Questo sito utilizza cookies tecnici e di terze parti per funzionalità quali la condivisione sui social network e/o la visualizzazione di media. Chiudendo questo banner, scorrendo o ricaricando questa pagina, ovvero cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Per maggiori informazioni consulta la privacy policy


 
HOME CHI SONO ARCHIVIO RASSEGNA STAMPA VIDEO #ROMATORNAROMA
Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

Sabella all'Unità «A Roma solo la capacità di governo può fare la differenza»


Foto articolo
Roma, 11-06-2016
Fonte: L'Unità

Leggermente dimagrito, il pacchetto di sigarette sempre a portata di mano, quando parla di Roma e della sua esperienza all' assessorato allaLegalità, il volto si infiamma. Scuote latesta, «nonè vero che non c' è speranza per questa città. Serve competenza, passione, rigido rispetto delle regole, ma Roma la possiamo salvare». Ci crede Alfonso Sabella, indicato da Roberto Giachetti quale Capo di Gabinetto in caso di vittoria alle elezioni. In questi giorni gira l' Italia per presentare il suo libro, «Capitale infetta», edito da Rizzoli, e di tempo ne ha: magistrato in aspettativa, per di più senza stipendio dallo scorso novembre, quando è caduta la giunta Marino. Rimpianti? «Neanche a pensarci».

Sabella, Ignazio Marino ha detto che voterà Raggi. Se lo aspettava?
«L' ho sentito intervenire ad Agorà su Rai 3 l' altro giorno. Ha detto che non voterà per chi non vuole sostenere la sua impostazione sul risanamento del debito sul bilancio di Roma e per chi porterà i consiglieri dal notaio a dimissionare il sindaco. Ho subito pensato che avrebbe votato Roberto Giachetti».

Sta scherzando?
«No, e le spiego perché: Giachetti ha annunciato che farà parte della sua squadra Silvia Scozzese, che è stata l' assessore al Bilancio della giunta Marino ed è commissario del debito e la linea è quella del rigore. Quanto al notaio, ho pensato subito che si riferisse al contratto firmato da Virginia Raggi con la Casaleggio Associati. Per questo sono rimasto colpito quando ho letto che voterà per quest' ultima». Sorride, si accende una sigaretta.

Alemanno anche dice di essere tentato di votare Raggi per rompere i vecchi schemi di potere. Quando l' ha sentito cosa ha pensato?
«Non faccio valutazioni politiche, non spetta a me. Parlo di fatti. Sa cosa rimprovero a Marino? Di essere arrivato a Roma come un marziano ma senza astronave, con una bicicletta. Per astronave intendo una squadra di collaboratori in grado di affrontare quella situazione che andava subito stroncata. Quando sono arrivato ho trovato una macchina amministrativa totalmente fuori controllo per mali antichi, che agiva per conto suo e non era in grado di trasformare in realtà i progetti della politica. Quello che ho provato a fare subito è stato applicare l' articolo 54 , comma secondo, della Costituzione: chi è chiamato a svolgere pubbliche funzioni lo deve fare con disciplina e onore. In Campidoglio invece c' era la costante elusione e violazione delle regole. Con Alemanno quel sistema era arrivato all' apice con le proroghe e gli affidamenti diretti. L' onestà e la legalità non sono un punto di arrivo, sono la base di partenza. L' onestà è il presupposto, non l' obiettivo».

Ma come si scardina un sistema così compromesso?
«Le sembrerà assurdo quello che sto per dirle, ma se dovessi tornare in Campidoglio preferirei avere più delinquenti e meno incompetenti perché con gente preparata e competente i delinquenti li isoli anche se sono tanti. Stabilendo le procedure per il Giubileo abbiamo disinnescato un meccanismo perverso, le faccio un esempio: Quando un delinquente della pubblica amministrazione si è venduto per 2mila euro la lista delle imprese che noi avevamo secretato, l' imprenditore che se l' è comprata non solo non ha raggiunto l' obiettivo perché lo abbiamo fermato con i controlli successivi, ma è finito in carcere».

Ma i romani non hanno fatto in tempo a vedere i risultati.
«Questo è il mio grande rammarico. Mio padre ripeteva un proverbio siciliano: "u misi d' aprili fa li ciuri e li biddizzi e lu misi di mayu n' avi li meriti". Ossia, il mese di aprile fa i fiori e le bellezze e il mese di Maggio ne ha i meriti».

Quali sono le prime cose che farebbe come capo di Gabinetto?
«Sarei felice di assumere quell' incarico perché è un ruolo tecnico, di collegamento tra l' indirizzo politico e la gestione amministrativa, dunque efficace per imporre decisioni. La prima cosa che farei è la centrale unica di committenza e non capisco perché Tronca non l' abbia fatta, a lui bastava una firma, io ero riuscito a farla passare in Giunta ma in Consiglio avrei dovuto sudarmela».

Questo scardinerebbe il sistema di cui stiamo parlando?
«Immediatamente. Significa accentrare le migliori competenze in un' unica struttura che fa le gare pubbliche. Un' unica stazione appaltante di Roma Capitale, se controlli quella controlli tutta Roma. Non hai disparità di trattamento, hai un' enorme economicità di gestione di personale, solo gare europee, niente più affidamenti diretti».

Roma si può salvare?
«Si, ne sono profondamente convinto. Si può fare, con disciplina, rispetto delle regole e consapevolezza del prestigio delle istituzioni che si rappresentano. E poi ci vuole capacità perché l' onestà da sola non basta, come non basta rispettare le regole: ci vuole discrezionalità politica. Se assumiamo come valido il principio di "uno vale uno", allora dobbiamo dare lo stesso appartamento del Comune alla stessa cifra sia all' associazione che si occupa di Sla sia all' avvocato. È chiaro che non funziona così, la politica deve assumersi la responsabilità di affittare a prezzo di mercato la casa all' avvocato e a un prezzo simbolico all' associazione che svolge una funzione sociale. È lo stesso principio per cui si devono difendere i lavoratori delle cooperative sociali e mandare in carcere Salvatore Buzzi. Non si butta via tutto indistintamente».

Di cosa ha bisogno Roma?
«Di una grande visione politica. Dopo Mafia Capitale penso di poter dire che chiunque andrà a governare la città sarà onesto, ma stavolta a fare la differenza sarà tra chi sa amministrare e chi rischia di bloccare per sempre Roma».

La Raggi dice che oggi ci sono 1, 2 miliardi di sprechi. È vero?
«Attenzione alle cifre buttate lì a caso, gli sprechi ci sono, noi siamo intervenuti su questi, ma se Raggi ci mette dentro anche i debiti inesigibili allora mischia le carte. Non illudiamo le persone. Vorrei aggiungere che ci sono contratti in essere che non si possono interrompere unilateralmente perché si finisce per sbattere contro il Tar».

Lei ha detto che in Campidoglio preferiva stare solo perché non si fidava di nessuno.
«Quando facevo il magistrato a Palermo - e ho arrestato mafiosi del calibro di Bagarella, Vitale, Cuntrera, Brusca, anche se per Virgina Raggi guardavo i santini -, cercavo i latitanti. Conoscevo i loro nomi ma non sapevo dove stavano. A Roma sapevo dove stavano tutti ma non sapevo chi fossero. Ecco perché all' inizio ho scelto di stare solo. Ma quando Giachetti mi ha chiesto la disponibilità come Capo di Gabinetto ho detto sì perché mi ha assicurato che la priorità è continuare sulla linea della legalità e dell' efficienza. Vorrei portare termine il lavoro che ho iniziato con una squadra di persone competenti e indipendenti, come quelle annunciate dal candidato sindaco».


Non ci sono commenti - Commenta l'articolo commenta