Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, scorrendo o ricaricando questa pagina, ovvero cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy


 
HOME CHI SONO ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA VIDEO #ROMATORNAROMA
Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Giachetti tra gli spacciatori: il Pigneto non va militarizzato


Foto articolo
Roma, 20-04-2016
Fonte: Il Messaggero

IL CASO
«Avvocato? Ministro?». Roberto Giachetti (quasi in incognito) appena mette un piede al Pigneto viene subito salutato dal comitato d' accoglienza: un gruppo di spacciatori nordafricani, che penzola sulle panchine dell' isola pedonale. Intorno, il quartiere che vive tra gli aperitivi radical e un menù della droga da rave party perenne, prova a godersi il tramonto. Poi si vedrà.
Perché il Negroni accompagnerà una notte, con poche regole, sirene (poche) delle forze dell' ordine, le lamentele dei residenti, vie limitrofe che è meglio non frequentare a una certa ora, soprattutto se sei donna. Il candidato del Pd guarda gli spacciatori, e loro capiscono che no, non è il cliente giusto. Avanti il prossimo. I ciceroni del candidato renziano intanto continuano a raccontare l' andazzo. Gli dice Andrea con un mazzo di mail stampate in mano: «Ogni giorno cerchiamo la prefettura, questo posto è invivibile, gli interventi sono spot, serve una forza speciale. La farmacista della zona è costretta a vendere siringhe per evitare i contagi». Il candidato del Pd al municipio V, Alessandro Rosi, prova a buttarla giù così: «La dimensione del degrado non è più personale, qui».
Giachetti cammina. I ragazzi lo guardano. C' è chi lo riconosce. Un paio si alza per salutarlo («E' in campagna elettorale, figurati», è la stoccata proveniente da un mojito).

LA PROPOSTA
Il tour di ascolto continua nella piccola via Pesaro. Dove lo attende il gelataio. Gli spacciatori (dopo gli africani, adesso la piazza, la bassa manovalanza, è in mano alle bande dell' Est) durante la notte ha segato la pianta di vite che l' esercente aveva piantato.
«E' un attacco mafioso», insiste, continuando a raccontare la giornata tipo: «La mattina arrivano gli eroinomani, la sera chi cerca il fumo, la notte cocaina e via discorrendo». Il gelataio guarda Giachetti: «E qui dentro i bambini non entrano più». Arriva un altro residente: «Non farò un figlio finché vivo qui». Spesso la roba viene nascosta con dei magneti sotto le auto. Se il proprietario arriva per spostarla rischia l' aggressione.
Giachetti dice che non «serve militarizzare il quartiere, ma il degrado deve indietreggiare facendo avanzare la vita normale, poi certo più controlli». I cinema della zona sono chiusi, la biblioteca se la passa male. Un gruppo di residenti (compaiono nell' ordine: un fotografo, un regista e una scrittrice) dice che la cultura può dare una mano.
Alle 20.30 stop al tour. Il candidato: «Ci rivedremo con più calma, tra poco».


Non ci sono commenti - Commenta l'articolo commenta