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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Noi non restiamo fuori per sgarbo o per capriccio. Deluso? Non mi ero illuso


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Roma, 17-06-2019
Fonte: Corriere della sera

«Non restiamo fuori dalla segreteria per sgarbo o per capriccio. Mi sono candidato alle primarie in alternativa a Nicola Zingaretti perché ho una linea diversa e mi comporto coerentemente con quanto avevo già annunciato durante la campagna per la scelta del segretario».

Roberto Giachetti, deputato Pd, spiega che l’area renziana «non è compatibile con una gestione unitaria del partito». «La settimana scorsa Nicola mi ha chiamato per chiedere se confermavamo quanto annunciato: non recriminiamo nulla e gli auguriamo buon lavoro, ma non potremo esserci».

Tentazioni scissioniste?

«Noi siamo nel Pd: una minoranza leale, a differenza di quanto succedeva negli ultimi anni, quando i rapporti nel partito erano inversi. Abbiamo fatto campagna elettorale ventreaterra, e io stesso ho chiesto di rinviare la direzione a dopo i ballottaggi per non creare tensioni».

È deluso dal segretario Zingaretti?

«Per essere delusi bisogna illudersi. La linea di Nicola sconfessa quanto abbiamo fatto negli anni di governo, ha scelto di inglobare Mdp credendo che il “campo largo” ci avrebbe portato voti…».

Alle Europee esisteva il rischio di arretrare.

«Valutiamo in modo diverso dalla maggioranza anche il risultato elettorale: siamo rimasti al livello delle Politiche, non abbiamo intercettato astensione né voti in uscita dai 5 Stelle e da Forza Italia. E abbiamo abbandonato la vocazione maggioritaria: con il centrodestra al 40-45%, il Pd al 22 e M5S al 19 non esiste nuovo bipolarismo».

Carlo Calenda la invita in un governo ombra con Renzi, Morani, Minniti, Nannicini.

«Calenda 10 giorni fa mi ha definito un personaggio mi nore che vuole creare problemi al Pd e adesso mi vuole ministro ombra? Tattiche e artifici organizzativi non risolvono i problemi politici. Sulla giustizia non condivido l’attuale atteggiamento, molto prossimo a quello dei tempi di Berlusconi».

In tema di giustizia, Luca Lotti si è autosospeso dal Pd.

«Dal partito c’è stato un attacco violento, sono stati usati due pesi e due misure: a lui è stato chiesto di allontanarsi, ma non è mai stato fatto con chi disobbediva alle decisioni del partito, come fece Massimo D’Alema per il referendum costituzionale del 2016».

Non esiste il problema del rapporto giustizia-politica?

«Io lo denuncio da 30 anni. Oggi un trojan mette in luce quanto già si conosceva. Ma accanirsi contro Lotti, coinvolto in intercettazioni senza rilevanza penale, è riduttivo».

C’è altro?

«Basta pensare all’esercito di magistrati fuori ruolo che da sempre occupa i gangli del potere nei ministeri in qualità di capi gabinettoecapi del legislativo, condizionando l’attività parlamentare anche in palese conflitto di interessi. Che cosa avrebbe rivelato un trojan quando si dibatteva la legge sulla responsabilità civile dei magistrati?».

Dunque succedeva anche nel governo Renzi?

«Sì, e io mi sono sempre battuto contro».


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