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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Ma in che paese viviamo


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Roma, 25-03-2009

A quanto sembra finalmente la Rai avrà il suo presidente. Paolo Garimberti, giornalista di lungo corso e dall’ottimo curriculum, è il nome su cui maggioranza e opposizione hanno trovato l’accordo, è la figura dal profilo giusto per rappresentare e dare un indirizzo alla televisione di stato. Ma non tutti sono d’accordo con la scelta e non nascondono delusione e malcontento. Stiamo parlando del Vaticano, che evidentemente non ha gradito la designazione di Garimberti, considerato troppo laico per poter essere “attento alle sensibilità cattoliche”, come esplicitamente chiesto dai vertici della Santa Sede. Senza contare “le antiche simpatie repubblicane” professate dall’ex direttore del Tg2, evidentemente una macchia troppo grossa perché Oltretevere ci si possa passare sopra…

Ma andiamo per ordine. Vorrei provare a mettere giù alcuni punti e dire la mia al proposito.

  1. La Chiesa cattolica ogni giorno esprime opinioni ed assume una posizione propria, favorevole o di critica non è importante in sè, su ogni atto, provvedimento o questione relativi alla vita del nostro paese. A me sta bene, ciascuno è libero di dire la sua e deve poter continuare a farlo finchè viviamo in una democrazia.
  2. Il problema è che, a differenza di quanto accadeva all’epoca della tanto vituperata Dc (che evidentemente i fondamenti dello Stato repubblicano li conosceva bene) una gran parte dell’attuale classe dirigente, in forma peraltro trasversale, si genuflette e si piega davanti alla volontà del Vaticano, abdicando al “sacro” principio della laicità dello Stato per cui la sfera pubblica e quella privata e religiosa sono realtà distinte e tali devono mantenersi, come lodevolmente ricordato di recente dal Presidente della Camera Fini.
    Questo atteggiamento a me non sta bene ma, per essere chiari, la debolezza di una classe dirigente non è eventualmente imputabile alla forza della Chiesa, quindi non credo sia colpa del Vaticano se la politica spesso si fa dettare l’agenda dai vertici della Santa Sede.
  3. Se questi ultimi pretendono di controllare e condizionare anche la scelta dell’organigramma della principale azienda di stato ai più alti livelli, se sono filtrati mal di pancia e “note di insoddisfazione” sulle scelte fatte, se ci sono stati incontri e riunioni tra la Presidenza del Consiglio e numerosi ministri per sondare il gradimento del Vaticano e del cardinale di turno persino sui direttori di testate radiotelevisive (tv che tutti gli italiani, di ogni confessione, pagano attraverso il canone), la colpa non è della Chiesa ma di chi volontariamente si sottopone a questo tipo di ingerenza.
  4. Poi però se il Papa va in Africa, tra le popolazioni martoriate e sterminate dall’Aids, e dice che il preservativo “non serve” per sconfiggere il virus e che è peccato usarlo - e mi limito a questo per carità di patria -, se qualcuno (i ministri degli esteri francese e tedesco, per esempio) ha l’ardire di criticare una posizione giudicata da molti quantomeno incomprensibile, ecco che tuona il cardinale di turno ad invocare lo scudo protettivo per un Papa “irriso ed offeso”. E’ questo che a me non sta bene, questo meccanismo perverso che fa sì che Oltretevere si possa dire tutto quello che si vuole sapendo che se poi qualcuno esprime una divergenza di vedute, automaticamente ed artatamente, la si trasforma in una offesa al Papa e al magistero ecclesiastico di cui egli è massima espressione.
  5. Volterrianamente ho sempre difeso, e continuerò a farlo, la libertà del Vaticano di far sentire la propria voce su qualunque questione interna alla politica italiana e non solo, poi però sia consentito a me, e a chi come me non condivide alcune opinioni, la medesima libertà di criticarle senza essere additato come un nemico della Chiesa e del Papa.

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