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Periferie e Olimpiadi, le carte di Giachetti per la rimonta


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Roma, 09-06-2016
Fonte: L'Unità

«Punterò sulle periferie e sui problemi concreti di Roma, la demagogia la lascio alla Raggi». Roberto Giachetti è partito per il secondo round, concentrato a riprendere il contatto con le periferie romane che alprimoturnohannovotatola candidata grillina. Punta sull' esperienza, «sulla storia personale, sui programmi e sulla squadra di governo». Perché, «compreso il segnale di protesta», al secondo turno «le regole cambiano, conta la capacità di governo», sulla quale Giachetti fa notare: «Fra me e Virgina Raggi non ci sono paragoni». Il candidato del centrosinistra non prevede un cambio di strategia, anche se gioca in prima persona più autonomo rispetto ai partiti, ma «un cambio di scenario» sì. Quindi batterà il territorio in periferia, proponendo soluzioni concrete piuttosto che quelle immaginifiche descritte da Raggi. Dalle aree pedonali alla riapertura di cinema e teatri di cintura, «apriremo le scuole di pomeriggio, realizzeremo luoghi dove i giovani possano apprendere, sperimentare e fare impresa. Miglioreremo le infrastrutture per lo sport». Un' altra carta sono le Olimpiadi 2024, con la destra che attacca Totti per quello che è apparso un endorsement a Giachetti e Renzi che lega l' esito del voto alla candidatura della capitale. In effetti se vince Raggi, che è contraria, salterà. Il premier e segretario dem comunque non scenderà in campo nel rush finale per i ballotaggi, né a Roma, né nelle altre città. In attesa del faccia a faccia su Sky il 15, ieri sera i due sfidanti per il Campidoglio si sono incrociati a Villa Taverna, invitati dall' ambasciatore Usa. BoboGiac si è detto «onorato di incontrare Richard Gere per parlare del suo impegno per i senzatetto e di un amico comune: il Dalai Lama», racconta il dem -radicale che twitta la sua foto con l' attore americano impegnato, come lui, nella difesa del popolo tibetano. E domani invece intervista separate per gli sfidanti a un incontro organizzato da Unindustria. Recuperare quei 133.636 voti per superare Virgina Raggi si può, secondo il deputato dem Michele Anzaldi, che su Unita tv analizza i precedenti e crede nel «mezzo miracolo possibile», come la rimonta che fece Ignazio Marino su Gianni Alemanno, nel 2013, spostando su di sé oltre 150mila voti. Certo ora il terreno è più scivoloso. Anzaldi fa i conti: Giachetti ha ottenuto 320.170 consensi, Raggi 453.806. I voti che restano "liberi" sono «ben 464.653 voti» - il doppio del 2013 -. Questo è il bacino da cui possono pescare i candidati, scrive il deputato renziano, convinto che «è già successo che l' elettorato che ha votato sinistra o Marchini si sia poi schierato al secondo turno con il candidato dem». A patto che tutti si impegnino porta a porta, email, tweet e sms. E Giachetti è anche ironicamente "invidioso" dell' imitazione di Virginia Raggi fatta all' Edicola di Fiorello su Sky: «Prendetemi un po' in giro perché fa bene. Come mai nessuno mi imita?». La caccia ai voti si fa sempre più stretta, i 5 Stelle esagerano nel vittimismo: «L' impero del Male si scatenerà contro di noi», dice Roberta Lombardi, che paragona Renzi a Dart Fener, il cattivo di Guerre Stellari, mentre Raggi, criticando i trasporti romani, propone una «rivoluzione gentile» ma gentilmente su un post accusa Giachetti di «mendicare voti». Lo sfidante dem non replica sul Male in agguato, «parole speculari a quelle sul famoso complotto per far vincere il M5S...» e difende il rinnovamento di Atac all' insegna della trasparenza. Raggi ancora non ha comunicato la sua squadra, per ora escono solo indiscrezioni con nomi di rango: Paolo Berdini dato come assessore all' Urbanistica, lo storico dell' arte Tommaso Montanari alla Cultura, Raphael Rossi a gestire i rifiuti. Nulla di ufficiale, mentre gli assessori di Giachetti sono noti. Il candidato del centrosinistra, che non fa apparentamenti, i voti da recuperare sono ovunque: nel bacino dell' astensione, nell' area moderata, in chi ha votato M5S deluso dal Pd o anche dalla sinistra che,con Fassina, hafatto flop. Ieri il Roma il summit di Sinistra Italiana è stato disertato da molti, come Gianluca Peciola. Più che altro un'«assemblea del rancore», dicono alcuni che potrebbero votare Giachetti e si smarcano dalla linea per una scheda bianca a Roma come a Torino. Matteo Renzi attacca: «La sinistra radicale di Fassina e Airaudo non è pervenuta in queste elezioni». Difficile serrare i ranghi: Claudio Fava, deputato di Si, annuncia «voterò Giachetti», perché «punire Roma con un cattivo voto pur di dare un dispiacere a Renzi mi sembra una scelta adolescenziale». Del resto amichevolmente Bersani ha definito (dopo un caldo abbraccio) l' ex Pd Fassina «un pelouche»... Una certezza è il sostegno al candidato di centrosinistra da parte dell' area centrista di Beatrice Lorenzin, che annuncia «un incontro interno come lista civica Roma Popolare» e poi uno con Giachetti per «presentargli delle proposte sul sociale». Alfio Marchini apre solo qualche spiraglio facendolo pesare, mentre il coordinatore della lista, Alessandro Onorato (5000 preferenze) annullerà la scheda. E nel centrodestra sono botte da orbe, mentre Matteo Salvini ha dato indicazione di voto per i candidati 5 Stelle, a Roma come a Milano. Rassegna - L'Unità


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