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Giachetti: come una Champions Gioco fino alla fine


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Roma, 07-06-2016
Fonte: L'Unità

«Adesso ripartiamo da zero, come se fossimo arrivati alle finali di Champions League dopo aver vinto i preliminari». E da zero significa «che siamo io e lei, io e Virginia Raggi», scandisce Roberto Giachetti nel day after della nottata elettorale vissuta all' ultimo respiro sull' altalena del secondo posto strappato a Giorgia Meloni con quattro punti in più. Il candidato del centrosinistra, 24,9%, va al ballottaggio con la grillina Raggi, in testa al 35,2%, il 19 giugno se la giocheranno. Ieri, nella sede del comitato a San Lorenzo, il candidato dem commenta che essere arrivato alle «finali» è frutto di un «lavoro straordinario», se non un «miracolo», dato il punto di partenza. Quello di una «città arrabbiata» per il degrado, schifata da Mafia Capitale, amareggiata, nella sinistra, per le modalità notarili dell' uscita dell' ex sindaco Marino. Giachetti riconosce il lavoro «di ascolto e di attenzione dei cittadini» che ha portato a un recupero costante: «Due mesi fa ero dato al quarto posto», ora è al secondo. Il passato pesa, per «le responsabilità in mafia capitale ma anche della amministrazione di questi tre anni di Marino», spiega, mentre attribuire la colpa delle difficoltà a Renzi «sarebbe ingiusto». Giachetti ringrazia gli avversari sconfitti, Meloni, Marchini e Fassina, e 320.170 cittadini che hanno votato lui e le liste di sostegno, valorizzando anche il dato personale, i 24mila voti «del sindaco». Perché la città, e la sinistra arrabbiata hanno punito il Pd romano, che è sceso al 17,2%, mentre nel 2013 era al 26%. «Se Giachetti fa Giachetti vince‚ è l' avviso di Matteo Renzi» è il consiglio degli amici che lo conoscono bene. «Ora vi farò vedere il Giachetti che fa Giachetti», avverte lui, «sono riuscito a far fare una legge elettorale» - con lo sciopero della fame - «figuriamoci se non riesco a vincere le elezioni». Perché, «adesso cambia musica», avverte. Insomma «sono contento che i partiti abbiano fatto un buon lavoro, il Pd ha fatto un' operazione di pulizia, abbiamo liste pulite, vagliate dall' Antimafia, un pezzo di città ha capito» ed è arrivato al ballottaggio, ma ora «cambia tutto. Ci sono sono io, la mia storia, la mia faccia e le mie idee, e dall' altra parte c' è Virginia Raggi», alla quale lancia un appello: «Si confronti più volte e non obblighi a rincorrerla per un unico faccia faccia. Siamo io lei, decideranno i romani». Sulle differenze di programma: il sì alle Olimpiadi per il candidato dem, per lo stadio della Roma e per il completamento delle metro C e B («lei no»), la rivoluzione della macchina amministrativa e la rinegoziazione del debito per abbassare le tasse. «Questo sono io, lei propone di eliminare le carte di credito e il baratto», attacca lui. Insomma, Giachetti punta su se stesso. Forse dovrebbe «disobbedire» in senso radicale, «essere più libero dai partiti», gli suggeriscono gli stessi dirigenti dem. Per rafforzare quell' immagine di indipendenza e libertà che è il marchio di Bobogiac, oltre all' esperienza al Campidoglio. Lo scontro con Virginia Raggi non sarà facile, «non chiederemo apparentamenti», avvisa Giachetti, né baratterà sostegno con le tre poltrone mancanti. Alla domanda «avete già fatto un accordo con Marchi ni?» risponde un secco «No». Nulla che puzzi di politichese o di accordi sotterranei. Tanto quel 10% della Lista Mar chini «già è con noi», assicurano i «giachettiani», non tanto per quel 4% in cui è ridotta Forza Italia a Roma ma per il voto moderato di area Ncd. Giachetti vuole «parlare a tutti i romani, è finito il tempo della rabbia», quindi andare a ripescare quanti, delusi o arrabbiati con il Pd, si sono tuffati nei 5 Stelle, o a chi non ha votato, anche se Roma è in controtendenza con meno astensionismo. E cercando di recuperare a sinistra, anche se non propone apparentamenti a Sinistra Italiana: «Non chiedo incontri a nessuno, con Fassina provo a trattare dall' inizio delle primarie, ma sono sempre stato trattato in un certo modo», sbotta il candidato dem, che in effetti ha sempre aperto la porta a Sel e agli ex pd. Negli ampi locali post industriali dell' ex Dogana la delusione mascherata si legge sui volti dei dirigenti Pd che hanno seguito chilometro per chilometro il candidato Giac. Certo per il partito si aspettavano di più, Luciano Nobili e Matteo Orfini, presidente Pd e commissario che ha comunque «bonificato» il partito romano (finito il mandato di un anno, a ottobre ci sarà il congresso cittadino), infatti incassa come un successo che Giachetti sia arrivato al ballottaggio, «il Pd è andato sotto le previsioni ma dopo quello che è successo in questi anni non poteva essere altrimenti. Un pezzo di città si è sentita abbandonata dal Pd, dobbiamo recuperarla». Pezzi significativi come le periferie (terreno fertile per le cooperative corrotte): il ballottagio M5S- destra leghista a Tor Bella Monaca, la presa di Ostia dai 5 Stelle che sono in vantaggio ai ballottaggi in 15 municipi, il centrosinistra (ma anche Fassina) sono tranquilli nel centro storico e ai Parioli. Ignazio Marino si gode la rivincita, accusa il partito di avere una «politica suicida» di «autoconservazione» dopo Mafia capitale, di «avere rotto il rapporto con la città» e di essere succube di Renzi. Molti voti dei sostenitori dell' ex sindaco saranno andati alla grillina Raggi, ma la «vendetta» del Marziano si estende a Giachetti, il cui secondo posto sarebbe stato «favorito in modo determinante e forse voluto da Forza Italia». Ma, secondo Orfini, è stato proprio «il fallimento amministrativo di Ignazio Marino in una parte della città» a far perdere la fiducia dalle periferie.


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