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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Linee programmatiche della giunta Raggi: il mio intervento in assemblea capitolina

 
Roma, 01-08-2016

Le Linee Programmatiche sono il primo provvedimento che ogni Consiglio comunale deve adottare. È il documento che mostra alla città quali sono le scelte e gli interventi che dovranno essere messi in atto, qual è la visione che li guida e come questi caratterizzeranno l’azione di governo lungo tutta la consiliatura. In realtà il vostro è un testo vuoto, perché manca proprio di quelle “azioni e progetti” che, sul piano della concretezza, devono dare indirizzo e corpo alle delibere di governo che la Giunta dovrà mettere in campo fornendo indicazioni alla città sulla direzione verso la quale questa amministrazione vuole muoversi. L’unica cosa che invece permea tutto il documento, e lo fa in maniera trasversale, è l’apertura di “Tavoli” per qualsiasi cosa, il mettere in campo “adeguate misure”, l'adottare “regolamenti” e il predisporre “piani”.
Il vostro documento è tutto un proliferare di creeremo, miglioreremo, faremo. Non c’è mai, però un impegno preciso, una scadenza rispetto alla quale poter avere poi un termine di confronto.
Permane inoltre una differenza tra obiettivi e azioni. Sono le azioni che devono essere portate in primo piano, non la visione “etica” che le caratterizza. Il sindaco non è chiamato a “educare” i cittadini, a mettere in atto un percorso pedagogico. Il sindaco amministra la città con azioni precise. E la scelta delle azioni da realizzare è la concreta espressione della visione complessiva.
Emerge poi una completa mancanza di quantificazione. Nella descrizione delle azioni che si metteranno in atto, non c’è mai una descrizione che quantifica l’offerta nella situazione attuale. E, soprattutto, non c’è una quantificazione rispetto ai miglioramenti che verranno apportati in futuro.
Anche nella premessa alle linee, affermate che il vostro unico scopo è riavvicinare l’amministrazione comunale ai cittadini. Bene! Ma come fate, in un momento storico in cui le città europee sono ferite da fatti gravissimi, ad esimervi dall’affrontare i “grandi temi” come, ad esempio, le migrazioni di milioni di persone, i cambiamenti climatici, la sicurezza, la tecnologia, il disagio nelle periferie, la mancanza di lavoro?
Fatte queste considerazioni che riguardano l’intero impianto delle linee programmatiche il poco tempo mi consente di entrare nello specifico solo di alcuni settori.

URBANISTICA

L’ urbanistica è la politica principe per dare attuazione alla visione che si ha della città, perché ha il compito di tramutare in trasformazioni urbane le idee che guidano il governo della città. Di tutto questo non c’è nulla nelle Linee Programmatiche, se non molta retorica e conclusioni tirate per le orecchie. Dovete spiegare alla città perché “ripristinare trasparenza e legalità” passi necessariamente dalla cancellazione di “tutti gli istituti di deroga discrezionali, quali le compensazioni urbanistiche e gli accordi di programma in variante urbanistica” . A tal proposito ci vuole trasparenza, un amministratore non può fare allusioni, ha infatti un obbligo di chiarezza di fronte ai cittadini. Se riscontrate problemi di legalità andate in Procura e denunciate, se ci sono problemi di trasparenza imponete procedure chiare, se invece pensate che l’attuale Piano Regolatore Generale debba essere modificato ditelo e fatelo.
Ad esempio, non potete sostenere che “verrà avviata una rigorosa verifica del PRG al fine di realizzare l’obiettivo di una concreta fine dell’espansione urbana” in quanto gli ambiti edificabili sono definiti dal PRG vigente e quindi, a meno che voi non autorizziate ulteriori interventi in deroga, oggi, dove la città finisce, è un dato noto.
Quello di cui c’è bisogno sono procedure chiare e snelle; a tal scopo, è necessario semplificare le norme tecniche d’attuazione del PRG e, al contempo, dotare i Municipi di procedure urbanistiche ed edilizie uniformi e online .
Il controllo pubblico ovviamente non deve mancare, ma va anche pretesa qualità negli interventi architettonici imponendo a chi realizza gli edifici elevati standard qualitativi, elevando lo strumento del concorso internazionale a procedura ordinaria per la selezione dei progetti e istituendo uffici di controllo che monitorino tutto l’iter, dal disegno su carta al lavoro finito.
L’urbanistica deve essere anche capace di ridisegnare la città e ricucire tutte gli strappi che una crescita non pianificata ha portato, ed è qui che è determinante quale idea questa amministrazione abbia delle periferie . Di nuovo, va registrata l’assoluta inadeguatezza delle Linee Programmatiche nelle quali si parla esclusivamente di una “gigantesca opera di rigenerazione urbana” ma non si spiega come attuarla, perché non basta, come scrivete, “portare funzioni di eccellenza” e “diminuire la distanza centro-periferia”; bisogna dire anche come; entrare nello specifico, nei singoli quartieri perché Roma ha tante “periferie” e bisogna conoscerle. Su questo tema in particolare, stupisce come con tanta superficialità si siano trattati i piani di zona (L.167/62) - per non parlare di toponimi e delle “zone O” che, pur toccando centinaia di migliaia di cittadini, non sono neanche citati. Così come, sempre nell’ottica delle rigenerazione urbana, non c’è una riga sulle centinaia di opere incompiute disseminate nella città, il cui completamento contribuirebbe in modo significativo a riconnettere e riqualificare il tessuto cittadino.

MOBILITA’

Sul Trasporto Pubblico Locale (TPL) si rimane sul terreno dei buoni propositi e  mancano elementi di concretezza ed azioni da intraprendere. Ad esempio per ATAC non è sufficiente parlare di nuovo piano industriale e di riorganizzare il personale se non si indica in che direzione si vuole andare. Sui tram , sulle ferrovie locali e sulla metro spendete una riga in tutte le Linee Programmatiche, ma la città ha bisogno di risposte concrete e di soluzioni specifiche che voi in questo settore così importante non avete assolutamente dato. Per aumentare la velocità commerciale serve aumentare i km delle corsie preferenziali controllandone l’accesso con delle telecamere; bisogna continuare con la metanizzazione della flotta ATAC; la lotta all’evasione tariffaria si può concretizzare con l’immissione di 150 controllori da aggiungersi ai 180 già inseriti negli ultimi tre anni. Se vogliamo davvero investire sulla cura del ferro allora sono prioritari interventi chiari, per esempio sui tram.
E poi c’è la chiusura dell’anello ferroviario , la Roma-Lido e la Roma-Viterbo . Sulle metropolitane non dite nulla. Cosa volete fare della Metro C? E del prolungamento della B? Pensate sia importante completare opere più modeste ma di grosso impatto come la fermata Pigneto , dove realizzare un nodo di scambio tra la Metro C e le linee regionali FL1/FL3/FL4/FL6?
Per sviluppare una mobilità sostenibile , servono anche parcheggi di scambio e interrati.
Infine, le stazioni e nodi di scambio devono essere accessibili e fornire servizi ai cittadini, realizzando percorsi protetti, garantendo luoghi illuminati e sorvegliati dove anche attività commerciali possano operare.

AMBIENTE

Sull’ambiente non ci sono neppure 10 righe, su Parchi, riserve, piani di assetto neppure una parola ! Sull'Agricoltura non c’è nulla!  
Su Green Economy una sola citazione del termine in un contesto estraneo.
Su Risparmio energetico , volete  istituire un Energy Manager, che già esiste e non fate cenno a nessun progetto concreto rispetto agli obblighi di legge sia regionali che dello stato. Sul Tevere, neppure una parola come se a Roma non esistesse il fiume. Si potrebbe proporre di ricostituire l’ufficio Tevere o almeno attivare l’"Osservatorio Tevere" per i Contratti di Fiume, per attivare finanziamenti di risanamento e valorizzazione.
Sul Regolamento del Verde che Roma non ha, non una parola. Se volete c’è un testo frutto di due anni di lavoro con tutte le associazioni che è già pronto, basta approvarlo.
Sulle Spiagge parlate genericamente di un protocollo con gli stabilimenti! Non prendete un impegno preciso neppure per l’abbattimento del lungo muro di Ostia, su cui avete fatto tanta propaganda.
Sui Rifiuti  ne parleremo nel consiglio straordinario.

ATTIVITA’ PRODUTTIVE

Manca un Piano strategico ed economico per la città. Le grandi città del mondo ‘si pensano’ nel futuro. Anticipano le trasformazioni ed elaborano le strategie per perseguire i loro obiettivi nella dimensione globale. Manca un’idea che vada oltre piccole misure generiche.
Su quali settori punta la città? E come?
Se Roma vuole veramente diventare una capitale internazionale deve attirare risorse, investimenti e opportunità, collaborando con chi può dare un importante apporto (es. MISE, Regione, Università).
Alle piccole e medie imprese non fate minimamente cenno. Le PMI costituiscono gran parte delle imprese romane. Non si può parlare di sviluppo e crescita senza considerare l’adozione di strumenti che ne favoriscano la competitività, l’accesso al mercato e la trasparenza. Se la digitalizzazione rappresenta una grandissima opportunità per le nostre imprese, siamo ancora in ritardo su alcune tematiche chiave. Le nuove tecnologie possono innovare i prodotti, il modo di fare impresa e creare nuova occupazione giovanile. Va supportata la digitalizzazione delle PMI nella produzione e nei servizi, l’adozione di tecnologie l’utilizzo di nuovi canali di comunicazione e gli strumenti di promozione del territorio.
Parlate di attività produttive e non dite una parola sulle startup. Il settore Università e ricerca non è neanche citato, la questione lavoro non esiste, l’agricoltura, un settore fondamentale, lo trattate vagamente parlando di mercati rionali e di urbanistica, senza accenni alle terre pubbliche né alle imprese del settore.
Anche sul tema dei mercati la superficialità domina. E’ un settore importante. L’Amministrazione deve ricominciare a investirvi.
Sta riprendendo l’assegnazione dei banchi ma non ci si può limitare a introdurre i prodotti a km0 (bene, tra l’altro già ci sono…) o a riordinare gli orari (cosa vuol dire? Già oggi i mercati su sede propria possono decidere di essere aperti anche la sera).
Va invece fatto un riordino, un investimento per la riqualificazione e ripensate le modalità di gestione. Non dite una parola sull’imminente attuazione della Bolkestein.

SOCIALE

Le Linee programmatiche chiamano in causa l’idea del “benessere” delle persone. Benessere – si legge - che non va valutato solo ed esclusivamente in termini economici, ma anche in virtù della qualità della vita, dell’accesso ai servizi e dell’aumento delle opportunità. Ma Come? Se infatti ci sembra opportuno superare e supportare il cambiamento in atto in tutta Italia sulle politiche sociali grazie a importanti riforme che sono state discusse e si stanno discutendo in Parlamento (Reddito di inclusione, Riforma del Terzo settore, Legge sull’agricoltura sociale e sul Dopo di noi…), ovvero l’idea di politiche non più meramente assistenziali ma piuttosto politiche rigenerative che coinvolgano tutti i settori della politica,  l’idea di superare il sistema di welfare romano attraverso il concetto di benessere è confusa:  non si legge infatti come verranno fotografati i bisogni sociali della città, né tantomeno si capisce quali saranno gli strumenti di valutazione della qualità e dell’appropriatezza degli interventi. Assenti peraltro gli attori di questi processi.  
Cosa intendete fare dunque nel concreto? Qual è il programma per Roma?
Perché fare un elenco delle cose da fare senza citare mai la parola co-progettazione, che è alla base della nuova legge regionale sul welfare? Perché parlare di nuovo sistema se nelle Linee programmatiche ci si limita a riproporre un mero elenco di intenzioni, senza mai soffermarsi sul come, sul quando e con quali risorse? Dove si collocano i due grandi assenti di queste linee programmatiche che dovrebbero ridarci fiducia e idea di futuro, ovvero la sanità e l’assistenza sociale? Dove sono le Asl per quel “progetto personalizzato” di cui si legge? Dove sono le 74 assistenti sociali che mancano nella pianta organica di Roma Capitale per dare una risposta al singolo e al nucleo familiare, per valutare le azioni di welfare territoriale e per pianificare la programmazione di interventi? Dove sta la parola Terzo settore? Perché non ci sono accenni al rispetto della legge 68/99 sul collocamento mirato delle persone con disabilità? Perché si parla di Pua – Punto unico di accesso in ogni Municipio quando già c’è? Dove si legge “conferenza sanitaria locale”, “emergenza abitativa”, “sistema di accoglienza”?
Parlate di accreditamento, di Piano regolatore sociale, di sostegno al reddito, di superamento di campi Rom, di riforma dell’assistenza domiciliare, di supporto ai centri antiviolenza. Parlate di una città a misura di bambino, di tossicodipendenze, di accessibilità e di riforma dei Centri anziani e delle consulte dell’handicap. Tutte cose condivisibili nelle intenzioni, ma non ci dite il come, il quando, con quali risorse.

CITTA’ METROPOLITANA DECENTRAMENTO RIFORMA MACCHINA

Manca qualsiasi accenno alla Città Metropolitana, ai temi del decentramento e al ruolo dei Municipi . Grazie allo status speciale che la Legge Delrio le concede  Roma  deve esercitare un protagonismo in questa fase. Volete indicare un percorso e rendere conto ai romani delle vostre scelte? In tema di aree metropolitana è necessario che Roma chiarisca cosa “vuole essere da grande” e si confronti con i Comuni metropolitani e con i Municipi. Dovete esser portatori di una visione e dovete tradurla in un piano strategico che ad esempio metta a sistema i settori industriali e produttivi della città con quelli dei comuni limitrofi, che sviluppi politiche della mobilità che non si limitino a guardare “dentro al raccordo” ma che tengano conto, ad esempio, dei flussi di lavoratori e turisti che quotidianamente si muovono nell’area metropolitana, che prenda consapevolezza che molte delle infrastrutture e dei servizi utili a Roma vanno collocati fuori dai suoi confini comunali: dai parcheggi di scambio lungo le ferrovie che portano alla città, ai servizi sociali, come agli asili nido, fino alle strutture di formazione.
Contemporaneamente urge un processo di trasferimento di funzioni e risorse ai Municipi, con l’obiettivo di trasformarli in Comuni urbani. Serve quindi una vera rivoluzione amministrativa che nel suo programma non c’è.  
Cosa intende fare questa amministrazione? Vuole dare attuazione al decentramento e andare verso i comuni urbani o vuole accentrare di nuovo tutto il potere al Comune e svuotare gli enti di prossimità? Io sono per la prima ipotesi e, per arrivare a questo, serve innanzitutto realizzare un Campidoglio forte, innovatore e intelligente che si occupi delle attività di programmazione, di controllo, di gestione del patrimonio, dei contratti di servizio e che, attraverso una centrale unica di committenza, porti alla riduzione delle stazioni appaltanti e migliori la qualità dei servizi, e ottimizzi acquisti e forniture.

Come avrà capito, Sindaco Raggi, la nostra sarà un’opposizione dura, che va nel merito dei problemi e che, punto per punto, delibera per delibera, provvedimento per provvedimento non solo si limiterà ad analizzare e criticare, se necessario, i suoi provvedimenti, ma porterà sul tavolo della discussione e davanti ai cittadini soluzioni e alternative. Non ci saranno sconti da qui in avanti, quello che ci auguriamo è che, sin da subito, ai tanti interrogativi sottoposti oggi in questa sede, inizino ad arrivare chiarimenti e spiegazioni convincenti.
Solo se le idee di ciascuno sono in campo e c’è trasparenza nel proprio operare allora si possono costruire le basi per una dialettica che sia costruttiva e che produca risultati utili per la nostra città.

(Questo intervento, così come tutto il lavoro di opposizione che faremo, è frutto di un ottimo mix di competenze e lavoro di squadra, ringrazio in questa occasione Lorenza Baroncelli, Erica Battaglia, Federico Bonadonna, Alessio Conti, Athos De Luca, Marta Leonori, Benedetta Marino, Estella Marino, Fabrizio Panecaldo, Salvatore Patriarca e Piercarlo Rampini per i loro preziosi contributi).


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