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Giachetti, la carica dei 300 Il Pd punta sui candidati civici


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Roma, 21-04-2016
Fonte: Il Messaggero

LO SCENARIO
Sono trecento. Giachettiani, e non spartani. E si preparano a una battaglia - la conquista del Campidoglio - che al confronto le Termopili furono una scampagnata. Il renziano che non pensa ai sondaggi («Valgono solo le percentuali del primo turno») ha consegnato nelle mani di Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia, tutti i candidati delle sette liste che lo sostengono («Bene, che lo facciano tutti», è stato l' auspicio della Bindi).
Circa 300 appunto. «Obiettivo 30 %», sussurra Matteo Orfini, che ha chiuso in serata la lista più complicata: quella del Pd. Che si affida alle parole di Pier Paolo PasoliniE tu splendi, invece, Roma») per provare la remontada.
Nella foto della campagna (scattata dal giovane Lorenzo Pesce) c' è una bimba a piazza San Lorenzo che corre, un modo per ribaltare l' immagine del New York Times della giovane turista tra i rifiuti. Erano i tempi di Mafia Capitale. In Campidoglio c' era Ignazio Marino. E' passata un' era geologica.

I DEMOCRAT
E la lista del Pd punta proprio a questo: dimenticare (gran parte) quella stagione politica. «Non ci sono mostri», scherza ma non troppo Orfini. La capolista è Piera Levi Montalcini. Dopo la nipote del premio Nobel, consigliere comunale uscente a Torino, c' è, come anticipato da Il Messaggero , Paola Concia. L' ex parlamentare, che ora vive con la moglie in Germania dove lavora alla Camera di Commercio, ha confidato di essere stata chiamata direttamente da Matteo Renzi per dare una mano a Roma. E poi per tentare di dare voce a tutto il mondo Lgbt, dopo il no a Imma Battaglia. In terza posizione un altro civico: Cristiano Davoli, presidente dell' associazione Tappami, passata agli onori delle cronache per il lavoro di volontariato nelle buche della città. Il resto sono una decina di consiglieri comunali uscenti, giovani leve provenienti dai municipi e altre storie romane (l' ex esodato, la partita iva, la dirigente scolastica, il titolare di una palestra). Una lista, appunto, più civica che politica. Con una predominanza femminile: 25 a 23. C' era una volta il Pd, (o almeno il vecchio Pd).

I CIVICI
All' ora di pranzo, Giachetti ha alzato il velo sui 48 della lista del sindaco, che rappresentano «una società sana e operosa». Le teste di serie sono lo scrittore-insegnante Marco Lodoli e l' ex campionessa di nuoto made in Tor Bella Monaca, Alessia Filippi. Tra i 48 anche gli ex consiglieri comunali della Lista Marino, Svetlana Celli (che si dimise per far cadere «Ignazio») e Franco Marino (che non lo fece). Proprio quest' ultimo, chansonnier per passione, dopo due anni a elaborare testi per il chirurgo dem ieri ha confessato: «Ho la canzone, ma questa volta è per me». Una lista «dal 5 per cento» si augurano un po' tutti. In corsa anche Marco Wong, rappresentante della comunità cinese ( in un certo senso l' anti Pivetti), Liliana Grasso, del gruppo di Fabrizio Barca; Stefania Gliubich Wikiroma. C' è anche chi usa il doppio cognome attira preferenze: Eleonora Talli-Giottoli, in onore dello zio Giuliano, ras della Dc fanfaniana. Nelle altre liste nessuna sorpresa. Da quella dei moderati chiamata Piu Roma e capeggiata da Maria Fida Moro alla lista dell' IdV con il primo nome di Luca Testarelli. Poi c' è quella dei Verdi con il primo capolista Giobbe Covatta; quella dei Radicali con in testa il segretario Riccardo Magi. E infine la lista socialista 'Una Rosa per Roma-Laici, civici e socialisti con il giornalista Aldo Forbice capolista.

L' AFFONDO
Basteranno questi trecento candidati, comunque un record finora, per ribaltare una partita molto complicata. L' ansia di non arrivare al ballottaggio c' è. Anche la grillina Raggi adesso ha cambiato strategia: non parla più alla destra, ma alla sinistra delusa. Giachetti nei suoi discorsi pubblici e privati dice che è dura ma assicura che «i sondaggi valgono il giusto». A consolare la compagnia c' è un precedente, ricordato proprio dal vicepresidente della Camera. «Alle Europee del 2013 tutti davano per certa la valanga del M5S, poi alla fine il Pd prese più del 40%».


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