invece conoscersi aiuta a rispettarsi. E poi sarebbe l’occasione per un confronto anche sul programma, che spero si faccia presto».

Per chiudere: Giachetti, dica una cosa di sinistra
«Roma Capitale della partecipazione».


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