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Roberto Giachetti > Politica > articolo

No caro Franceschini, tra Pd e M5s non ci possono essere intese


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Roma, 23-07-2019
Fonte: Il Foglio

Al direttore

Ci sono due cose che apprezzo dell’intervista di Dario Franceschini di ieri al Corriere della Sera: la coerenza, (questa è la sua linea da un anno a questa parte) e la schiettezza (a differenza di molti altri che pensano e lavorano a questo obiettivo senza metterci troppo la faccia).

Per il resto non sono d’accordo su nulla e mi colpisce la debolezza di analisi da parte di una persona che stimo e di cui sono amico.

Dario rivendica il diritto di “aprire un tema politico senza che parta una campagna interna di aggressione”.

Sono d’accordo con lui, basta però che non pretenda di aprirla e chiuderla da solo e come vuole lui, relegando ad “aggressione” opinioni politiche diverse dalle sue come fa – strumentalmente - evocando il “fuoco amico” da parte di chi esprime un’opinione politica diversa dalla sua (per esempio sulla mozione di sfiducia o sul risultato dei governi Monti e Letta, che peraltro hanno detto di tutto e di più sul lavoro del governo Renzi senza che questo provocasse mai una parola da parte di Franceschini).

Dario lo sa perfettamente: “il fuoco amico” vero che si è consumato contro la leadership di Renzi non è mai stata la valutazione politica diversa su questa o quell’altra scelta politica, ma il quotidiano bombardamento di dissensi su qualsiasi decisione. Dalla Buona scuola al Jobs act, dagli 80 euro alle riforme costituzionali, un bombardamento realizzato, peraltro, con ripetuti voti in dissenso sui provvedimenti e culminato con la costituzione dei comitati per il “no” al referendum sulle riforme costituzionali.

Questo è “il fuoco amico”.

Il resto sono opinioni politiche che hanno tutte lo stesso valore e la medesima legittimità. Dario ha espresso le sue ed io intendo esprimere le mie senza che lui le trasformi in “fuoco amico” o peggio in “aggressioni”.

Partiamo da un anno fa.

Dario sostiene che aver lasciato che Lega e 5 stelle facessero il governo insieme sia stata la madre di tutti gli errori. Io penso che sia stata invece la condizione per evitare la dissoluzione del Partito democratico. Io ho girato tantissimo il partito, anche subito dopo le elezioni. Ho fatto centinaia di incontri ed ho percepito chiaramente che se avessimo fatto quel passo il “nostro popolo” ci avrebbe in larga parte abbandonato, non i “renziani” ma la stragrande maggioranza di iscritti ed elettori. E non solo per il comprensibile orgoglio ferito da anni di insulti, aggressioni e fake news, ma anche per la condizione che fu subito posta da Di Maio e company di rinnegare tutto il lavoro fatto dai governi Renzi e Gentiloni, arrivando a dire che un governo con loro avrebbe consentito al Pd di “redimersi”. Al di là dell’arroganza di tale affermazione Dario dimentica che quella era la condizione di partenza posta da Di Maio.

E allora vogliamo dirlo che, a prescindere da qualunque altra considerazione, un accordo con loro avrebbe avuto come unica conseguenza un governo con un Pd umiliato e ridotto a junior partner di una maggioranza che aveva al centro del proprio programma tutti quei provvedimenti “irrinunciabili” che lo stesso Franceschini considera “errori politici”? 

Un Pd subalterno pronto a votare reddito di cittadinanza, decreto dignità e decreto crescita e ad accettare quell’insensato braccio di ferro con l’Europa che ci ha reso ridicoli in tutto il mondo, per consentirgli di fare con noi quello che hanno fatto insieme a Salvini? Il fatto che oggi, dopo tutto quello che hanno dimostrato di essere, Dario torni a dire che quello di allora è stato un errore mi colpisce davvero e mi colpisce ancor di più che lui non si arrenda a prendere atto che i 5 stelle non sono diversi da Salvini ma semplicemente un’altra faccia della stessa medaglia. Questa non è una mia opinione ma la semplice lettura dei fatti. Perché questa presunta diversità tra 5 stelle e Lega purtroppo è solo nella fantasia di Dario, a cominciare da quella frase di Mussolini “dobbiamo riuscire a trasformare la paura in odio” che lui piega unicamente su Salvini. 

Ma davvero ci siamo scordati le campagne di odio (personali e politiche) che i 5 stelle hanno scatenato in questi anni verso di noi, usando tutti gli strumenti possibili e immaginabili? Ma senza ricorrere al passato che cosa è quella che insieme 5 stelle e Lega stanno ancora oggi scatenando contro il Pd per quella drammatica vicenda di Bibbiano (ed il post di oggi di Di Maio parla da solo in questo senso)? In cosa, in questo agire, i grillini sono meno fascisti di Salvini? 

I provvedimenti più odiosi.

Ma andiamo oltre. Vorrei ricordare a Franceschini che tutti i provvedimenti che fanno “morire la gente in mare” i 5 stelle li hanno difesi e votati senza battere ciglio (anzi no Fico, che lui evoca come diversità, il ciglio lo ha battuto ma, vista la mala parata, si è subito addormentato). Anzi. Forse a Dario è sfuggito ma nel decreto sicurezza bis uno degli emendamenti più odiosi, quello che prevede la confisca delle navi, è stato proposto e rivendicato con orgoglio proprio dai 5 stelle. I decreti sicurezza, la chiusura dei porti, l’attacco alle ong, la legittima difesa ed anche quota cento sono tutti provvedimenti della Lega nei quali il voto dei 5 stelle è stato compatto e convinto, come il voto per impedire che la magistratura potesse indagare sulla vicenda Diciotti.

Come si fa a teorizzare la diversità tra di loro al cospetto dei fatti? Ma poi ci sono le loro proposte e scelte politiche. Dario giustamente ci ricorda che questo Parlamento eleggerà il prossimo Capo dello Stato, lasciando intendere come possibile un accordo coi 5 Stelle. Gli stessi che solo un anno fa chiesero la messa in stato d’accusa di quel galantuomo di Sergio Mattarella? E, tralasciando reddito di cittadinanza e tav, che dire di tutte le altre opere pubbliche bloccate da Toninelli & company dalla Gronda alla Pedemontana fino al Terzo Valico? E dei condoni edilizi infilati nei decreti? E dello spazza corrotti con la norma folle sulla prescrizione che realizza i processi a vita? O ancora dell’attacco alla libertà di informazione che ha visto nella battaglia contro Radio Radicale la punta dell’iceberg (unico caso in cui la Lega si è diversificata da loro)? O delle riforme costituzionali sul referendum propositivo (con l’obiettivo di archiviare la democrazia rappresentativa) o sul taglio dei parlamentari (senza minimamente intervenire sulla vera anomalia del bicameralismo perfetto)? Qui è la Lega che si è adeguata (nella politica del baratto che insieme hanno instaurato) ma la primogenitura è tutta targata 5 stelle.

E qualcuno vuole dimostrarmi che la portata di questa opacità culturale è meno grave di quella di Salvini? E in politica estera, quella vera e non i voti dati per le poltrone in Europa, che dire dei lunghi trascorsi nel gruppo di Farage, della loro posizione sul Venezuela di Maduro o degli incontri con le frange più sovversive dei gilet gialli contro Macron? 

E allora veniamo al punto, che non è neanche tutto ciò che ho cercato di dimostrare fin qui.

La domanda è più alta e più profonda: parliamo di “valori”, quelli alti, nobili, che ancora sono alla base delle ragioni per le quali tu ed io facciamo politica e che sono alla radice della storia di questo paese e della nostra democrazia, quelli comuni per tanti anni a partiti, pur in contrapposizione tra di loro, nella prima Repubblica. 

Su quali valori ci può essere un punto di contatto tra noi e i 5 stelle? Forse il giustizialismo? L’assistenzialismo? Il populismo? Il dilettantismo?

Insomma tutti elementi che di fatto hanno fermato la crescita, scoraggiando gli investimenti, minando la fiducia degli italiani e la nostra credibilità internazionale, con il risultato di un isolamento che non si era mai visto. 

Ecco, caro Dario, penso che questo sia il tuo errore più grande. Sottovalutare la assoluta estraneità tra noi e loro sui principi cardine del valore civile e democratico del fare politica e governare, e nascondere invece la assoluta sovrapposizione tra Lega e 5 stelle nella lontananza, se non addirittura idiosincrasia, da quei valori.


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