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In tv vince Giachetti Raggi indecisa su tutte le questioni


Foto articolo
Roma, 13-06-2016
Fonte: L'Unità

Se qualcuno voleva vedere scorrere il sangue, è rimasto deluso. Chi era in attesa del colpo di teatro, l' annuncio a effetto per far svoltare il ballottaggio, deve fare i conti con gli elettori che oggi vivono con fastidio gli annunci. Così, il primo duello Raggi-Giachetti finisce senza ko, neppure tecnici, ma con la netta percezione di come da parte della Raggi ci sia il vuoto delle idee e delle proposte mescolato all' atteggiamento di chi è convinto di avere già la vittoria in tasca perché spinto dal vento dall' antipolitica, della protesta e dell' odio verso il nemico Pd. E di come, da parte di Giachetti, ci sia la consapevole fatica di cosa voglia dire amministrare una città come Roma: la costruzione di un consenso basato non su effetti speciali - non ci crederebbe nessuno - ma su idee e proposte concrete. «Sarà un corpo a corpo» scappa detto a Lucia Annunziata che moltiplica per tre lo spazio domenicale su Rai3 di «In mezz' ora» e conduce una maratona di ben tre confronti diretti, prima Torino, poi Roma e infine a Milano. In studio il clima e teso (gli altri faccia a faccia sono in collegamento con le due città). Annunziata introduce i due contendenti «nel loro primo confronto diretto». Raggi e Giachetti si stringono la mano prima di sedersi. «Finalmente dopo settimane Raggi non e sfuggita» attacca il candidato del Pd. «Sono sempre statapresente agli incontri in città, forse era Giachetti che mi rincorreva». Questo e stato il buongiorno. Il resto del confronto e andato via senza mai degenerare, lasciando il tempo di apprezzare i contenuti distinguendoli dagli slogan ripetuti e suggeriti. Eleganza & sarcasmo La prima domanda e quasi personale: che ne pensate l' uno dell' altro? In fondo e il primo faccia a faccia ed e il modo migliore per rompere il ghiaccio. Giachetti, sbarbato, tono calmo, fa il signore: «Chi decide di candidarsi a governare Roma è una persona di grande forza interiore. Quello che mi preoccupa, però, è che Raggi abbia eccessivi tentennamenti, concentrandosi troppo sui No e molto poco sui Sì». Raggi, penna tra le dita, il sorriso obliquo che prende tempo e accompagna il gesto di sistemare i capelli, replica: «Il momento di massima onestà di Giachetti fu quando tempo fa in radio disse che non aveva le qualità per fare il sindaco di Roma. Poi qualcuno gli telefonò per chiedergli di fare il sindaco come fece ai consiglieri per far dimettere Marino. Ho paura di rivedere Roma nelle mani di chi l' ha distrutta». Il concetto viene ripetuto ben due volte, in due diversi momenti, ma il candidato del Pd ha gioco facile nello spiegare che quella frase fu detta da lui mesi fa, quando la sua candidatura non era all' ordine del giorno e il buon senso sconsiglia che uno si autocandidi a fare il sindaco di Roma. Il dilemma del debito Per chiunque diventi sindaco e il vero dramma: 13 miliardi a cui corrispondono 300 milioni di tasse comunali ogni anno. Giachetti lo ha affrontato per primo durante la campagna: «Dobbiamo ristrutturare il debito (modificando le regole scritte nel 2009 da Bossi e Berlusconi, ndr) per far pagare meno tasse». Raggi anche nel faccia a faccia insiste con l' audit per capire come si e formato e a chi vanno restituiti i soldi (ignorando che in Parlamento e in Campidoglio ci sono tomi di carta che già hanno risposto a questa domanda). E poi aggiunge: «Potremmo decidere di smettere di pagare il debito». Boom. Giachetti sorride. «Cose senza senso» e la replica «sarebbe subito accusata di illecito contabile e amministrativo». E poi che fa, si dimette perché indagata? Il futuro di Acea, Ama e Atac Sarebbe il vero tema del nuovo sindaco. Eppure Raggi e M5S, il Movimento dei tagli agli sprechi e della trasparenza, lo maneggia con imbarazzo e grande ambiguità. Le 80 partecipate di Roma sono uno straordinario bacino di voti. Quindi guai a pronunciare parole chiave come licenziamenti e privatizzazioni. «Riorganizzare e semplificare non vuol dire licenziare né privatizzare. Devono restare pubbliche» dice Raggi senza svelare il progetto. Giachetti sembra avere idee molto più chiare: pretende «più servizi, quindi più luce, da Acea» e su Atac precisa che «va risanata anche facendo un patto con i lavoratori». È uno dei momenti più tesi del confronto. Raggi accusa il candidato Pd di «voler privatizzare». Colpo basso perché non vero. «Ora basta bugie - avvisa Giachetti - e cavalcare i sindacati. Io ho parlato di risanamento dell' Atac». Roma 2024 Sulle Olimpiadi continua la sconfortante ambiguità della candidata 5 Stelle. «Il mio è un no oggi, un no per il momento» è la sintesi. Come se Roma potesse dire al Cio, «scusa ci devo pensare un attimo». I tentennamenti, oltre un anno dopo il via libera alla candidatura, in queste cose si pagano subito. Non tra un po'. Giachetti rilancia: «Personalmente non ho dubbi sulle Olimpiadi a Roma. Chi si candida a governare Roma non può avere dubbi, deve chiarire. Non si può governare con i dubbi». E poi «Pensare alle Olimpiadi del 2024 non vuol dire dimenticare i problemi di oggi della città. Vuol dire anche sognare un po' e contare che si stimano 170mila posti di lavoro e che le opere sono per lo più di manutenzione e restano alla città». Raggi attacca più il Pd che il suo competitor Giachetti, il Pd che «ha distrutto Roma», il Pd che «fa alleanze con Verdini, Berlusconi e Marchini». La riprova che, almeno a Roma, il vuoto della proposta è riempito dalla protesta. Zero merito. Molta tattica, invece, contro Renzi e il governo. Il vero obiettivo di Grillo e della Casaleggio.


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