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Roberto Giachetti > Rassegna stampa > articolo

"I compagni senza vergogna dissero no loro al Mattarellum"


Foto articolo
Roma, 12-09-2016
Fonte: La Stampa

Roberto Giachetti, con lo sciopero della fame lei ha rischiato la pelle per cambiare il Porcellum: fa bene Renzi a immolare ora l' Italicum sull' altare del referendum?

«Premessa: la storia ci insegna che modificare la legge elettorale è un' impresa titanica. Anche quando c' era Monti e stavamo in maggioranza con Berlusconi si cincischiò per sei mesi e poi si bloccò tutto, perchè ciascuno la voleva a suo modo. Quando c' era l' Ulivo non la cambiammo perchè eravamo ricattati da Rifondazione. Insomma, chi la fa semplice non dice che avere una legge elettorale è stato anche frutto di una sentenza della Consulta e quindi ha in animo di smontare l' Italicum al buio. Ma il tema è un altro».

Quale?

«Con chi si fa la nuova legge, con quale maggioranza? Ricominciare dal Mattarellum significa non fare nulla. Non c' è neanche la maggioranza nel Pd. A Berlusconi se gli si parla di Mattarellum gli vengono i brividi. La minoranza Pd vuole tornarci su senza vergogna: sono gli stessi che quando si poteva fare con il governo Letta, azzopparono la mia mozione obbligando i 70 che la firmarono ad abiurare in aula. Lì se il Pd avesse votato a favore con i 5 Stelle, avrebbe approvato il Mattarellum. Ma ora i Cinque Stelle vogliono un proporzionale».

Come potrebbe cambiarlo Renzi l' Italicum?

«In realtà ho la sensazione che vi sia una grande maggioranza per smontarlo, ma ognuno va per conto suo su cosa fare dopo. Qualcuno dice cambiamolo prima della Consulta: ma mi sembra demenziale. Evidente che se si cambia, prima bisogna vedere cosa dice la Corte e quindi la disponibilità a cambiare va bene ma si può fare dopo la pronuncia di merito. Detto ciò, quello che vedo poter essere un tratto comune negli interessi della maggioranza, è solo la modifica che conceda il premio alla coalizione e non alla lista. Tutti, sinistra, destra e minoranza Pd, ad eccezione dei 5 Stelle, potrebbero essere d' accordo».

E levare il ballottaggio, come chiede anche Napolitano?

«Non tutti sono d' accordo, a prescindere dal Pd. Ma stava nei programmi del Pds, dell' Ulivo e del centrosinistra. Mi sembra difficile che una parte del Pd rinneghi quella storia. Se togli i ballottaggi togli la garanzia che ci sia qualcuno che vince e governa. E quindi sarebbe un ritorno alla prima Repubblica e ai ricatti dei piccoli partiti dell' era Prodi. Il ballottaggio è la garanzia di una maggioranza non abnorme come quella del Porcellum, ma che ti consente di governare. C' è poi un aspetto politico: se oltre alla norma delle coalizioni, si toglie pure il ballottaggio, sarebbero entrambe misure contro i grillini».

Ma per voi puristi del Pd sarebbe uno smacco: ritorno ai ricatti dei piccoli partiti...

«La mia personale opinione è che sarebbe certo un passo indietro, per venire incontro alla protesta di chi non è contento di ciò che ha vissuto al tempo dell' Ulivo e vuole ricreare quelle condizioni. Certo, dopo il voto sei costretto a dover trattare con i partiti del due per cento. Se qualcuno lo ritiene un fatto democratico, ne prendo atto. La mia è una previsione che l' unica cosa possibile al momento è quella perchè potrebbe esserci una maggioranza più ampia. Ma si aprirebbe un salto nel buio».

Perché?

«Se ripartono le modifiche, chi come me è contrario alle preferenze, la battaglia in parlamento con emendamenti contro la farà perché sono la degenerazione della politica. Le subii perchè erano figlie di un compromesso con la minoranza Pd, gli stessi che facevano i manifesti contro le preferenze anni fa e ora pensano siano la rivincita democratica contro l' uomo solo al comando».


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