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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Fecondazione assistita: se si usasse la ragione si eviterebbero danni e brutte figure al Parlamento


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Roma, 03-04-2013

La sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato quella parte della legge 40 relativa ai limiti al numero di embrioni che possono essere impiantati ed ha giudicato incostituzionale il fatto che il trasferimento di questi ultimi possa avvenire pregiudicando la salute delle donne, non è certamente una sorpresa. Chiunque abbia letto il testo della legge sulla fecondazione assistita, chiunque abbia avuto voglia di fare un confronto con la legislazione degli altri paesi europei in materia, si è reso conto che la normativa italiana non ha eguali sia sul piano di un intervento altamente invasivo nella vita delle donne che scelgono questi difficili percorsi sia perché risponde ad una visione etica dello Stato che contrasta apertamente con i fondamenti di laicità sanciti dalla nostra Costituzione.

Il Parlamento ha impiegato mesi di discussioni e di falliti tentativi di mediazione tra schieramenti opposti e trasversali che hanno preteso di poter estendere a tutti, a tutte le famiglie coinvolte in scelte cosi delicate, il proprio orientamento ed i frutti della propria famigerata libertà di coscienza. Un Parlamento che – è davvero il caso di dirlo – ha legiferato, si è diviso, ed infine si è espresso su posizioni più adatte ad uno Stato confessionale in una materia che proprio perché piena di implicazioni legate alla vita e alla salute delle persone, seppur viva e presente nel dibattito pubblico, non dovrebbe di per sé monopolizzare l’agenda politica né soprattutto, divenire fonte di scontro – come si è di fatto verificato - tra guelfi e ghibellini.

Non può dunque stupirci che la Consulta abbia respinto i punti chiave di una legge che anziché guardare al rispetto della Costituzione è stata deliberatamente fondata su dogmi di tipo etico religioso, come ha ricordato ancora una volta il Presidente della Camera Fini, sempre più attento ad onorare pienamente la propria funzione istituzionale ribadendo il valore irrinunciabile della laicità come cardine dell’azione pubblica e politica nel nostro paese. La fedeltà ai dettami di uno Stato laico ci impone sempre di ragionare sapendo che quanto più alto è il livello del tema etico trattato, tanto meno il legislatore può pretendere di intervenire con la mannaia su tali questioni. Questo non significa voler svilire o sottrarre alla vita politica e sociale il valore di questi temi, ma vuol dire saper riconoscere un limite all’attività del legislatore. Ebbene la legge 40 ha imboccato una direzione ostinata e contraria in questo senso.

Ciò che però stupisce ancora di più è la china che il Parlamento sembra aver preso anche per quanto riguarda il provvedimento sul testamento biologico discusso in Senato, che pretende di stabilire ex lege le modalità del trattamento sanitario e che nega al paziente “in condizione estrema di fine vita” la facoltà di esprimersi sull’idratazione e l’alimentazione artificiale. Ci ritroviamo allo stesso punto rischiando cosi di riprodurre in fotocopia un copione identico, con il risultato inevitabile di un’ulteriore ed ovvia bocciatura da parte della Corte Costituzionale. Un organo che, peraltro, sulla materia ha già avuto modo di pronunciarsi, seppur in un’ottica procedurale e metodologica, quando è intervenuto sul conflitto di attribuzione sollevato, dal Senato prima e dalla Camera poi, contro la sentenza del tribunale di Milano sulla vicenda Englaro. Vogliamo quindi che il Parlamento continui a trattare argomenti che riguardano la vita e la morte delle persone, con la pretesa di invadere un ambito di libertà personale tassativamente sancito e garantito dalla Costituzione, sapendo già di scontrarsi con l’inevitabile bocciatura da parte del supremo organo di vigilanza?

Io credo che Camera e Senato debbano fare i conti con questa sentenza della Consulta e debbano considerarla un chiaro warning per non replicare, con la legge sul testamento biologico, i medesimi errori. In caso contrario avremmo per l’ennesima volta la fotografia di un Parlamento che viaggia per conto proprio sia rispetto al comune sentire che, fatto ancora più grave, rispetto a quanto previsto dalla nostra Costituzione.


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