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Roberto Giachetti al Foglio: "Dateci il Congresso!"


Foto articolo
Roma, 29-08-2018
Fonte: Il Foglio

"Più che di identità, nel Pd c'è un problema di lucidità". Il deputato Roberto Giachetti da marzo a oggi ha girato un centinaio tra feste e iniziative. Ovunque, dice al Foglio, trova gente che vorrebbe un dibattito congressuale, anche acceso. Il problema è che il congresso non c`è, si terrà "prima delle europee", qualunque cosa voglia dire.

"Hanno deciso di sterilizzare la discussione", dice Giachetti al Foglio. E in quel "hanno" ci sono proprio tutti, da Matteo Renzi ad Andrea Orlando, da Dario Franceschini a, naturalmente, Maurizio Martina. "Rinviare il congresso è stata una cazzata sesquipedale. L’avevo detto a luglio, alla nostra assemblea, lo ripeto oggi perché sento compagni di partito - come Ettore Rosato, ma pure Nicola Zingaretti - che chiedono il congresso subito. Fa ridere. A luglio tutti, e dico tutti, hanno preso questa decisione.
Ed è surreale che dopo essersi divisi per anni su tutto, poi si mettano d`accordo su una cosa sbagliata. Renzi è stato criticato aspramente per cinque anni dai suoi avversari interni - ma per giudicare l`azione riformista del suo governo servirà la storia, visto che la politica non è in grado di farlo - poi improvvisamente e casualmente si sono trovati tutti d`accordo nel prendere la decisione più devastante di tutte: il rinvio del congresso, che invece andava tenuto subito. A ottobre. Che dire, complimenti per la trasmissione
".

Insomma, dice Giachetti, "anziché sterilizzare il dibattito per interessi personalistici, il Pd avrebbe dovuto reagire subito. Così non è stato, perché c`è confusione, c`è miopia, c`è una classe dirigente fragile. Il congresso è stato rimandato per aspettare di vedere chi vince; ma non è questa l`identità democratica di un partito. Il congresso lo fai e poi vedi chi vince. Questa scelta è frutto di una debolezza, di una fragilità, che stiamo pagando. Anche perché, come è chiaro a tutti, il congresso in realtà lo stiamo già facendo: non nel partito, non nella convenzione, non consultando il famoso popolo con cui ci riempiamo la bocca ogni giorno, ma sui giornali".

Dove, appunto, da settimane si discute dell`eventuale rapporto con i Cinque stelle, delle alleanze, della forma partito, dell`eventuale superamento del Pd. "C`è chi dice che bisogna `riprendere` i Cinque stelle per portarli via dalla Lega. Gianni Cuperlo mi fa tenerezza: ma di cos`altro abbiamo bisogno per capire che i Cinque stelle sono più a destra di Salvini? C`è poi chi vuole sciogliere il Pd, come Carlo Calenda, per costruire un Fronte Repubblicano. Ora, posto che dobbiamo baciare la terra su cui passa Calenda, io non sono d`accordo su tutto con lui. Però ci pone un problema che nella nostra base viene discusso. Il famoso `nostro popolo` ne parla, lo sento girando l`Italia da mesi. Il tema non è cambiare nome - mica siamo una marca di saponette - ma proprio decidere se il Pd oggi ha ancora senso o no. Poi c`è Nicola Zingaretti che dice che c`è da superare una classe dirigente e cambiare linea politica. Bene: tutte queste sono discussioni che non trovano uno sfogo nel partito. Eppure proprio oggi che non si vedono all`orizzonte grandi Adenauer ci sarebbe l`occasione per un dibattito politico serio su dove portare il Pd, senza preoccuparsi dei nomi".

Insomma, dice Giachetti, "a me piacerebbe una discussione aperta. C`è chi dice che dobbiamo superare il Jobs Act? Che la politica dei bonus è sbagliata? Che il Pd va sciolto? Benissimo, si faccia un congresso, nel quale chi dice queste cose va e ci mette la faccia. E sa perché? Perché ci siamo abbastanza stancati di chi filosofeggia sui giornali e poi quando c`è da candidarsi, scappa. Invece è il nostro popolo che deve stabilire cosa fare, non venti o trenta persone chiuse in una stanza: se sciogliere il Pd, se fare un`alleanza con i Cinque stelle".

La parte silente del paese Ma se il "popolo" lo coinvolgi solo quando c`è bisogno di fare volantinaggi o campagne elettorali, è evidente che poi nel suo piccolo a un certo punto perde la pazienza. "In giro la famosa base è disorientata da una parte e dall`altra è incazzata. Ci sono persone che, spaventate, si sono iscritte al Pd dopo il 4 marzo, come riflesso dopo la sconfitta. E che gli diciamo? Aspettate? Poi c`è chi s`è fatto referendum, primarie, elezioni politiche, il prossimo anno ci sono non solo le europee ma anche le amministrative. E magari gli spariamo pure di nuovo le primarie. Alla fine la gente dice: ma che siete matti?".

Quanto all`opposizione in Parlamento, Giachetti dice di non sentirsi critico. "Non è successo niente, al di là delle chiacchiere. E fare opposizione a una maggioranza che ha fatto della propaganda il suo tratto principale è difficile. Puoi farla quando ci sono provvedimenti come il decreto Di Maio. L`esempio plastico è l`intervento di ieri (lunedì, ndr) di Toninelli in commissione. Ha parlato per un`ora e mezza e ai deputati sono stati dati 5 minuti per intervenire. L`unica possibile risposta da dare è che l`intervento di Toninelli è stata la rappresentazione politica dello sciacallaggio, utile solo a oscurare il fatto che Lega e 5 stelle non sono d`accordo su niente. Quanto a noi, non possiamo solo inseguirli. In giro c`è un`Italia bella, non in senso aristocratico, che non si sente rappresentata da questo modo di fare politica e governare. Una parte del paese è silente, ma non vuol dire che sia d`accordo con Salvini. E` solo gente che non è portata a urlare. E noi non dobbiamo scegliere la menzogna e la propaganda, dobbiamo trovare una nostra politica che ci riaggreghi dal punto di vista identitario. E` una sfida enorme".


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