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Giachetti a NCI "Roma muore e la Raggi appare già in stallo"


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Roma, 07-07-2016
Fonte: Nuovo Corriere Nazionale

È stata fissata per oggi alle ore 15 la prima seduta del consiglio comunale di Roma, alla quale la neo-sindaca Virginia Raggi arriverà con una giunta che ha patito non poche pene per il suo compimento. Gli scontri tra nomi e deleghe attestano un avvio palesemente turbolento dell’amministrazione Raggi. Ma la sindaca, in seguito alle polemiche con Lombardi, Taverna e l’europarlamentare Castaldi, si affida al vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, il cui ruolo nella partita romana pare cresciuto di molto. Roberto Giachetti, suo avversario candidato sindaco per il centro sinistra, in relazione alla confusione pentastellare qualche giorno fa sì definì “seriamente preoccupato, perché questa è una città al collasso che ha bisogno di muoversi subito”. E invece, lo stallo. Le uniche due decisioni prese, la Raggi ora è costretta a rimangiarsele: Frongia, inizialmente designato capo di gabinetto, dopo i fendenti della fazione grillina rivale si avvia verso il ruolo di vice (e pare voglia anche il controllo delle partecipate); Marra, ex alemanniano, già dirigente in Regione con Renata Polverini, dapprima indicato vice capo gabinetto dalla Raggi, rischia di cambiare poltrona poiché la base romana, radunata intorno alla Lombardi, alla notizia della scelta sembra sia andata in fibrillazione. Insomma Giachetti, e le urgenze della città? Rifiuti, trasparenza, mobilità… “Le urgenze della città sono sotto gli occhi di tutti. Il problema è che il Movimento 5 stelle ha vinto con largo risultato le amministrative perché si è presentato come una forza che fa del cambiamento il punto centrale della sua proposta politica. La mia preoccupazione cresce di fronte ad una situazione di stallo politico-istituzionale che trasferisce l’idea di una gestione quantomeno superficiale in un momento così delicato per la città. Quanto sta accadendo in queste ore in Campidoglio rischia di dare la sensazione di una scarsa consapevolezza del compito affidato a chi si appresta a governare Roma. Mentre si rincorrono gossip e retroscena sulle caselle da occupare, la fotografia della città è impietosa: le strade sono invase da spazzatura dal centro alla periferia, per i prossimi 11 e 12 luglio l’Ama ha proclamato un altro sciopero, non abbiamo altro tempo da perdere. I cittadini si aspettano risposte e noi vorremmo capire in che modo l’amministrazione intende far fronte alle emergenze, quale sia il piano sui rifiuti che intenderà adottare. Credo che, al netto di ogni divisione politica, sia esattamente quello che si augurano tutti i cittadini romani”. Appena insediata, la Raggi ha parlato di un Comune innanzitutto ‘open government’, dove puntare a ricostruire il senso di comunità troppo spesso dimenticato in questi anni. Quindi i romani saranno consultati e coinvolti a più livelli nelle decisioni della nuova amministrazione. Convince questa impostazione? “Guardi, l’idea di implementare la partecipazione civica in determinate decisioni dell’amministrazione la considero di buon senso e auspicabile, anche nell’ ottica di un recupero del senso di comunità e di cittadinanza. Ma un conto è, appunto, sottoporre ai cittadini questioni di particolare rilevanza sociale, o su temi che impattano direttamente sulla loro vita quotidiana, un conto è delegare a forme di democrazia diretta decisioni che spettano per natura e per legge al sindaco e alla sua giunta. La nostra città in questo momento ha un bisogno estremo di decisioni, anche impopolari, e di un’a ssunzione piena di responsabilità da parte di chi è stato scelto per amministrarla”. Come intendete marcare la vostra opposizione in Campidoglio e come vi organizzerete con gli eletti nei municipi e territori? “Posso garantire che il Partito democratico farà un’opposizione quotidiana e tenace nel merito. Il nostro obiettivo sarà quello di portare la maggioranza a confrontarsi sui contenuti. Non faremo sconti su tutto ciò che non serve a rilanciare la città, ma saremo pronti a dare il nostro contributo senza pregiudizi di sorta. Creeremo una forma di coordinamento con gli eletti nei municipi, in modo da garantire continuità di lavoro con loro. Per quanto riguarda i territori, mi pare indispensabile proseguire ed ampliare la campagna di ascolto portata avanti in questi sei mesi”. Si è parlato ultimamente di un’ associazione Giachetti. Cos’ è, una nuova corrente del Pd? “Mi viene da sorridere di fronte a questa sua definizione e non le nascondo che lo faccio con una certa amarezza. Vede, io mi sono candidato a metà gennaio, ho corso e ho vinto le primarie del centrosinistra. Ho scelto di mettere in secondo piano la mia formazione ultragarantista presentando liste ‘pulite’, perché convinto che fosse un passo necessario dopo quanto accaduto a vari livelli politici e amministrativi nel passato recente della città. L’ho fatto in totale autonomia, ma sono stato ben felice di registrare l’appoggio di tutto il mio partito. Da ultimo ho presentato la giunta due settimane prima del primo turno, proprio perché non accadesse ciò a cui stiamo assistendo, lasciando le urgenze e le priorità della città congelate - come ormai avviene da quindici giorni - in attesa che si esauriscano i giochi di potere tra le varie anime del Movimento 5 stelle. Mi auguro che questa mia ricostruzione degli eventi sia sufficiente a darle una risposta sulla mia distanza rispetto a qualunque tipo di logica correntizia. L’idea di creare un’ associazione larga, aperta a chiunque creda che sia importante tornare a discutere di Roma al di là dell’ appartenenza politica mi è venuta in risposta alle tantissime - mi creda sono davvero tante - persone che mi hanno scritto durante e dopo la campagna, chiedendomi di non disperdere i mesi di lavoro e di impegno profusi per la città. Ho basato la mia candidatura su un programma molto approfondito che di elettorale aveva ben poco; ho sempre rivendicato che fosse un programma di governo della città, al servizio della città. Bene, io credo che possa essere un buon punto di partenza per ragionare di contenuti e confrontarsi, perché senza un’idea strutturata della città Roma non cambia. Gli slogan forse bastano per vincere le elezioni, ma non servono a governare una capitale allo stremo delle forze. A dispetto dei tanto sbandierati metodi meritocratici, sin dalla nascita i 5 stelle sono un clan, diciamolo. E così, nel pacchetto che doveva portare De Vito a diventare vice (diventerà, forse, capogruppo), è prevista la nomina della moglie Giovanna Tadonio a mini assessore al terzo municipio. Nello staff romano potrebbe entrare Francesco Silvestri, ex collaboratore del senatore Giovanni Endrizzi ed ex fidanzato di Ilaria Loquenzi, capo comunicazione alla Camera. Potremmo andare avanti ma lasciamo perdere, non vogliamo strumentalizzare il gossip, quanto piuttosto evidenziare che, se a fare scelte del genere fosse stato Giachetti, gli insulti sarebbero piovuti”. La sua campagna elettorale quanto è stata influenzata dal pregiudizio nei confronti di una politica cosiddetta ‘tradizionale’? “Fintanto che la politica offrirà di sé il suo volto peggiore, il gap con la realtà quotidiana è destinato solo ad aumentare. Sapevo perfettamente che il compito era davvero proibitivo. Ho percepito quotidianamente il senso di distacco, l’i ndifferenza e fortunatamente - me lo lasci dire - anche l’incazzatura dei romani rispetto ad una idea di politica e ad amministrazioni che negli ultimi anni hanno scavato un solco ancora più profondo con i bisogni della cittadinanza. E questo è avvenuto sia per le note vicende legate a mafia capitale ma anche, soprattutto, perché a mio avviso si è andato perdendo il radicamento dei partiti, delle associazioni e dei comitati di quartiere sul territorio. È la voglia di fare squadra per il bene comune, ad ogni livello, che si è andata esaurendo nella nostra città. Il senso di abbandono che negli ultimi anni i romani hanno vissuto sulla propria pelle si è trasformato, in larga parte, in una diffidenza estrema nei confronti dei partiti tradizionali. Io non ho scelto di fare una campagna inseguendo il populismo altrui e le mode degli attacchi frontali. Magari avrei preso qualche voto in più, ma non mi sarei potuto guardare allo specchio con serenità, perché in fondo la verità è che a questo metodo io non ci credo. In questi mesi ho rivendicato tutta la mia passione politica perché credo fermamente che, senza la politica vera, non si governa nulla né si ricuce un tessuto sociale, economico e civile slabbrato da disuguaglianze, diffidenze e inefficienze amministrative. La vera partita per me non è e non deve essere fondata sulla contrapposizione tra politica e antipolitica; la vera e unica partita che può salvare Roma, e su cui mi impegnerò nei prossimi mesi, è quella per riportare i romani a credere che esista ancora la politica nobile, quella che si misura con le difficoltà e ne studia le soluzioni, quella che scende per strada a conoscere e toccare con mano i problemi dei cittadini, quella che fa fatica nella mediazione ma alla fine trova le risposte giuste. È difficile in questo momento, lo so. Ma è l’unica strada in cui credo ed è l’unica che farà ripartire Roma”. Che fine farà il compenso da consigliere a cui lei ha rinunciato, avendo già uno stipendio da vicepresidente della Camera? “Rimarrà all’amministrazione. Roma ha bisogno anche di questo tipo di scelte”. Liliana Chiaramello - Nuovo Corriere Internazionale


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