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Giachetti a Oggi «Felicità è governare»


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Roma, 15-06-2016

«Se dieci giorni fa me lo avesse chiesto, le avrei detto che al ballottaggio non ci sarei arrivato. I sondaggi ci davano quarti». Roberto Giachetti, 55 anni, ex radicale ed ex braccio destro di Francesco Rutelli, appassionato di cucina (colleziona ricette, ne ha più di 10 mila) e di scioperi della fame per protesta. Ha la voce bassa da doppiatore (copyright: Fiorello) e un accento romano tenuto a freno a fatica. Prima di decidere di correre per la poltrona di sindaco ci ha pensato molto. Aveva persino detto di non avere «le qualità necessarie per farlo» («II suo unico momento di onestà», secondo la Raggi). Poi ci ha ripensato, ma ha continuato a non nascondersi dietro la "narrazione" di partito: «A Roma il Pd ha responsabilità enormi». E infatti ha preso uno striminzito 17 per cento. La colpa è più di Mafia Capitale o della vicenda Marino, in cui un sindaco scelto con primarie ed elezioni è stato "licenziato" con una sfiducia dal notaio? «Il coinvolgimento del Pd in Mafia Capitale ha aperto una crepa che è andata peggiorando. Ignazio Marino ha fatto cose importanti, come la chiusura di Malagrotta o la pedonalizzazione dei Fori Imperiali, ma il suo rapporto con la città era pessimo: la gente semmai ci rimprovera di non averlo mandato via prima». L ' ex sindaco, dal suo blog, oggi le chiede: «Come fai a essere sicuro che non licenzino anche tè?». Già, come fa? «La differenza tra me e lui è che se mai mi accorgessi che il mio rapporto con la città è deteriorato mi dimetterei senza farmi "dimettere". Non ho mai detto una parola contro Marino, neanche quando era sindaco. Ma oggi posso dirle che se i romani lo prendono gli fanno fare il Raccordo Anulare di corsa. Ha sbagliato tutto, si è presentato prendendo le distanze dalla politica, ma una città come Roma, senza politica, non la governi». Che vuoi dire? «La politica nell' amministrazione comunale serve, se la tratti come una cosa schifosa ti si ritorce contro». Prendendo le distanze dalla politica, però, la Raggi ha convinto il 35,6 per cento dei romani a votarla... «Io credo che al primo turno l'elettorato abbia voluto dare un segnale di arrabbiatura, lo dimostrano anche l'astensione e la crescita di Fratelli d'Italia. I romani vengono da otto anni di declino vero, hanno avuto Gianni Alemanno, Marino. Roma casca a pezzi... so' incazzati». Su quel 17 per cento del Pd a Roma quanto ha pesato l'onda anti-renziana che c'è nell'aria? «Meno del giudizio negativo che gli elettori hanno sul Pd romano: girando per le strade, soprattutto lontano dal centro, me ne hanno dette di ogni, sul partito. E poi rifiuto il ragionamento per cui siccome dobbiamo "far fuori" Renzi, usiamo l'altare di Roma: Roma ha il diritto di essere Roma, merita elezioni vere». Beppe Sala, a Milano, ha detto che se vince avrà un assessore alla trasparenza, Fex pm Gherardo Colombo. Perché a Roma non ci sarà una figura simile? «La legalità si assicura con un programma, con una squadra e col sindaco. Non dimentichi poi che il mio capo di gabinetto, la stanza dei bottoni, sarà il magistrato antimafia Alfonso Sabella. Mafia Capitale è stata possibile perché in questa città non si è controllato nulla. Noi sul controllo baseremo tutta la nostra azione». Nel degrado di Roma, che colpe hanno i romani? «Molte. Se ogni giorno non raccogliamo 300 tonnellate di rifiuti è perché ci sono 3 mila romani che parcheggiano davanti ai cassonetti. L'altro giorno, a via Merulana, pieno centro, c'era un frigorifero buttato lì, nonostante il servizio di ritiro dei rifiuti ingombranti sia gratuito. E mica ce l'ha messo Mafia Capitale, quello. E poi i parcheggi in seconda, terza fila che paralizzano la città... Se sarò sindaco, renderemo più efficienti Atac e Ama {trasporti e rifiuti , ndr), aumenteremo Pazione dei vigili, ma anche i romani devono cambiare. Faremo controlli e multe». E vero che a Roma chiuderanno alcuni centri anti violenza? Proprio ora che il fenomeno del femminicidio è un'emergenza? «Non solo non chiuderanno, ma verranno potenziati. Bisogna far sì che questi centri oltre ad accogliere richieste d'aiuto diventino presìdi per monitorare e portare alla luce situazioni che altrimenti non verrebbero denunciate, specie in periferia. E poi la città deve essere resa più sicura: ci sono intere zone di Roma buie, che vanno illuminate. Ispirandomi al sindaco di Parigi Anne Hidalgo, comprerò mille telecamere da piazzare in posti strategici e mettere in rete con quelle già presenti. Stiamo studiando anche incentivi per i privati che installeranno telecamere. Creeremo un'unica centrale e cercheremo di fare in modo che, nell'autonomia dei singoli corpi. Vigili, Carabinieri, Polizia e Finanza si scambino informazioni sui servizi che fanno sul territorio». Lei la farà pagare l'IMU alla Chiesa, come vuole fare la Raggi? «A stabilire che gli immobili religiosi a scopo prevalentemente commerciale debbano pagarla è un decreto del governo Monti. Il problema è che in alcuni casi non si capisce se l'attività commerciale sia prevalente. Quindi farò partire controlli a tappeto, anche su chi apre bed and breakfast in casa. Glielo ripeto: la parola chiave, a Roma, sarà controllo». I giornali l'attaccano per aver definito "casaletto" una proprietà di due immobili, più piscina, a Subiaco. Le danno dell'abusivo... «Una bufala. Erano due casali, uno 160 metri quadrati, che ho ristrutturato, e un altro di 130 che dopo otto anni di domande e permessi è stato ampliato in base al Piano Case della Regione. I 130 metri quadrati erano su due piani, io li ho portati su un piano solo aggiungendone 39, con autorizzazione del Comune. La piscina, autorizzata pure quella. Di abusivo non c'è nulla. L'ho definito "casaletto'' perché di solito da quelle parti gli immobili rustici hanno metrature più importanti. E comunque, se divento sindaco, la prima consistente parte di soldi per il sociale la piglio dalle cause che farò a giornali e Cinquestelle che insultano. E se invece non divento sindaco, con quei soldi mi ci faccio il villone, stavolta davvero». Lei ha dichiarato: sono cristallino, pulito e povero. Il vicepresidente della Camera "povero"? «Nel senso che non mi sono arricchito con la politica. Quel casale ho potuto sistemarlo perché, morta mia madre, ho ereditato una proprietà. L'ho venduta e ho comprato una casa ai miei figli e ristrutturato Subiaco. Non sono ricco, sono benestante». Se diventa sindaco, come facciamo col fatto che non sa l'ingiese? «Il dito nella piaga... Dopo aver regalato non so quanti soldi a tutte le scuole di Roma dovrò ricominciare a studiarlo». Situazione sentimentale? «Divorziato, ma sono un uomo di 55 anni e non faccio vita monacale». Avrebbe una relazione con una grillina o una forzista? «Se mi innamoro, me ne frego delle idee politiche. Ma non cercherei mai una relazione nel mio stesso ambiente. A dirla tutta, non cerco proprio una fidanzata: così sto bene. Decidere di avere una storia significa mettere in conto di scaricare sull'altra una vita faticosa, orari assurdi...». Eletto o no, "dopo" che fa? Si ritira a Subiaco? «Tè prego, non so neanche se divento sindaco e me chiedi che faccio dopo? (ride, ndr). Ci ho messo un a decidere di correre per Roma, ora voglio pensare solo a questo». Come già alla sua antagonista Raggi, le tocca un mini questionario di Proust. Il suo motto? «Vivi e lascia vivere». Il dono che vorrebbe avere? «Essere una donna. Siete sempre avanti su tutto, comprendete meglio la complessità della vita e andate meno nel panico». Personaggio storico che odia? «Hitler». La cosa che detesta di più? «L'ipocrisia». I suoi eroi? «Non esistono gli eroi. Se mi chiede però una persona che ha dimostrato di essere grande è Marco Pannella». Il suo difetto. «Irritabile, molto». Il sogno di felicità «Governare Roma, al momento». Qualità preferita in un uomo «La schiettezza». Il film della vita «Non ci resta che piangere , e non solo perché Benigni, "mi nomina" per ben due volte, in quel film. Ma io sono malato per Clint Eastwood, i film di Sergio Leone avrei voluto farli io. Tè sei domandata il perché de ' sta barba? (ammicca e sorride, ndr)». I sette colli? «Nooooo! Vabbè. Palatino, Esquilino, Aventino, Campidoglio, Quirinale, Viminale... aspe'...». Celio. «Celio! E pensare che da obiettore di coscienza l'ho pure occupato...».


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