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Roberto Giachetti > Politica > articolo

L’America torna alla difesa dell’ambiente: un’opportunità per tutti, anche per noi.


Roma, 27-01-2009

Barack Obama, dopo le prime due decisioni assunte appena insediatosi alla Casa Bianca che avevano – a mio avviso - soprattutto un valore simbolico, ieri ha scelto di affrontare un tema strutturale e di enorme valore strategico quali sono le politiche dell’ambiente. Non solo fonti energetiche alternative, non solo riduzione della dipendenza dal petrolio, non solo forte attenzione alla riduzione delle emissioni inquinanti, ma promozione di trasformazioni volte a riconvertire l’industria, magari creando una concorrenza positiva con i mercati internazionali su produzioni maggiormente ecocompatibili.

Oggi purtroppo la produzione energetica si basa quasi esclusivamente su fonti fossili (carbone e petrolio) ed è quindi necessario allargare il ventaglio di possibilità. L’esigenza di diversificare, dunque, diviene centrale se ad un maggiore ricorso a fonti di energie rinnovabili (eolico, fotovoltaico, idroelettrico, geotermico) si accompagna anche un preciso sfruttamento delle nuove tecnologie dell’ambiente. L’innovazione tecnologica, dunque, come strumento indispensabile legato alle questioni ambientali (per fare un esempio concreto si possono recuperare grandi quantitativi di energia da determinati tipi di asfalto).

La centralità della questione ambiente è legata a doppio filo anche a ragioni e prospettive di tipo economico, il che testimonia ancor meglio l’importanza che un paese in crisi come gli Stati Uniti sta dando a queste tematiche. Vi sono settori di grandi potenzialità spesso sottoutilizzati e di cui ora si sta iniziando a comprendere il valore ed i possibili vantaggi. Le biomasse, ad esempio, sono una delle opzioni cui l’Unione Europea ha deciso di far affidamento per ridurre la propria dipendenza energetica dalle importazioni e per contrastare i cambiamenti climatici. Un’opzione che consente di recuperare intere parti di territorio “inattive” rendendole economicamente produttive. Dall’altro lato dell’oceano Obama ha sostenuto la necessità di una maggiore innovazione nel settore dell’edilizia residenziale e commerciale in rapporto alle politiche energetiche, un tema molto interessante a mio parere.

Sono personalmente convinto che sia necessario, in un’ottica strategica e di grande impatto, pensare di intervenire non solo sulle nuove costruzioni ma anche su quelle già esistenti, attraverso una riqualificazione fondata sul processo di demolizione e ricostruzione in base a criteri di bioarchitettura. Obama punta, dunque, su idee ambiziose e lungimiranti che potrebbero nel medio termine imporre allo scenario mondiale radicali cambiamenti anche in relazione all’attuazione del protocollo di Kyoto, in grado di condizionare (positivamente) anche le scelte dei paesi più restii ad adeguarvisi. In realtà la strada indicata dal neo presidente potrebbe rilanciare la sfida ambientalista non solo in America. In Italia la sconfitta elettorale dei Verdi – a mio avviso- non ha rappresentato la bocciatura di una politica sensibile ai temi del rispetto e della tutela dell’ambiente.

Al contrario io credo che a fallire siano state posizioni fin troppo settarie, integraliste e non di rado disfattiste che assai spesso si sono confuse ed annacquate nel calderone della sinistra estrema. Nel nostro Paese esiste ed è forte una cultura ambientalista oltre a una grande sensibilità su questi temi. I traguardi da raggiungere, con equilibrio ma con determinazione, sono molteplici ed in diversi settori: da quello della mobilità a quello delle politiche energetiche, da quello della gestione del territorio a quello dell’inquinamento, da quello della biodiversità a quello della tutela del patrimonio ambientale. Sono solo degli esempi, fin troppo generici, fin troppo limitati. In realtà nel nostro Paese vi è uno spazio enorme per lavorare su simili obiettivi, esistono maggioranze larghe da poter costruire, scelte economiche in termini di investimenti e di politiche coraggiose sul piano di incentivi e disincentivi da mettere in atto.

Tutto questo dovrebbe spingere da subito un partito come il nostro, tanto più sfruttando la spinta che ci arriva dall’azione di Obama, ad occuparsi concretamente di tali tematiche, elaborando una strategia di ampio respiro che consenta anche di recuperare una buona parte di quel mondo ambientalista che negli anni si era distaccato dal Partito dei Verdi proprio perché a disagio rispetto ad una linea politica fin troppo settaria ed integralista. Sono quindi convinto che sarebbe utile ed estremamente importante che nel Pd si iniziasse a lavorare con maggiore determinazione su questi temi.


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