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Intervista a Roberto Giachetti «La mia Roma è come Totti Non si arrende mai e rimonta»


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Roma, 25-04-2016
Fonte: Il Tempo

Una rivoluzione in Campidoglio. Roberto Giachetti, candidato sindaco del Pd, non si cura di sondaggi e avversari, ma va dritto come un treno, concentrandosi sul suo programma per Roma. Ieri il vicepresidente della Camera ha compiuto 55 anni. Un compleanno passato a Milano, ospite in tv di Barbara D' Urso, e in compagnia dei figli.

Onorevole Giachetti, una giornata tutta per lei con la famiglia è sicuramente il più bel regalo di compleanno. A parte questo, cosa vorrebbe ricevere?
«Bella domanda... C' è Roma -Napoli e andrò all' Olimpico: vorrei un' altra doppietta di Francesco Totti, altri cinque minuti come quelli con il Torino».

Il capitano è sempre il capitano. Davvero lo porterebbe con lei in Campidoglio? Che ruolo gli assegnerebbe?
«Non so cosa voglia fare Francesco. Lui rappresenta una bellissima immagine della città, soprattutto per l' attenzione che rivolge verso i più deboli. È il simbolo di un impegno sociale costante. Andrei con lui e con Alessia Filippi nelle periferie, lo sport può essere una leva fondamentale per favorire l' aggregazione sociale in territori in cui i giovani crescono in strada e abbandonati».

Totti accetterà? L' ultima giornata di campionato è il 15 maggio, lei annuncerà la giunta il 21. I tempi ci sarebbero.
«Credo giocherà ancora una stagione. Ma se verrò eletto farò il sindaco per cinque anni, quindi quando avrà tempo e voglia se vuole dedicarsi alla città le porte sono aperte».

Non crede che le lacrime dei tifosi all' Olimpico vadano oltre il significato sportivo e ne assumano uno quasi sociologico: Totti come simbolo della Roma che vince, che ce la fa, che non si arrende?
«I tifosi sono una comunità che si indentifica nel suo capitano, una persona capace con le sue gesta sportive di risollevare uno stato d' animo depresso. Non va sottovalutato il ruolo di Spalletti nella rinascita della Roma. Però Totti incarna l' orgoglio e la forza di una città che ci crede. La Roma che voglio costruire è così: una città che ci crede fino alla fine, che ribalta il risultato sfavorevole e vince».

Lei ci crede. Anche il Partito democratico?
«Il Pd ha subìto una grande metamorfosi, prima col commissariamento, poi con il lavoro di Barca. E anche sulle liste abbiamo fatto una scelta di rottura con il passato, presentandole in anticipo, mettendole online, portandole in commissione Antimafia. Anche la mia vittoria alle primarie è di rottura».

È il primo candidato sindaco non bettiniano...
«L' obiettivo è cambiare totalmente il modo di fare politica. La mia è una rottura anche sul metodo: voglio annunciare la giunta il 21 maggio senza coinvolgerei partiti, senza contrattare. Quando mi insedierò in Campidoglio avrò una squadra già pronta. In giunta non porterò consiglieri comunali. L' obiettivo è smetterla con la politica politicante. È normale che qualche mal di pancia ci sia, ma noi andiamo avanti, non facciamo come Raggi e Meloni che contrattano tutto o con Casaleggio o con Salvini, che fanno prendere ad altri le decisioni. Ad esempio, Raggi e Salvini non vogliono le Olimpiadi, io sì e ci ho fatto anche i manifesti».

Veramente il radicale Magi, che la sostiene, vorrebbe il referendum.
«Sì, sta raccogliendo le firme. Certo un referendum consultivo andrebbe fatto prima, ma io sono favorevole ai Giochi e vado avanti. Ogni scelta fatta sinora mette in evidenza la mia autonomia dai partiti, chi mi ha scelto alle primarie lo ha fatto perché sa che sono fatto così».

I suoi avversari dicono che lei è un candidato senza programma. Perché?
«È una favola che va avanti da quando ho avviato la campagna d' ascolto. La città è stufa di promesse non realizzate. Nel cambio di metodo voglio proporre un approccio nuo vo: ascoltiamo persone, introduciamo partecipazione e condivisione. Ora tutti gli avversari stanno facendo la campagna d' ascolto: sono partiti dopo».

Il programma quindi ce l' ha.
«Certo».

Primo punto.
«Riforma della struttura amministrativa realizzando un decentramento vero. Trasferirò ai Municipi competenze, risorse e personale, ormai i presidenti sono veri e propri sindaci e devono rispondere ai cittadini con poteri adeguati. La macchina centrale sarà così più leggera, occupandosi prevalentemente di programmazione e controllo».

Secondo punto.
«Trasparenza con l' open data e un nuovo sito internet del Comune, quello attuale lo feci io oltre vent' anni fa con Rutelli sindaco. È mia intenzione poi introdurre strumenti di partecipazione diretta, in modo tale che tutti, dal sindaco ai dirigenti, condividano i piani con la popolazione. Roma è piena di progetti calati dall' alto, studiati in qualche ufficio e non apprezzati dai cittadini. All' inizio sarà faticoso, lo so, ma alla lunga ci farà risparmiare tempo evitando malumori e proteste».

Capitolo mobilità.
«Voglio aprire un tavolo col governo su tempi e tracciati. Decideremo dove deve arrivare la Metro C ed entro quando. Se fare o meno la D. Se avviare il prolungamento della linea B da Rebibbia a Casal Monastero. Inoltre punteremo sui tram, a partire dal prolungamento dell' 8 fino a Termini».

E dove lo farà passare? Sui Fori pedonalizzati da Marino?
«O lì o su via Nazionale. Certo i Fori rappresenterebbero un percorso più suggestivo per i turisti che vanno e vengono dalla stazione, bisogna verificarne compatibilità e fattibilità. Inoltre punteremo su nuove linee: Centocelle-Termini, Ottaviano-piazza Ungheria, Marconi -Ippolito Nievo. Poi col governo dovremo discutere finalmente della chiusura dell' anello ferroviario, trasferendo leim prese coinvolte che sostan zialmente sono tutte sfascia carrozze».

È d' accordo con l' idea della Regione Lazio di affidare la Roma-Lido ai francesi?
«Non credo l' idea sia proprio quella. Comunque voglio vedere il piano. Ho in mente un grande progetto per Ostia per rilanciarne l' offerta turistica valorizzandone il mare e i beni archeologici e culturali. Serve un progetto speciale per Ostia che includa Fiumicino e il resto della città».

Il X Municipio è e resterà commissariato. Pensa di istituire una delega ad hoc per il Lido di Roma?
«Ridisegnare la struttura amministrativa del Campidoglio contempla anche rivedere il complesso delle deleghe, serve un filo logico nuovo».

Con la Regione dovrà anche discutere dell' emergenza rifiuti.
«La prima cosa da fare è avviare la bonifica di Malagrotta, non basta averla chiusa. Inoltre avvieremo un programma spinto per implementare la raccolta differenziata e per far funzionare bene i due impianti Acea di Colleferro e San Vittore che da soli bastano e avanzano. Dobbiamo poi puntare sugli ecodistretti: oggi paghiamo per inviare l' immondizia all' estero, dove ci guadagnano. Dobbiamo arrivare a chiudere il ciclo dei rifiuti».

Quasi tutti i suoi avversari promettono di abbassare le tasse. Giorgia Meloni invece dice che con un debito di 12 miliardi è impossibile. Qual è la sua strategia?
«Il tema delle tasse entra nella carne viva dei romani in difficoltà. Ma non mi azzardo apro mettere nulla: voglio prima studiare a fondo i conti. Il tema è legato anche alla rinegoziazione del debito e alla revisione del patto di stabilità. Il problema sono gli investimenti: abbiamo romani che hanno vinto un concorso e non vengono assunti perché non ci sono soldi. Ma prima di chiedere al governo qualsiasi cosa dobbiamo far quadrare i conti comunali. Ad esempio oggi spendiamo solo il 30% dei finanziamenti a disposizione. Dobbiamo essere in grado di spendere i fondi europei che provengono dalla Regione e per le Città Metropolitane. Come il governo nazionale con l' Ue, prima facciamo i compiti a casa, poi affronteremo i temi aperti con Palazzo Chigi».

Alcuni sondaggi la danno dietro la Meloni, altri al ballottaggio e uno addirittura davanti alla Raggi.
«Rispetto i sondaggisti, ma ultimamente sono stati poco affidabili. Oltretutto ogni rilevazione certifica un 60% di indecisi. In un mese tutto può cambiare. Io sono tranquillo: andrò al ballottaggio, me lo dice la gente».

Contro chi?
«È uguale, rispetto tutti. Sono sicuro che alla fine la gente capisca da sola e si regoli di conseguenza valutando la mia onestà la mia competenza».


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