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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

In tv Raggi fa solo proclami. Giachetti: più servizi, meno tasse


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Roma, 01-06-2016
Fonte: L'Unità

A cinque giorni dal voto, la sedia vuota è stata riempita anche da Virginia Raggi, candidata 5 Stelle al Comune di Roma che, finora, aveva disertato ogni confronto tv. Nello studio romano di SkyTg24 ieri è stato possibile il faccia a faccia a cinque fra i principali attori della sfida per il Campidoglio, secondo le regole ferree del format Sky "all' americana" già collaudato, con tempi certi, nella conduzione di Gianluca Semprini. Le due candidate, la grillina Virginia Raggi e Giorgia Meloni (FdI-Lega), sono entrambe in giacca nera e camicia rossa (anche la ex An...), Roberto Giachetti, Pd e centrosinistra, romano alla mano, è come sempre senza cravatta, Stefano Fassina con cravatta rossa di Sinistra per Roma, Alfio Marchini per Forza Italia e lista civica, vestito classico e capello d'ordinanza. Estratte a sorte le postazioni sui podi all' americana e anche l' ordine delle domande. Meloni appare più simpatica, Raggi più maestrina con bacchetta e tacco 12 lei contro tutti. Un minuto e mezzo di tempo per le risposte di ogni candidato, due repliche da 30 secondi ciascuna. Abolite le scritte sulle "famiglie" politiche di appartenenza, nei "sottopancia" c' è solo il nome. La grillina si pone al di sopra di tutti contro i partiti, rivendicano la politica sia Giachetti che Fassina e Meloni. Nell' appello finale laM5S si pone come stucchevole salvatrice dai partiti associati a Mafia Capitale. Giachetti schivo chiede il giudizio «sulla nostra storia personale, sul programma e sulla squadra di persone per bene» già annunciate e non come «talent show». Meloni punta sulla veracità di destra e cita Cicerone, Fassina punta sul sociale, Marchini fa il concreto. Le domande sono incalzanti, sulle spese per Roma Meloni propone 500 milioni, Giachetti per la manutenzione stradale 50 milioni l' anno, per Fassina, almeno 100 milioni, fidejiussione per chi copre le buche, Marchini 53 milioni. Il piano anti buche per Raggi non contano i soldi ma «come si spende», Insomma, non dice un euro. Altro guaio romano il «debbito» del Comune, 12, 3 miliardi, il problema è come risparmiare e abbassare le tasse. E ancora sul traffico, Raggi non rinuncia all' idea della funivia, Giachetti rilancia le corsie preferenziali e annuncia 150 bus nuovi non inquinanti e 70 all' idrogeno, Roma Lido, e tram. bene le metro ma tanti tram tram. Si marcano le differenze sui campi rom: per Giachetti niente ruspe ma legalità e assistenza sociale, Fassina parla di integrazione con scuola, lavoro e casa fino alla chiusura dei campi; Mar chini: chiudere i campi e legalità, Raggi: campi rom uguale Mafia capitale uguale partiti (mmmhhh, fa Meloni) e pugno di ferro. Giachetti si infiamma e sfida Raggi «a confrontarsi sulla realtà e non la butti in caciara». Meloni, il nomade «nomadi». Sulla sicurezza: per Fassina non è «demagogia» promettere una città più sicura, coordinamenti fra forze di polizia e più luce per strada. Marchini vuole «l' esercito» di memoria alemanniana, e il «vigile di quartiere» berlusconiano. Raggi, riorganizzare le forze, soprattutto in periferia, il sindaco deve «alzare la voce» su dove intervenire. Meloni, donna d' ordine, attacca il governo Renzi-Alfano, distribuire meglioi presidi sul territorio, stesse parole d' ordine di Marchini. Giachetti sulla sicurezza ripropone le «mille telecamere», la luce da accendere nelle strade di zone degradate. Quasi tutti onestamente rispondono che non sanno se si sarebbero fermati a ad aiutare Sara in via della Magliana, ma richiamano all' umanità. Sulle Olimpiadi 2024 le differenze: Raggi non le vuole, «pensiamo all' ordinario» ma non dice nulla sullo Stadio della Roma (è laziale), Meloni è più possibilista sui Giochi Olimpici (sì alloStadio della Roma, da romanista), Giachetti è favorevole «un peccato sprecare occasione anche per recupero luoghi». Fassina rilancia il referendum «servono 140 milioni l' anno, così vanno avanti i soliti noti», lo stadio va fatto altrove. Marchini il cotruttore: opere per la città e si crei lavoro. Dichiarazioni dei redditi: Meloni ironica chiede due euro di sottoscrizione, 98mila euro il reddito, una casetta e un gatto, Giachetti 105mila euro, una moto e due rustici in Abruzzo. Fassina 95 mila euro, Marchini fa boom: 1 milione di euro di reddito, tronfio dei 600mila euro raccolti e chiede anche aiuti. Virginia Raggi fa la grande: 20mila euro, la macchina di suo padre, niente casa e neppure cani e gatti. Qualche attrito fra Meloni e Fassina, sulle spese elettorali, la candidata FdI ce l' ha anche con Raggi. Promettono tutti di restare consiglieri comunali, nessuno dichiara per chi voterà al ballottaggio. Da sorteggio Fassina si toglie la soddisfazione di tirare la frecciata a Giachetti: ferita Marino, «quali garanzie che non si ripeta?». Il candidato Pd ricorda che «i primi a chiedere le dimissioni di Marino sono stati i consiglieri di Sel, non si riperetà, le mie liste sono pulite, presentate per primo all' Antimafia, la giunta è nota e io ho la mia storia». Lo contro si scalda sulle domande incrociate, Marchini a Raggi «dice solo fesserie», lei ribatte con l' appello delle presenze del costruttore in Campidoglio, e a Meloni dice: «Non ti vergogna del suo passatio fascista». Previti...taciuta inizialmente nel curriculum» (immaginate se fosse capitato a Giachetti), oppure il ruolo di presidente di una società il cui azionista di maggioranza era «un fedelissimo di Alemanno, l' ex-ad di Ama, Panzironi», che raccoglieva da Buzzi (200.000 euro) i fondi per la campagna elettorale di Alemanno. Peccato che il direttore del Fatto ometta di ricordare anche l' opacità sugli incarichi professionali ricevuti prima di essere eletta dalla Raggi dall' Asl di Civitavecchia, e sui quali si è rifiutata di rispondere ai giornalisti del Fatto Loredana di Cesare, Marco Lillo e Valeria Pacelli per il libro I Nuovi Re di Roma pubblicato dalla casa editrice dello stesso quotidiano. Tornando alla Raggi, non si tratta di ingenuità, ma di una strategia precisa: catturare un elettorato che soprattutto nelle periferie abbandonate dalle politiche amministrative si sente deluso.


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