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Intervista a Roberto Giachetti «Io sono in campo, Roma non tornerà in mano alla destra»


Foto articolo
Roma, 24-04-2016
Fonte: L'Unità

Il suo quartier generale l' ha voluto aprire all' ex Dogana, allo scalo San Lorenzo. Roberto Giachetti ne ha fatto la sua stazione, aperta a tutti. Nel cortile del grande spazio post industriale ha aperto la sua campagna elettorale. Nella stanza spoglia con le panche di legno ha presentato la sua squadra, gente pulita che con lui ha stretto un patto d' onore: essere al di sopra di ogni sospetto perché a Roma non si parli mai più di Mafia capitale.
Per questo il primo obiettivo del candidato sindaco del centrosinistra romano è fermare la destra che vuole tornare. La sua prima vittoria, rivendica, l' ha già incassata: aver fatto la rivoluzione delle liste scommettendo su legalità e partecipazione. Roma medaglia d' oro alla Resistenza. Alla vigilia della festa del 25 aprile c' è un' altra volta il rischio che la capitale possa tornare alla destra. Non è questione di sondaggi, il pericolo esiste davvero. È già successo con Francesco Rutelli quando il centrosinistra perse e iniziò la stagione nera di Gianni Alemanno. «Il pericolo che Roma sia consegnata alla destra c' è e dobbiamo impegnarci tutti per impedire che si concretizzi, io sono già in campo. È un pericolo che porta con sé anche il rischio concreto che la città venga male amministrata, come è avvenuto quando è stato sindaco Gianni Alemanno. Non è più solo una questione di schieramenti o ideologie: si tratta di numeri, di scandali, di procedimenti giudiziari in corso. Per salvare questa città è decisivo intraprendere un percorso di serietà amministrativa che comporta una riforma profonda dell' amministrazione capitolina, un reale decentramento e competenza decisionale. Ad oggi sono l' unico ad affrontare la campagna elettorale con la consapevolezza dell' amministratore, di chi sa che non basta promettere, ma ci sarà da agire. Sono sicuro che, il giorno delle elezioni, i romani sapranno riconoscere le differenze e renderanno merito alla storia democratica e antifascista della nostra città».

La candidata di Fratelli d' Italia, Giorgia Meloni detto chiaro: "Io non sono fascista. Distinguo l' antifascismo storico da quello politico. L' antifascismo nella storia repubblicana è qualcosa che guardo con sospetto perché è stato usato per ammazzare gente". Che risponde il candidato del centrosinistra?
«La democrazia italiana, quella che permette alla Meloni di esprimere le sue opinioni liberamente, nasce dalla resistenza al nazifascismo. La Resistenza ha avuto anche il merito di aver dato mutuo riconoscimento ad esperienze politiche e sociali assai diverse, unite dalla tensione verso la liberazione dal nazifascismo, e di aver avuto vita grazie alla partecipazione di donne e uomini uniti da un comune sentire. Quella esperienza fondativa della nostra Repubblica e quei valori sono - e devono restare - ancora attuali. Il resto sono chiacchiere».

I mali di Roma sono sotto gli occhi di tutti. Mafia capitale ha saccheggiato le casse comunali rubando le risorse ai cittadini. E una volta scoperchiato, lo scandalo ha bruciato quel poco di fiducia che restava nella buona politi ca. Il Pd ha fatto il mea culpa. Ma la destra dell' ex sindaco Alemanno, la casa della candidata Giorgia Meloni, non ha fatto altrettanto. Secondo lei non è grave? Perché i dem romani lo ricordano poco?
«Il Partito democratico ha preso consapevolezza degli errori e fatto pulizia, immediatamente. Questo dimostra di avere una classe dirigente in grado di prendere in mano la situazione, senza paura, e la voglia di essere una risorsa di governo per la città e per l' intera nazione. Sull' atteggiamento della destra romana di nascondere la polvere sotto il tappeto e non fare i conti con i propri errori, in molti casi enormi, nutro sincera preoccupazione. Roma non può permettersi una stagione "allegra" come quella vissuta tra il 2008 e il 2013. I cittadini sono troppo stanchi. La macchina amministrativa è allo sbando. Senza una guida vera, una amministrazione trasparente, e senza la partecipazione delle cittadine e dei cittadini, la città rischia di affondare. E la capitale d' Italia non merita questa fine».

Virgina Raggi, la grillina che è andata a Milano a consultarsi alla Casaleggio associati, è l' altra mina sulla sua strada. Anche lei piace alla destra e può prenderne i voti. Come la giudica?
«È difficile giudicarla, perché oltre agli slogan, che le avranno insegnato a Milano alla Casaleggio associati, non ha ancora detto nulla di concreto. Vedo una campagna basata su facile battute populiste come quella sull' eliminazione della carta di credito, ma nulla che dimostri di conoscere i problemi della città e di sapere come affrontarli. Ecco, la Raggi si ferma ai preliminari dell' amministrazioni, agli slogan della rete. Le urgenze di Roma sono altre e richiedono capacità che la candidata pentastellata non ha dimostrato neppure nella sua esperienza da consigliera comunale».

Ha fatto della legalità la sua bandiera. Ha voluto liste pulite e le ha portate all' Antimafia. La rottura con il passato convincerà i romani o è arrivata troppo tardi?
«È la prima volta che un candidato presenta pubblicamente le sue liste e con così largo anticipo. È stato fatto un lavoro poderoso. La trasparenza sulle liste dimostra una trasformazione radicale, profonda che inaugura una nuova fase. Ci sono volti nuovi e giovani, persone che si impegnano nella vita civile della città. No, non è troppo tardi. Anzi, la capacità di rinnovamento del Pd risalta ancora di più rispetto agli immobilismi, i tatticismi e le conventicole (che siano sul web o meno, non cambia poi tanto) che vengono riproposte dalla destra e dai grillini».

Un altro suo assillo è la rivoluzione delle piccole cose. Regalare mezz' ora di tempo ai romani ha promesso già nei giorni delle primarie. Non è un approccio minimalista rispetto alle emergenze della città?
«A me sembra che i romani abbiano compreso perfettamente. Rendere più veloci i mezzi pubblici, aumentare la frequenza delle metropolitane, digitalizzare i servizi e i pagamenti, permettere di sapere subito quali documenti sono richiesti per istruire una pratica od ottenere una licenza rappresentano una rivoluzione del modo in cui il cittadino si relazione all' amministrazione. Restituire il tempo che viene perso per le inefficienze del sistema non è affatto minimalismo, è avere ben chiaro in mente dove si annidano i problemi della città e cosa serve per superarli. Quando poi, effettivamente, un romano che lavora a Prati e vive all' Eur invece di rientrare dal lavoro la sera alle 19, rientrerà alle 18.30, vedremo se era minimalismo la mezz' ora restituita ai cittadini».

Le liste, la sua civica, quelle collegate, quella del Pd romano hanno un segno in comune. Aver fatto spazio alla figura del cittadino. Volti non noti ma gente impegnata nei quartieri, nelle associazioni. Il dem romani hanno messo in lista Cristiano Davoli che ha preso bitume e carriola e ha cominciato a tappare le buche. Cos' è la ritirata dei politici? Dietro c' è davvero una rivoluzione?
«Se per ritirata intende una nuova forma di politica basata sulla partecipazione civile e non sull' appartenenza alle correnti, allora sì. Ed è la rivoluzione della politica come coinvolgimento dei cittadini per la gestione del bene comune. La considero la mia prima vittoria personale, quella di aver spinto su questa rivoluzione e aver trovato terreno fertile nella coalizione che mi sostiene. Questo è un altro motivo per misurare le distanze tra noi e gli altri, per i quali l' idea di partecipazione al massimo è legata ai click sul mouse».

Lei ha detto che al ballottaggio ci arriva e non farà patti con nessuno. Ma la sinistra divisa a Roma non vince.
«Ho tenuto sempre aperta la porta di un accordo, anche quando in cambio ho ricevuto solo schiaffi da chi interpreta le elezioni a Roma come l' antipasto del voto politico. Alcuni hanno capito che in ballo c' è il destino di Roma e di chi la abita, e con loro il dialogo è proseguito, altri hanno deciso, invece, di portare avanti una battaglia che poco o nulla ha a che fare con il bene della nostra città. Ci sono principi che dovrebbero appartenere a chiunque voglia dirsi di sinistra: onestà, partecipazione, competenza, attenzione al sociale, trasparenza, lotta alla corruzione e alla criminalità. Questa è la mia storia e quello che voglio per Roma. Quindi avanti, non si può aspettare oltre. Roma torna Roma».


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