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Giachetti, sfida in salita "Mi prendo anche i vaffa"


Foto articolo
Roma, 15-04-2016
Fonte: La Repubblica

Parte dall' ex Dogana di San Lorenzo, l' antico scalo merci dell' Urbe, il difficile viaggio di Roberto Giachetti verso il Campidoglio. Un luogo ideale, per il candidato sindaco del centrosinistra, in perfetta sintonia con lo storyteling renziano, e perciò subito ribattezzato "stazione Giachetti", a evocare quella Leopolda da cui tutto cominció.
La rottamazione della vecchia classe politica, il governo del paese, il cambiamento: suggestioni a cui il vicepresidente della Camera, inaugurando il suo quartier generale affollato di militanti, consiglieri, presidenti di municipio, parlamentari e notabili del Pd, attinge a piene mani, con il linguaggio ruvido di sempre, per rivendicare la sua storia, spiegare il senso di una missione che in tanti, qui, considerano impossibile, raccontare la rivoluzione amministrativa che intende compiere, se i romani vorranno. «Anche a costo di prendersi qualche vaffa, come mi è capitato solo qualche giorno fa, perché anche quelli servono, non bisogna offendersi, significa che devi correggere qualcosa», dice con la consueta franchezza.
Un discorso che parte da lontano, dalla sua vita di militante che a 15 anni raccoglieva firme per i referendum e distribuiva volantini, per poi approdare nel cuore della macchina comunale, prima come capo della segreteria di Rutelli e poi capo di gabinetto, anni lunghi e bellissimi, specie quelli trascorsi a preparare il Giubileo che «si è concluso senza neppure un morto nei cantieri, né un' inchiesta, neanche un biglietto di auguri per il compleanno ho mai ricevuto dalla procura di Roma», ribadisce, rivelando l' abitudine coltivata tutte le mattine: prendere il caffè con il maresciallo Iannone, capo della stazione dei carabinieri di piazza Venezia, per consegnargli le tante denunce, anche anonime, che arrivavano in Campidoglio.
La premessa per lanciare le tre parole d' ordine della campagna elettorale: entusiasmo, ché «senza non si va da nessuna parte», onestà ma anche e soprattutto competenza. Sulla quale Giachetti si sofferma per lanciare la sua sfida alla grillina Virginia Raggi, dileggiata per aver dichiarato che per prima cosa lei «strapperà la carta di credito in uso al sindaco», mentre lui non ne ha bisogno, «basta non ritirarla quella carta» e mettersi subito a lavorare «ventre a terra per risolvere i problemi dei cittadini». Perché «la mia storia parla per me: io da vicepresidente della Camera ho rinunciato all' auto di sevizio, all' appartamento riservato, viaggio in seconda classe», non è certo la rinuncia ai privilegi a spaventarlo, anzi.
Applaudono i militanti, i parlamentari da Zanda alla Bonaccorsi accorsi a sostenerlo, sorride il governatore Nicola Zingaretti. Il segno che il partito c' è e sta con lui. Nonostante l' ostinazione a volere «liste pulite e rinnovate» che spaventa molti, la determinazione a fare «ciò che non è mai stato fatto prima: presentare la giunta il 21 maggio, 15 giorni prima delle elezioni, che metterò su Facebook in modo che i cittadini possano conoscerli e valutarli per poi votare non solo la mia faccia, ma un' intera squadra».
Dice che la sua «ossessione quotidiana» sarà «restituire mezz' ora di vita ai romani» quella oggi spesa a districarsi nel traffico o ad aspettare un autobus. E perciò sulla mobilità arriveranno più corsie preferenziali e soprattutto telecamere, parcheggi di scambio e, finalmente, la chiusura dell' anello ferroviario. Ribadisce che le «Olimpiadi si faranno perché sono una grossa opportunità per migliorare la città, riqualificare i quartieri, rigenerare strutture che ora sono abbandonate a se stesse» come lo stadio Flaminio.
«Non dobbiamo avere paura», ripete più volte Giachetti, soprattutto «di toccare qualcosa per timore di trasformarla in merda. Noi siamo in grado di trasformare la merda in oro, come abbiamo dimostrato in passato», urla.
Perciò lo slogan ideato dalla Proforma, l' agenzia cui Renzi ha affidato tutte le sue campagne, gli piace: «"Roma torna Roma" significa che se questa straordinaria città torna a essere se stessa, non c' è n' è per nessuno»


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