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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Ironia della sorte: tutto è relativo


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Roma, 23-02-2009

La notizia dell’Oscar a Sean Penn come miglior attore per la sua interpretazione in “Milk” mi fa molto piacere. Al di là delle indiscutibili doti recitative dell’attore americano il premio va comunque ad un film coraggioso che racconta la storia del primo gay dichiarato eletto ad una carica politica, in una battaglia per i diritti che costò la vita ad Harvey Milk ma che al contempo lo ha consacrato per sempre come l’uomo che ha aperto la strada al movimento di liberazione omosessuale. Se dunque la scelta dell’Academy premia un grande interprete ed un film di forte impegno civile qui in Italia la kermesse sanremese è ruotata attorno alla polemica sul testo e sul messaggio della canzone “Luca era gay” di Povia, un brano che racconta il “cambio di orientamento” di un omosessuale che diventa etero.

Al di là di quello che può dire l’autore chiunque abbia ascoltato quel brano ha la sensazione che la storia sia quella di una guarigione, il superamento di una condizione di errore direttamente determinata da presunte difficoltà nei rapporti familiari. Insomma, una storia che tende a rappresentare l’omosessualità come un problema, come un passaggio “fortunatamente” scavalcato e convertito in un ritorno ad una dimensione di riconoscibile “normalità”.

Credevo che, finito il festival, si potessero mettere in soffitta polemiche ed archiviare una canzone che, al di là di tutto, è soprattutto una brutta canzone. Ed invece, quasi si trattasse di uno scherzo del destino, oggi commentiamo il premio per il coraggioso Milk e quello che la sala stampa dell’Ariston ha assegnato a “Luca era gay”. Un imperfetto che parla più di mille parole, e che certamente non è sinonimo della fine di uomini e donne che la discriminazione sessuale l’hanno pagata con la vita, vittime dei fanatismi, della violenza, dell’ignoranza figlia di epoche buie e un po’ anche della nostra.


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