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Roberto Giachetti > Politica > articolo

Loro e noi...


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Roma, 21-01-2009

Un uomo che sessanta anni or sono non sarebbe neppure stato servito in un ristorante, oggi presta giuramento per assumere la più alta carica della nazione”.
Adesso dobbiamo rialzarci, scuoterci la polvere di dosso e cominciare un’altra volta a ricostruire l’America”. 

In queste ore penso che un po’ tutti si siano cimentati a commentare il discorso di Barack Obama. Lo hanno fatto le grandi firme del giornalismo, intellettuali di ogni tipo, commentatori di grido. Lo ha fatto anche tutta la gente comune in ogni parte del mondo. La bellezza, in fondo, è che nell’interpretare le parole del Presidente degli Stati Uniti d’America si consuma una delle più grandi libertà ed una delle rare occasioni di paritarietà tra le persone: il giudizio. Laddove il giudizio è libero perché è il frutto di quel che la parola suscita non solo nella nostra “ragione” ma anche nel nostro sentimento.

Ancora una volta mi colpisce la capacità di Obama di veleggiare con uno straordinario magnetismo tra il cuore e la testa delle persone, anche nel dire le cose più difficili e nel seminare pillole di “insicurezza” sul futuro. Lui è nel suo insieme, nella sua parola, nella sua fisicità, nel suo calore espressivo la quintessenza della fiducia. Ti dice nel modo più lucido e convincente: "amici siamo davvero nella merda", ma ha la straordinaria dote di non farti sentire perso e disperato, ti avvolge e ti proietta immediatamente in un sentimento positivo e solido perché non solo ti dice, ma te lo fa sentire, che "ce la possiamo fare". Due frasi inserite in un discorso di una manciata di minuti nei quali c’era tutto l’essenziale. Anche in questo abbiamo molto da imparare…

Le due frasi che ho scelto non saranno certo le migliori, ma sono quelle che più mi hanno colpito. La prima, nella sua semplicità e assenza di retorica dipinge nel modo più semplice la grandezza dell’America, di un popolo e di una nazione dove hai sempre la sensazione che, anche nel positivo, tutto possa sempre accadere, i “miracoli laici” sono possibili, il tessuto civile “consente” di avere fiducia nella possibilità che le cose accadano. La seconda mi ha colpito non solo per la secca capacità di trasferire un messaggio che in una concisione impressionante ti dice "questa è la realtà" e "così la si può cambiare", ma perché ti trasferisce immediatamente, istantaneamente la sensazione di quale sia la strada per uscire dalla difficoltà e, soprattutto, la certezza che ci puoi credere, perché hai a che fare con una persona che pensa, che non ha paura di guardare la realtà, anche la più scomoda e che quando indica una via lo fa perché ci crede. Davvero. Fino in fondo. E che poi si muove. Fa. Agisce.

Ho voluto dare una mia personalissima e certamente assai inadeguata lettura di quel che ho provato nel sentire le parole di Obama perché, contemporaneamente, questo mi consente di mettere in evidenza, senza aggiungere troppe parole in negativo, tutto quello che non va e di cui avrebbe maledettamente bisogno l’Italia, il nostro sistema politico e, più miserevolmente, il Partito Democratico. Sembra che le prime firme che Obama metterà saranno quelle per avviare lo smantellamento di Guantanamo e cancellare la norma introdotta da Bush che restringe il diritto all’aborto.

Da noi c’è un padre che gira per l’Italia cercando di interrompere lo strazio di una figlia che dura da 17 anni, un Ministro che emette editti minacciosi, una Chiesa che pronuncia scomuniche e un partito, il nostro, che non riesce ad assumere una decisione neanche quando è d’accordo il 95% della sua classe dirigente. C’è da lavorare, amici. C’è molto da lavorare. Ma l’Obama italiano non arriverà dal cielo, lo produrrà solo la determinazione, la volontà ed il coraggio di tutti noi.


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