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Roberto Giachetti > Politica > articolo

A Peppino Englaro


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Roma, 10-02-2009

Caro Peppino,

hai ripetutamente chiesto silenzio. E non sei stato ascoltato. Sei stato violato e violentato, qualche volta anche moralmente linciato. Il tuo dramma ed il tuo dolore sono stati ripetutamente profanati. Tua figlia ed il suo dramma sono stati “usati”. L’amore di un padre per la figlia vilipeso. Non parlerò di politica oggi, perché mi vergogno.

Non parlerò oggi per farti il mio piccolo dono: il silenzio. Un silenzio ammirato, umile, riconoscente, dovuto. Hai detto “adesso voglio star solo” e come non comprenderti vista la “compagnia” che hai avuto accanto fino ad oggi. Ma so che non sei e non sarai mai solo. Avrai accanto la stragrande maggioranza di noi che ti credono un eroe, “semplice” e “comune”.

Un uomo rigoroso ed integro che da solo, pressoché da solo, ha dato una lezione di civiltà ad una intera classe “dirigente” che sembra davvero non essere più in grado di intendere e di volere.


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