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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Giusta la visita di Scalfarotto a Regina Coeli. La mia intervista a La Stampa


Foto articolo
Roma, 03-08-2019
Fonte: La Stampa

Roberto Giachetti, lei che passa da anni il ferragosto con detenuti d’ogni sorta, per reati anche efferati, come mai non è andato a Regina Coeli dove sono rinchiusi i due americani coinvolti nell’omicidio del carabiniere?

«Ci sarei andato anche io, ma ci sono stato un mese fa in quel carcere e poi non potevo. Da anni, decine di volte l’anno, passo ore nelle carceri italiane per verificare le condizioni in cui vivono non solo i detenuti, tutti i detenuti, ma anche il personale di custodia, i volontari e i medici: faccio visite in cui incontro anche detenuti imputati di pluriomicidio, come quelli al 41 bis che hanno fatto stragi e che hanno accumulato secoli di galera. Ma certamente ci ritornerò».

Le critiche piovute sul collega Scalfarotto muovono dalla considerazione di scarsa opportunità politica del suo gesto. Non ritiene vi sia un problema del genere?

«La trovo una cosa aberrante. Quando ho visto la presa di distanze di Zingaretti sono rimasto basito. Sostenere che uno non debba esercitare la nostra prerogativa perché inopportuno politicamente è una follia. Per verificare le condizioni nelle carceri non ci sono momenti meno opportuni. Paradossalmente diventa più opportuno quanto più la questione è impopolare».

Quindi ha sbagliato il segretario Pd a scaricare Scalfarotto?

«Un partito che si chiama democratico avrebbe dovuto rivendicare il gesto in quanto figlio di una cultura giuridica radicata negli anni che non puòessere calibrata sulla base della popolarità di una decisione del genere. Ci sono principi democratici figli della storia di questo paese, da Beccaria a Pannella, e trovo singolare che per paura di essere impopolari si possano prendere le distanze. Qual è l’identità del Pd se non quella di difendere determinati valori e prerogative anche quando sono impopolari?».

Scalfarotto dice che la sua ispezione era una verifica della tenuta dello stato democratico. Con l’opinione pubblica così scossa, dopo quei funerali così partecipati, sarebbe stato il caso di posticipare questa visita, per non dare l’impressione di una messa in dubbio del nostro stato di diritto?

«Scalfarotto è entrato in una galera dove si consuma, come in ogni carcere italiano, lo strame di diritti di decine dimigliaia di detenuti: e non lo dico io ma la Cedu. Le galere sono fatiscenti e i detenuti vivono come bestie. E questo non è proprio di uno stato di diritto. Scalfarotto non ha portato solidarietà ad un presunto assassino, questo è stravolgere la realtà».

La questione, in sé molto delicata, solleva però un tema più largo: accarezzare le pulsioni popolari magari non porta consensi ad un partito come il Pd, ma snobbare il sentimento popolare nemmeno. Lei che ne pensa?

«Che il sentimento popolare vada indirizzato in funzione dei principi e valori che intendiamo marcare. Il decadimento della politica sta pure nel fatto che invece di indicare una strada e provare a cogliere il consenso, la politica, quando va bene è timida nella difesa dei valori; e quando va male se li mette sotto le scarpe per ottenere il consenso. Chi critica Ivan mette il consenso davanti la difesa di valori e principi che sono nel nostro dna»

 


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