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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Oriente-Occidente: il nuovo inizio di Obama


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Roma, 05-06-2009

Chi ancora aveva dei dubbi sul nuovo corso avviato da Barack Obama nelle relazioni internazionali e nella ricostruzione d’immagine della maggiore potenza mondiale si sarà ricreduto dopo il discorso di ieri al Cairo. Il presidente degli Stati Uniti ha invocato e promesso un new beginning (un nuovo inizio) nei rapporti con l’Islam, e da ottimo comunicatore qual è, ha scelto un tempio di studio e di cultura come l’Università per marcare quella che è una svolta prima che politica tutta culturale.

A differenza di un predecessore votato ad una guerra perenne tra universi considerati inconciliabili, in una visione manichea per cui l’equazione terrorismo-mondo islamico tradiva uno spirito da crociata che ha acceso ed alimentato l’odio antiamericano, Obama ha scaldato gli animi dei musulmani con un discorso empatico, evocativo e tutt’altro che retorico, un discorso importante per i temi affrontati.

Non può sfuggire, infatti, il valore delle parole pronunciate in merito al conflitto arabo palestinese: «È giunto il momento per i palestinesi di concentrarsi su quello che possono costruire…Hamas gode di sostegno tra alcuni palestinesi, ma ha anche delle responsabilità..per unire il popolo palestinese, Hamas deve porre fine alla violenza, deve riconoscere gli accordi intercorsi, deve riconoscere il diritto di Israele a esistere. Allo stesso tempo, gli israeliani devono riconoscere che proprio come il diritto a esistere di Israele non può essere in alcun modo messo in discussione, così è per la Palestina. Gli Stati Uniti non ammettono la legittimità dei continui insediamenti israeliani, che violano i precedenti accordi e minano gli sforzi volti a perseguire la pace. È ora che questi insediamenti si fermino. Israele deve dimostrare di mantenere le proprie promesse e assicurare che i palestinesi possano effettivamente vivere, lavorare, sviluppare la loro società».

Non sfugge che il riferimento ad Hamas, la ferma condanna dell’occupazione dei territori da parte dei coloni, il riconoscimento del diritto dei palestinesi ad avere uno Stato, acquistano un’importanza sostanziale e altamente simbolica se pensiamo che Il Cairo è certamente la più importante capitale araba e che Obama ha parlato ad un miliardo e mezzo di musulmani sparsi per il mondo.

Il nuovo inizio sta anche in questo linguaggio cosi diretto ed immediato, capace di disegnare una strategia che, mirando ad avviare un dialogo con l’Iran, spinge gli Stati Uniti a ritagliarsi un ruolo credibile ed autorevole in uno scenario mediorientale in cui la diffidenza ed il timore verso Teheran non riguarda unicamente Israele. In ogni caso il valore del viaggio egiziano di Obama sta proprio in questa duplice volontà: ricostruire l’immagine mitologica di un’America come “ultima speranza” , parafrasando Zucconi, e mostrare al mondo che un rapporto di cooperazione e rispetto tra civiltà è il miglior antidoto all’odio ideologico e ad ogni forma di estremismo.


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