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Roma, scontro tra la Raggi e Giachetti


Foto articolo
Roma, 01-06-2016
Fonte: La Repubblica

LA PAGELLA DI GIACHETTI:
6+ Punta sulla sincerità a tutti i costi, confessando di non sapere se si sarebbe fermato vedendo Sara di notte in via della Magliana, e resta immerso nella parte del caposcout - sia pure con la barba lunga - che resta ottimista di fronte a qualunque sondaggio. Camicia bianca sbottonata (unico dei tre uomini senza cravatta) promette mille telecamere come a Parigi per rendere Roma più sicura e 100 playground nei parchi, ma non ha nessun coniglio da tirar fuori dal cilindro. Avrebbe la possibilità di dare una stoccata a Marchini e invece preferisce il fair play, domandandogli con un sorriso: "Ma chi te l' ha fatto fare?".
Caccia grossa a Virginia Raggi. Era questa l' intenzione dei quattro principali sfidanti al soglio capitolino: trasformare il primo e unico confronto pubblico che, dopo una fuga lunga tre mesi, l' aspirante sindaca del M5s ha accettato di sostenere, in un inseguimento alla lepre grillina. Per stanarla. Inchiodarla alle sue contraddizioni. Svelarne l' inconsistenza di amministratrice. Ma le rigide regole di ingaggio stabilite da Sky hanno rischiato di sventare il piano. Consentendo anzi all' avvocata pentastellata, per lo meno al principio, di partire all' attacco. Contro i partiti, paragonati a Mafia Capitale, «che si sono spartiti la torta in tutti questi anni». Contro gli avversari che giurano, tutti, di abbassare le tasse: «Una promessa meschina in campagna elettorale».
Contro i loro redditi da imprenditori («All' incirca un milione di euro» dichiarato dal civico Alfio Marchini) e parlamentari (intorno ai 100mila per Roberto Giachetti, Stefano Fassina, Giorgia Meloni): «Io sfiguro davanti a cotanta ricchezza!», esclama la Raggi. Replicando, ma senza neppure un sorriso, alla battuta della leader di FdI, che illustrando il suo 730 aveva scherzato: «Io guadagno 98mila euro lordi, ho una casa di 48 metri e un gatto, ma non so se vale». Un botta e risposta dal ritmo serrato: senza cravatta il candidato piddino, al contrario degli altri due uomini; in giacca nera e camicia rossa le due donne, con sfumature diverse però. Tutti più o meno concordi sulla necessità di rinegoziare l' enorme debito di Roma per recuperare risorse per gli investimenti, tranne la pentastellata, che chiede invece un audit della gestione commissariale per capire cosa ci sia finito dentro.
Ma d' accordo con Fassina e in disaccordo con gli altri sul no alle Olimpiadi: «Io credo che oggi Roma debba pensare all' ordinario». Per Giachetti, invece, «sarebbe criminale non utilizzare questa opportunità straordinaria». Poche scintille, ma piuttosto accese. Innescate, a proposito dei rifiuti, dal solito ritornello della grillina: «I partiti hanno trattato Roma come una discarica», ha attaccato la candidata 5 Stelle.
«Noi abbiamo chiuso Malagrotta, noi dei partiti di cui parli tu», ha replicato a brutto muso il piddino Giachetti, «lei la deve smettere di buttarla in caciara. La mia persona è limpida, la mia storia è limpida, non ho mai ricevuto una chiamata dalla procura o dalla corte dei conti». O ancora: «Onorevole Meloni, ora che si vergogna del suo passato fascista, prendendo 13 mila euro al mese come deputato perché non si è dimessa candidandosi?», chiede Raggi, «la doppia poltrona le serve come paracadute se va male?». Secca la risposta: «Il taglio dello stipendio lo risolvo andando a fare il sindaco, che come si sa guadagna molto meno di un parlamentare. Si dimetteranno invece i parlamentari M5s venuti a commissariarla con lo staff? Perché Di Battista non si è dimesso?». Con Marchini che a un certo non ne può più della lezioncina e sbotta: «A voi del M5s non vi riconosco più, avete il 60% di amministratori locali indagati». Una specie di rodeo. Al centro dell' arena, la 37enne che spera di accendere le stelle a Palazzo Senatorio. Impegnata sui trasporti a difendere la "sua"funivia in periferia, mentre Giachetti punta ad allungare la terza linea della metropolitana a nord della città, la Meloni a portare il bigliettaio sul bus per combattere l' evasione, l' imprenditore appoggiato da Fi ad ampliare la rete dei tram. Mentre i campi rom sono da «superare», ma ognuno ha ricette diverse.
Molte proposte, altrettante polemiche. Con Giachetti per nulla disposto a passare per uno eterodiretto, come la sua avversaria più temibile: «Ho dimostrato tante volte, anche con il referendum, di saper dire no a Renzi». Ecco perché, se non fosse eletto sindaco, non siederà in consiglio comunale: «Non accadrà perché vincerò io».


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