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Intervento Livia Turco Iniziativa Roma Bella 1 Ottobre 2016

 

Roma, 03-10-2016

Cosa si poteva fare nei primi cento giorni per il sociale a Roma

Nei primi cento giorni avremmo realizzato quanto scritto nel programma Giachetti e quanto discusso con i cittadini in campagna elettorale:

1) Piano contro la povertà, per prendere in carico ed inserire attivamente nel mercato del lavoro le persone che vivono in condizioni di povertà assoluta. Avremmo utilizzato la misura assunta dal Governo nazionale sul reddito di inclusione sociale, quelle previste nella nuova legge regionale di recepimento della L. 328/2000 ed attivato le risorse dei fondi europei. Avremmo puntato sul reddito di inclusione sociale. Per essere efficace tale misura necessita si agisca in due direzioni:

a) andare “a scovare”, andare incontro, alle persone in condizioni di povertà. Non basta genericamente informare ma bisogna attivare un “sociale d’iniziativa”.

b) Prendere in carico la persona e prevedere un percorso di integrazione sociale e lavorativa. Per questo bisogna rilanciare e rimotivare la rete integrata dei servizi in cui servizi sociali, sanitari, uffici del lavoro, scuole, lavorino insieme. Ci vogliono operatori sociali preparati, motivati e riconosciuti nel loro lavoro. Serve anche un impegno del mondo economico oltreché del terzo settore, per attivare i progetti di inserimento lavorativo delle fasce più deboli.

Avremmo pertanto costituito:

- un Tavolo con la Regione per l’utilizzo dei fondi regionali, nazionali ed europei;

- il coordinamento dei presidenti delle municipalità; - un Tavolo per la lotta contro la povertà a livello cittadino ed in ogni municipalità, comprendente tutti gli attori sociali, dal terzo settore al volontariato alle forze economiche.

2) Rilancio della rete integrata dei servizi sociali, con particolare attenzione alle fragilità, alle famiglie, all’infanzia. Avremmo impostato con il metodo della coprogettazione il sistema di accreditamento delle cooperative sociali per garantire un servizio ottimale su tutto il territorio metropolitano;

3) Avremmo con tutte le nostre forze impedito la chiusura dei Centri antiviolenza. Non solo, avremmo valorizzato la competenza dei centri anti violenza costruendo una rete per la prevenzione della violenza stessa e della tutela delle vittime che coinvolga i servizi sociali, le scuole, gli ospedali, i tribunali, la prefettura, il privato sociale. Avremmo puntato in particolare sulla cultura e la formazione coinvolgendo le associazioni giovanili.

4) Immigrazione: avremmo cancellato lo scandalo di Via Cupa trovando una struttura permanente per l’accoglienza dei transitanti e dei richiedenti asilo, d’intesa con la Regione e il Ministero degli Interni. Avremmo aderito al Programma SPRARR per un’accoglienza diffusa nella città dei richiedenti asilo, puntando al loro coinvolgimento in attività socialmente utili.

Avremmo cercato di inserire i minori non accompagnati promuovendo sul territorio diverse forme di accoglienza e sostegno, ed in particolare l’affidamento familiare. Avremmo detto che l’immigrazione non è solo emergenza. A Roma vivono migliaia di nuovi italiani, che sono integrati nella nostra città e sono insostituibili. Non possono restare invisibili.

Avremmo attivato a livello cittadino ed in ogni municipalità i Tavoli della convivenza, per rendere i cittadini migranti protagonisti della vita della città alla pari dei cittadini romani. Il Sindaco, avrebbe inviato a tutti i ragazzi figli di migranti, nati in Italia, che compiono 18 anni, una lettera personale, per informarli del loro diritto a chiedere la cittadinanza italiana perché da italiani “di fatto” lo diventino anche per legge.

Avremmo avviato la costruzione del Forum della convivenza, per raccogliere, illustrare e narrare le buone pratiche di convivenza diffuse nelle municipalità, per valorizzare i successi, diffonderli e farli diventare tessuto comune di convivenza e costruire in tal modo Roma città aperta, sicura, accogliente e multiculturale.


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